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Theo da Golden e la forma della felicità
Di Allen Levi

Inno al potere dell’empatia e dei gesti senza clamore, Theo da Golden è un romanzo corale e toccante, ricco di personaggi indimenticabili, di amore e di condivisione. Un personaggio che riporta fiducia nell’umanità e che ci ricorda quanto la cura dell’altro restituisca pienezza al significato della vita.

«Una storia che ci invita a guardare con rispetto i cambiamenti della vita.» – The Washington Post

«Un vero miracolo del passaparola.» – The New York Times

«Commovente.» – Publishers Weekly

«Con Theo da Golden e la forma della felicità [Allen Levi] propone una parabola laica sulla bontà.» – Enrico Rotelli, La Lettura

In una mattina di primavera, un uomo molto anziano arriva a Golden, una piccola cittadina del sud degli Stati Uniti. Nessuno sa chi sia né da dove venga. Elegante ed enigmatico, dice soltanto di chiamarsi Theo e accenna vagamente a degli ‘affari da sistemare’. Quando entra in una caffetteria del centro, scopre una galleria di novantadue ritratti a matita appesi alle pareti. Sono i volti degli abitanti di Golden, disegnati con straordinaria delicatezza da un artista locale. Ne rimane incantato e matura un’idea semplice quanto radicale: acquistarli tutti e, uno a uno, restituirli ai loro ‘legittimi proprietari’. Da quel momento, questa diventa la sua missione. Allo sguardo di Theo non sfugge niente: osserva, ascolta, riconosce negli altri le cicatrici invisibili che la vita lascia dietro di sé. E così ogni consegna si trasforma in un incontro capace di imprimere un segno profondo. Nascono amicizie inattese, vecchie ferite cominciano a rimarginarsi, persone abituate a sentirsi ignorate si scoprono finalmente accolte. Giorno dopo giorno, Theo risveglia emozioni dimenticate e intreccia i destini di una comunità intera, dimostrando che essere gentili, senza aspettarsi niente in cambio, è l’atto più rivoluzionario del nostro tempo. Ma il romanzo non si ferma solo a questo: ci sono un mistero da risolvere, un legame lontano, un destino che si deve compiere senza lasciare tracce…

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Segnale assente. Un'indagine per i Cinque di Monteverde. Vol 5
Di François Morlupi

Con questo romanzo Morlupi, ormai punto di riferimento nel panorama giallo italiano, chiude un cerchio nella sua indagine dei lati più oscuri della nostra società. Lo fa affacciandosi – con sguardo sensibile e ironico – sulle tenebre più spaventose, quelle che aleggiano a pochi passi da noi e sembrano poterci inghiottire da un momento all’altro.

«Le indagini dei Cinque di Monteverde sono belle storie, raccontate bene, e loro sono umanissimi e così forti che finito il libro non puoi fare a men di aspettarli tornare in un altro.» – Carlo Lucarelli

È notte fonda, piove come se il cielo avesse deciso di sommergere Roma. Quando il tram numero 8 arriva al capolinea, un passeggero seduto cade a terra. È un adolescente, ha il cappuccio della felpa calato sulla testa, le cuffiette nelle orecchie, e non dà segni di vita. Accorso sul posto, il commissario Ansaldi rimane sconvolto da ciò che viene a sapere. Il ragazzo è morto da ore, mentre decine di persone salivano e scendevano dal tram, e lo zaino che portava con sé contiene un chilo di sostanze stupefacenti. Com’è possibile che una cosa del genere avvenga a Monteverde, uno dei quartieri più rispettabili della città? Davvero la gente è diventata così indifferente da non accorgersi che una tragedia sta avvenendosotto i suoi occhi? E perché un quindicenne se ne va in giro con tutta quella droga? In passato il commissario e la sua squadra hanno avuto a che fare con serial killer e organizzazioni criminali, sono stati più volte faccia a faccia con gli abissi dell’animo umano. Ma il caso che li aspetta è destinato a sconvolgerli ancora più a fondo, perché il Male fa più paura quando ha il volto di un figlio, di un amico, di un vicino di casa.

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La versione delle margherite
Di Sarah Savioli

In questa quinta e ultima avventura degli Insospettabili, tra cani fifoni, gatti spocchiosi, scoiattoli schizofrenici pronti a conquistare il mondo e margherite con un’idea molto chiara su come sentirsi sempre dalla parte della ragione, Sarah Savioli snoda una doppia indagine che corre a rotta di collo verso una conclusione in cui ogni pezzo trova il suo posto, e i personaggi che amiamo trovano finalmente pace.

«Perché in questa vicenda ho imparato che sono abbastanza coraggiosa da continuare a essere sensibile, da decidere che tutto ciò che vive mi interessa, che tutto ciò che vive è parte anche di me. E che non smetterò mai di ascoltare gli altri, chiunque essi siano.»

Gaetano Rosi, appena uscito di prigione, si rivolge all’Agenzia Cantoni per scoprire chi ha ucciso suo fratello Enrico, dato che gli inquirenti hanno archiviato il caso come un regolamento di conti fra bande rivali. Gaetano non rinnega il proprio passato di violenza e spaccio, ma con la stessa determinazione vuole difendere quello del fratello: Enrico si era sempre tenuto alla larga dal crimine e dai guai. Si è trattato di uno scambio di persona? Oppure qualcuno ha voluto colpire Gaetano infierendo su un innocente? Come sempre di fronte ai casi persi in partenza, Anna sfida il parere del suo capo e, con l’immancabile aiuto di eccentrici testimoni dal regno animale e vegetale, decide di aiutare l’ex galeotto. Ma è proprio nel corso di questa indagine in ambienti criminali e destrorsi, tra vivai fin troppo ciarlieri e sospetti fin troppo taciturni, che riemerge una figura sconosciuta che sembra sapere su di lei cose che nemmeno lei ricorda. Affascinata e spaventata, Anna si ritrova ad affrontare una volta per tutte ciò che più teme al mondo: il dolore dei suoi cari. Fino a che punto ci si può spingere per proteggere chi si ama?

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Ritorno a Bug Hollow
Di Michelle Huneven

Ritorno a Bug Hollow è un’ode all’imprevedibilità del destino e alla profondità dei legami umani, alla bellezza che può sorgere intorno a noi ogni giorno, come il sole della California che riscalda e illumina queste pagine.

«Leggere questo romanzo è come guardare una grande pittrice all’opera: viene steso il colore, emergono le forme, e alla fine rimaniamo estasiati, perché tutto si amalgama alla perfezione.» – Ann Napolitano

«Eva prese la scatola ed entrò in acqua, scuotendola per far uscire ciò che rimaneva di Ellis, suo padre, suo fratello, questo sconosciuto che l’aveva creata.» – Michelle Huneven

Bug Hollow è una baita di montagna nascosta tra i boschi e la costa della California. È lì che Ellis, il figlio maggiore di Phil e Sibyl Samuelson, ha trascorso la sua ultima estate, alla metà degli anni Settanta, prima di morire per un’assurda fatalità. Ed è lì che, quasi vent’anni dopo, sua figlia Eva, senza mai averlo conosciuto, torna con il proposito di spargerne le ceneri nella natura. Intorno agli eventi di Bug Hollow si snodano le vicende di una famiglia come tante, i Samuelson, che seguiamo lungo un quarantennio tra lutti e nuove nascite, incomprensioni e grandi affetti. C’è Phil, padre benevolo e comprensivo, che nasconde un solo grande segreto; c’è Sibyl, dura e scostante con le figlie ma premurosa con gli alunni della scuola in cui insegna. Ci sono Sally e Katie, le sorelle di Ellis, divise in tutto ma vicine nei momenti che contano; e con loro Eva, la nipote cresciuta come una terza sorella. Michelle Huneven disegna un magnifico ritratto di famiglia che sorprende e commuove a ogni svolta della trama.

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La scala di seta
Di Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone

Due scrittori e due detective. Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone, due punti di vista, maschile e femminile, un’unica penna intinta di umorismo e una coppia di personaggi, Serena e Corinna, che indaga immersa nei paradossi della quotidianità.

«Una storia ben congegnata e scritta con quello stile divertito, ammiccante e ironico che è ormai una cifra riconoscibile degli autori.» – Severino Colombo, La Lettura

Serena Martini, chimica di professione, sommelier per passione e doti naturali, mamma perennemente indaffarata in mille occupazioni diverse. Corinna Stelea, sovrintendente di polizia con un forte senso del dovere, un metro e novanta di professionalità e tenacia. Le loro strade, in un modo o nell’altro, finiscono per intrecciarsi e convergere in irresistibili avventure investigative, in questo caso radicate in un passato molto remoto. È morta Chiara Sbrana. Investita sulle strisce pedonali, non è mai stato trovato il pirata della strada, ma ci sono forti sospetti, fortissimi, che il responsabile sia il fidanzato Gregorio. Chiara lavorava per uno studio di architetti specializzato in ristrutturazioni e prima di rimanere vittima dell’incidente si era rivolta a Serena, da poco titolare di un nuovo laboratorio di consulenza chimica, per far analizzare dell’intonaco. Per vederci chiaro in questa morte incomprensibile Corinna ha ancora bisogno della sua amica. Tanto più che il particolare dell’intonaco alimenta il sospetto che la morte abbia a che fare, più che con il fidanzato, con il lavoro della vittima, in particolare con un appartamento da ristrutturare in centro storico a Pisa, appartenuto alla fine degli anni Ottanta a Giulio, studente universitario con una storia piuttosto triste: una vita sregolata in conflitto con i genitori, droga, sesso e una morte per AIDS, ma guai a parlarne in famiglia. Il fratello Alberto ora vuole liberarsi del passato di Giulio, macchiato, agli occhi del padre, dalla colpa di essere gay, e dell’appartamento ereditato. Ma l’immobile, all’interno di un palazzo del Trecento nel quale per anni ha abitato l’artista Benozzo Gozzoli, nasconde con ogni probabilità tesori di valore inestimabile. Forse i sospetti di Corinna non sono poi così insensati, e Serena e le sue indagini chimiche unite al fiuto formidabile come sempre le saranno di vero aiuto.

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Delitto in cornice. Un caso per Manlio Spinori
Di Giancarlo De Cataldo

Il mondo dell’arte contemporanea romano è sconvolto dall’inquietante morte di una sua controversa protagonista. L’ambiente, si sa, è popolato da soggetti celebri e imprevedibili, pane per i denti di Manrico Spinori, abituato a risolvere situazioni intricate. Tra personaggi eccentrici, critici vanesi e collezionisti capricciosi, l’imperturbabile Pm melomane dovrà far luce su un mistero che sfida tanto la sua razionalità quanto il suo gusto estetico.

Verena Rex, provocatoria artista esperta in scarificazione, viene rinvenuta senza vita nel capannone dove filmava le sue performance. Causa del decesso: un taglio alla giugulare. Nessuno sa niente, nessuno ha visto niente; computer e cellulare della vittima sono spariti. È stato un incidente o Verena ha inscenato un suicidio «artistico»? Mentre sul mercato le quotazioni delle sue opere salgono vertiginosamente, un secondo delitto complica la vicenda. Ma, per fortuna, ad aiutare Manrico Spinori nelle indagini c’è una formidabile squadra: formata solo da donne. Il contino avvertiva, in quella storia, una nota falsa, una dissonanza vaga che non era ancora riuscito a individuare. E quanto all’orizzonte musicale, silenzio assoluto. In piú di un’occasione l’opera era venuta in suo soccorso, suggerendogli una soluzione che, per quanto improbabile, si era poi rivelata quella giusta. Ma stavolta…

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Tutti i colori del buio
Di Chris Whitaker

Nel bosco di Monta Clare, Missouri, una mattina del 1975 un adolescente scompare. È l’inizio di un’epopea lunga trent’anni. La storia di un legame che nessun buio riuscirà a spegnere.

Quando il tredicenne Joseph «Patch» Macauley viene rapito, Saint Brown, la sua compagna di scorribande, è determinata a riportarlo a casa. Ma Patch rimane prigioniero in uno scantinato per quasi un anno. Solo una ragazza di nome Grace gli fa visita di tanto in tanto e parla con lui, nascosta dall’oscurità. Tornato libero, Patch è ossessionato dall’idea di ritrovarla, e di dare la caccia all’uomo che gli ha rovinato l’esistenza. Mentre i mesi si trasformano in anni e la speranza diventa disperazione, Saint, nell’ombra, lo segue e lo protegge nella sua ricerca. Anche se scoprire la verità può significare perdersi per sempre.

«Incredibile. Inquietante. Indimenticabile».
Patricia Cornwell

Un successo internazionale da oltre tre milioni di copie vendute.

Libro dell’anno per il «Washington Post», Amazon, Waterstones, Audible, Apple Books, Google Play e finalista del GoodReads Choice Award.

«Un tour de force ambizioso ed emozionante».
The Guardian

«Un romanzo imperdibile, che toglie il fiato».
Gillian Flynn

«Un’avventura in cui perdersi, e da amare».
Alex Michaelides

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Tutti in questa banca sono ladri
Di Benjamin Stevenson

Una rapina in banca.
Dieci sospettati.
Una sfida contro il tempo che solo gli enigmisti più navigati riusciranno a vincere.

«Mi chiamo Ernest Cunningham. Fino a oggi, mi sarei definito un detective passabile. Non certo un professionista ma, quando mi ci metto, so essere una discreta spina nel fianco. Stavolta però è diverso. C’è stato un omicidio. Anzi, più di uno. E tra quattordici ore e… diciamo ventinove minuti, se ne consumerà un altro. Il mio.»

«Un giallo divertente è il campione di fine estate». – L’Espresso

 

Ernest Cunningham ha passato gli ultimi anni a risolvere omicidi. Ma in materia di rapine in banca è un pivello. Si trova alla Huxley Bank insieme a Juliette per chiedere un prestito: il matrimonio si avvicina, i conti sono in rosso e, per farli quadrare, a Ernest è venuta la folle idea di aprire finalmente una vera agenzia investigativa. Il direttore Winston Huxley è disposto ad aiutarlo, a patto però che ritrovi suo fratello Edward, scomparso da trentasei ore. In qualità di responsabile della sicurezza, Edward è l’unico a conoscere il nuovo codice del caveau. Ernest non fa nemmeno in tempo a decidere se accettare che un rapinatore mascherato spara un colpo in aria e fa scattare il lockdown. Le porte si bloccano, le saracinesche si abbassano: nessuno entra, nessuno esce. Il che significa che, quando qualcuno viene assassinato, tutti i presenti diventano anche sospettati:

  • il rapinatore
  • il direttore
  • la guardia giurata
  • il ragazzino
  • il produttore cinematografico
  • il prete
  • la receptionist
  • la paziente
  • la caregiver
  • Ernest Cunningham.

Ma dentro alla Huxley non c’è un unico ladro: più di una persona ha pianificato di rapinarla. Dieci furti. Dieci moventi. Chi sta rubando cosa? E chi è disposto a uccidere per raggiungere il proprio scopo?

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Figlia del temporale
Di Valentina D'Urbano

Tirana, 1974. Hira ha tredici anni ed è appena rimasta orfana. Deve lasciare la casa in cui è cresciuta per raggiungere la famiglia dello zio Ben in un villaggio sui monti nel Nord, una piccola comunità di pastori cristallizzata nel tempo, dimenticata persino dal regime comunista. Hira si adatta alla sua nuova vita, ma quando le viene imposto un matrimonio combinato, sceglie l’unica via di fuga ammessa dalla legge della montagna: rinunciare alla propria femminilità e diventare una burrnesh, una vergine giurata. Eppure sotto gli abiti maschili di Mael talvolta riaffiorano, ribelli e vitali, i desideri e le emozioni di Hira.

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Lo sbilico
Di Alcide Pierantozzi

Libro incluso nella sestina finalista del Premio Strega 2026
Nella cinquina finalista del Premio Campiello 2026

Vincitore del Premio Wondy per la letteratura resiliente 2026 e del Premio letterario Valle d’Aosta

Lo sbilico dà voce a un bisogno collettivo fortissimo: quello di nominare con precisione il malessere psicologico, l’alienazione, la medicalizzazione e la solitudine. Un’impresa che può fare soltanto la grande letteratura.

«Noi matti non abbiamo solo il diritto di essere soccorsi dai sani, ma anche il dovere di inceppare ogni giorno il mondo per metterlo in discussione ai loro occhi».

«Tra ondate di dolore e picchi di consapevolezza, con una scrittura magnifica, Pierantozzi consegna un romanzo purissimo che non è solo storia personale ma testimonianza di presente.» – Teresa Ciabatti, La Lettura

 

«Il problema era che io aspettavo i corvi, e invece arrivavano i pensieri». Cosa accade quando la realtà si smaglia, e lascia entrare l’allucinazione? Quando la paura ti avvinghia e si accorcia il respiro? Quando l’unico modo che hai per stare al mondo è vivere su un precipizio, nello «sbilico» delle cose? Alcide Pierantozzi si è immerso in quel precipizio, e ne è uscito stringendo tra le mani un libro unico, letterario e ossessivo, capace di raccontarci per la prima volta in modo crudo e vero, “da dentro”, un male che è di molti. Una storia di una potenza disarmante, che urtica e lenisce insieme, e che una volta iniziata pretende di essere letta fino all’ultima parola. O bevuta fino all’ultima goccia, come una medicina. Alcide ha quarant’anni, a volte dorme ancora con sua madre, prende sette pasticche al giorno (cinque la mattina e due dopo cena), ed è considerato «un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall’eloquio fluido». È un essere umano «difettoso» tra i tanti, ma i suoi difetti stanno tutti dentro quattro pagine di diagnosi controfirmate da uno dei più famosi psichiatri italiani: «disturbo bipolare», «spettro dell’autismo», «dissociazione dell’io», «antipsicotici», «pensieri di mancata autoconservazione»… Dal suo esilio in una cittadina dell’Abruzzo, dove ogni cosa sembra da sempre uguale a sé stessa, Alcide ci racconta il tempo melmoso delle sue giornate. Le ore in spiaggia, o a sfinirsi in palestra, dove va per riguadagnare in muscoli quello che ha perso in lucidità mentale. Soprattutto ci racconta – con tutta la chimica che ha in testa – cosa accade quando l’equilibrio psichico s’incrina: l’innesco della paranoia, la percezione che si sdoppia, il modo in cui il tempo fermo di un’attesa non è mai davvero fermo, perché è lì che arrivano i pensieri. Nel suo resoconto si alternano momenti di un “prima” a Milano, la città che da sola sembrava poterlo tenere in vita, e di un “prima ancora”, un’infanzia in cui tutto faceva già troppo male ma a salvarlo c’erano la nonna, la bicicletta, tutto uno zoo di animaletti di campagna. Nel presente, invece, c’è la vita con sua madre, che è insieme origine, scandaglio e unico argine possibile delle sue psicosi. E poi c’è l’ossessione per le parole: la ricerca quotidiana in biblioteca, nei dizionari, nei libri, dei termini esatti, che sappiano ridurre l’irriducibile, nominare l’innominabile. Questa è la storia di uno sperdimento, una storia che possiede il dono e la condanna di saper parlare davvero a chiunque. A chiunque, almeno una volta, non si sia riconosciuto nel proprio riflesso allo specchio; a chiunque abbia sentito la realtà passargli accanto come un vento laterale; a chiunque abbia messo in dubbio la fondatezza dei propri pensieri e dei propri desideri. Sono pagine brucianti, che Alcide Pierantozzi ha scritto come se il suo corpo fosse un sismografo, registrando il disagio psichico nella sua forma più pura, descrivendo la violenza – poetica e brutale – di una mente smarrita che cerca di trovare una stabilità impossibile, ma che sempre, sempre, prova a salvarsi.

Proposto da Donatella Di Pietrantonio al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«Lo sbilico è il punto di rottura della mente, una linea di faglia, l’estremo ancora nominabile. Solo chi conosce quell’orlo smarginato per averlo sentito cedere sotto i passi può tornare indietro dal non ritorno e prestargli una voce vera con gli strumenti della letteratura. Alcide Pierantozzi viene a noi da quel punto di flesso ignorato, viene a raccontarci l’apocalisse dei nervi umani e degli animali, che nessuno aveva colto prima con una tale prossimità da vivente a viventi. Soltanto sua è questa lingua di parole mai viste, vertiginose e spellate, che guizzano funamboliche sulla pagina. Lo sbilico è un romanzo che turba e scomoda, mentre cura. Lo stavamo tutti aspettando, senza saperlo.»

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Liberi tutti
Di Chiara Gamberale

Chiara Gamberale conferma più che mai il suo talento unico nel raccontare i nostri punti di luce, di buio e le nostre relazioni, regalandoci un romanzo vivo e originalissimo, perché ha la tensione di un thriller, mentre mette al centro, con dolce prepotenza, l’infanzia. Quella di chi sarebbe ancora in tempo per non “trasformarsi in una persona a forma di una ferita” e quella di chi, da adulto, che ne sia consapevole o meno, continua a farci i conti. L’infanzia dei bambini-piccoli e dei bambini-grandi, come non a caso la maestra Titti chiama gli adulti…

«Era ovvio, capite: che qualcosa di enorme, a quel punto, qualcosa da cui non si sarebbe mai più tornati indietro, stava per succedere.»

«Quando i genitori accettano di mettersi in discussione e scoperchiare le proprie finzioni, anche i bambini cambiano sguardo e si liberano.» – Chiara Gamberale per Donna Moderna

«Chiara Gamberale racconta cos’è la famiglia in un romanzo psicologico e politico che spiazza e commuove.» – Teresa Ciabatti

«Un romanzo costruito come un perfetto meccanismo: tenerissimo, implacabile, infernale.» – Antonio Franchini

«Stavolta l’incredibile capacità di Chiara Gamberale di attraversare le ragioni dell’animo umano si allungano fino a creare un thriller dei sentimenti, perché in fondo nessuno si conosce mai fino in fondo o fino a prova contraria.» – Francesca Fagnani

«Un racconto enorme, profondo, che ci aiuta a dare senso alle nostre vite.» – Matteo Lancini

«Un romanzo che toglie il fiato. Chiara Gamberale come non l’avevamo mai letta.» – Vittorio Lingiardi

In una prima elementare come tante, di una scuola di Roma come tante, è successo “qualcosa di enorme” che coinvolge cinque famiglie: a raccontarlo è Titti, la maestra della classe che conosce bene i suoi alunni e anche i loro genitori, che con lei si confrontano e si confidano. Al centro dello scandalo, dunque, ecco Toni e Rachele, genitori di Miryam, spaventata da tutto: lui è un ex musicista che si è licenziato e messo a disposizione dei figli per consentire a lei di dedicarsi alla sua sfavillante carriera. Ecco Ludo e Nick, i Tuttobeeene, che dell’apparenza hanno fatto la loro sostanza, genitori di Dodò e Benny, Il Cattivo e La Buona. Adele, mamma single dell’inafferrabile Frida, inquieta conduttrice di un programma sulla crisi del maschio eterosessuale. Dando e Viviana che vantano un’unione solida e romantica da cui è nato il bugiardissimo Achille. Irene e Salvatore che, mentre crescono Teo, il primo della classe, lottano dentro di loro con il più innominabile dei dolori.
Ma che cosa è successo, di preciso?
Chi è il responsabile? Chi la vittima?
Un genitore? Più genitori? Un bambino, tutti i bambini?
In un crescendo indiavolato di tensione, le risposte arriveranno solo con le pagine finali che disarmano da ogni certezza, sui protagonisti e su di noi.

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Il fattore gatto
Di Piergiorgio Pulixi

Tra sospetti e bugie, amori segreti e tradimenti inconfessabili, Marzio e i suoi “investigatori del martedì” dovranno risolvere un rompicapo elegante e feroce, un intrigo che sa di Dieci piccoli indiani.

Ci sono poche cose che il libraio Marzio Montecristo odia più dei matrimoni. Eppure, quando Valérie de Gramont entra nella libreria Les Chats Noirs e chiede al nonno un regalo di nozze semplicemente inaudito – acquistare tutti i libri presenti e “trasferire” la libreria là dove si celebrerà il matrimonio –, Marzio non può sottrarsi. Anche perché la richiesta non è un capriccio qualunque: Valérie e il futuro sposo, l’inglese Thomas Stuart, stanno per celebrare un matrimonio esclusivo a Serpentara, un isolotto selvaggio della Sardegna meridionale, trasformato per l’occasione in un villaggio di lusso. Quando Marzio vi sbarca con i suoi due inseparabili gatti neri, Marple e Poirot, e gli “investigatori del martedì”, resta senza parole: dove prima c’erano solo rocce, vento e gabbiani, ora ci sono un residence impeccabile, un ristorante da sogno e, come per magia, una riproduzione in scala reale della sua libreria. L’incanto, però, dura poco: un brutale omicidio squarcia l’atmosfera spensierata.
Su un’isola, con il mare a fare da confine e gli orari scanditi da cerimonie e protocolli, chiunque può essere colpevole, e chiunque ha qualcosa da perdere. Miliardi, rivalità, contratti, eredità: la tensione tra le famiglie dei due sposi, ricchissime, perfette in pubblico e spietate dietro le quinte, si avverte a ogni brindisi. Ma le ragioni dell’assassino potrebbero essere altrove: un segreto di famiglia, un ricatto, una vendetta covata sotto i sorrisi, o forse la più corrosiva delle passioni: l’invidia davanti a un amore esibito come un trofeo?

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Amore senza fine. Love me love me, vol. 3
Di Stefania S.

Finalmente in libreria l’attesissimo capitolo finale della serie bestseller Love me love me, nata su Wattpad, divenuta un fenomeno del #booktok, ora un caso editoriale da oltre 100.000 copie vendute.

L’amore non è mai sbagliato. È ormai giunto l’ultimo anno di liceo per June. Le cose tra lei e James non potrebbero andare meglio di così, ora che entrambi hanno ammesso i sentimenti che provano l’uno per l’altra. Le cose cambiano quando lui, dopo una visita misteriosa a casa, scompare senza lasciare traccia. Chiedere aiuto alla polizia non è un’opzione e così la ragazza non può fare altro che rivolgersi a William. Ben presto si renderà conto che sono ancora troppi i segreti che si nascondono dietro la famiglie che credeva di conoscere e che coinvolgono le persone a cui tiene di più. Ma può l’amore sopravvivere a tutto? Può un legame essere così forte da durare per sempre?

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L'incredibile cena dei fisici quantistici
Di Gabriella Greison

«L’incredibile cena dei fisici quantistici è un sontuoso pasto per la mente. Leggetelo, ne rimarrete affascinati anche voi. E vi farà appartenere di diritto al gruppo di coloro che sognano, immaginano, descrivono e vogliono capire cosa sono i quanti!» – Edoardo Boncinelli

«Gabriella Greison riesce a catturare luoghi, suoni, odori, qualsiasi situazione descriva. Leggere una pagina del suo libro è come vivere una nuova vita. Basta usare la macchina che ha creato lei: del tempo e dei luoghi. Saliteci anche voi, è bellissimo!» – Desmond Morris, divulgatore scientifico

«Una scrittrice fuori dal comune, dotata di tanta passione, intelligenza e coraggio. Condividete la sua passione e la sua curiosità. Ne rimarrete intrappolati. Come solo il racconto della fisica quantistica sa fare…» – François Amiranoff, direttore del CNRS presso LULI, École Polytechnique di Parigi

«Greison con questo libro dimostra chiaramente che la fisica può essere compresa anche attraverso le storie umane dei suoi protagonisti.» – Giorgio Parisi, fisico teorico, medaglia Max Planck, medaglia Boltzmann, medaglia Dirac

Bruxelles, 29 ottobre 1927. Si è appena concluso il V Congresso Solvay della Fisica, che ha visto riuniti i fisici più illustri dell’epoca, gli stessi che ora si apprestano a partecipare a una cena di gala, ospiti dei reali del Belgio. C’è Albert Einstein, scherzoso come suo solito; Marie Curie, saggia e composta; Niels Bohr, che maschera bene la tensione sotto un’aria gioviale; e poi ancora Arthur Compton, William Bragg, Irving Langmuir… Menti eccelse e brillanti, ma anche uomini e donne con le loro debolezze e le loro piccole manie, che questo romanzo ci restituisce a pieno, mescolando abilmente Storia e storie, realtà e fantasia, fisica e pettegolezzi. Partendo da un fatto storico, Gabriella Greison conduce il lettore a quella tavola, tra porcellane finissime e luci sfavillanti, camerieri compassati e ottimo cibo, facendogli ascoltare le chiacchiere che si intrecciano da una sedia all’altra, e soprattutto l’acerrima discussione sulla fisica quantistica tra Einstein e Bohr, punto cruciale nella storia della disciplina. E così, tra una portata e l’altra, travolti dalla narrazione in presa diretta, ci troviamo come per magia a capire concetti complessi, ascoltandoli direttamente dalla voce di chi li ha ideati. E al termine di questa davvero incredibile cena, ci alziamo anche noi dal tavolo, divertiti e più colti di quando ci siamo seduti.

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Duramadre
Di Erica Cassano

Con La Grande Sete Erica Cassano è diventata un’autrice rivelazione. Il romanzo ha esordito primo in classifica. Tutti i lettori ne hanno parlato per mesi dando vita a un passaparola senza fine. Dopo aver conquistato la fiducia dei librai e il plauso della stampa, Erica torna con un libro che cala una protagonista controcorrente in un paese pieno di mormorii, in una famiglia dove nulla è come sembra, in una tradizione che esclude il nuovo.
Celeste vuole essere accettata per quello che è, ma allo stesso tempo è spaventata. Accanto a lei, Tonio sta cercando la sua strada, ma le sue radici lo ostacolano. Una storia sulle curve lungo il cammino per diventare sé stessi. E sulla forza per superarle.

Se nessun posto è casa, l’amore è la terra a cui tornare.

«Un’autrice che ha scalato le classifiche.» – Sara Ricotta Voza, Tuttolibri

«Erica Cassano ha uno stile piano animato da sorprendenti colpi di scena.» – Marzia Fontana, La Lettura

«Un’autrice che ha suscitato scalpore.» – Maria Grazie Ligato, iO Donna

«Una scrittrice di talento.» – Conchita Sannino, Il Venerdì

«Un solo riferimento temporale, il 1963, e una Calabria riarsa, dalla geografia vaga: Erica Cassano offre l’affresco del crudele immobilismo di una società arcaica, prigioniera di sé stessa.» – Ursula Beretta, La Lettura

Il primo giorno di scuola, Celeste entra in aula e non trova nessuno ad aspettarla. Nessun bambino. Nessuna famiglia ha avuto il coraggio di mandare i figli dalla nuova professoressa: una donna, nubile, quasi quarantenne, venuta da Napoli. In quel paese della Calabria basta un dettaglio per segnarti, uno sguardo per condannarti. Celeste è arrivata lì per amore. Credeva che accanto a Tonio avrebbe trovato un approdo sicuro. Invece anche nella nuova casa nessuno la vuole: la madre la sopporta appena, le sorelle la escludono e persino Tonio, giorno dopo giorno, sembra sfuggirle. A tratti Celeste non lo riconosce. A tratti non riconosce nemmeno sé stessa. Fuori, l’Italia corre verso il boom economico: arrivano i telefoni, cresce la speranza. Ma non lì. Non in quella terra aspra e dura come una madre che non perdona. Non in quel paese immobile, dove una maledizione grava sulla famiglia di Tonio. Celeste è un corpo estraneo: troppo moderna, troppo diversa. Più volte è tentata di andarsene. Eppure, lei ha passato la vita a cavarsela da sola. È fatta per resistere, non per fuggire. Ma questa volta porta in sé una verità che non ha avuto il coraggio di confidare a Tonio. Una verità che potrebbe cambiare ogni cosa. E che presto non potrà più restare taciuta.

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La sposa di Villa Balbianello. Le volle sul lago di Como, vol. 2
Di Silvia Montemurro

Il secondo volume della saga Le ville sul Lago di Como è un romanzo d’amore e redenzione, dove il cuore, più della sorte, decide chi siamo destinati ad amare.

Lago di Como, 1849. Per il marchese Filippo Arconati Visconti l’amore è una bugia, un lusso che un nobile travolto dai debiti non può più permettersi. Discendente di un’illustre famiglia dedita alla causa risorgimentale, Filippo è costretto a un amaro compromesso: il suo titolo in cambio della dote di Barbara Monti, figlia di un facoltoso industriale e futura sposa di Villa Balbianello. Ma il destino muove sotterraneo le sue fila, come un mazzo di tarocchi che a poco a poco disvela gli arcani. In Francia Patrizia Von Alten, la donna che Filippo ha umiliato e abbandonato, trama vendetta. E sua cugina Clémence de Reiset – affascinante, talentuosa pianista allieva di Chopin – accetta di entrare nel gioco: sedurre Filippo, distruggerne il matrimonio e diventare ricca, libera così di portare la musica fuori dai salotti nobiliari e dalle rigide imposizioni paterne. Quando Clémence arriva sul lago, però, l’inganno si fa labile. Tra concerti notturni, lettere rubate e giardini sospesi sull’acqua, la diffidenza vacilla e un’attrazione autentica si insinua nelle loro anime ribelli. E mentre Filippo cerca un riscatto lontano dalle aspettative politiche, Clémence scopre che Barbara, la sua rivale, è il fantasma di un passato che ferisce ancora. Sotto la luce argentea della luna, in un’estate in cui niente è come sembra, ogni maschera si sgretola e il lago, inquieto e silenzioso, accoglie segreti inconfessabili. La sposa di Villa Balbianello è un romanzo d’amore e redenzione, dove il cuore, più della sorte, traccia la rotta della nostra vita.

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L'appuntamento
Di Piergiorgio Pulixi

Con una scrittura affilata e ipnotica, Piergiorgio Pulixi costruisce il suo vero romanzo di culto: un thriller psicologico impeccabile, dove l’orrore non si vede, perché si insinua lentamente fino a diventare inevitabile. Non conoscete davvero Piergiorgio Pulixi se non avete letto L’appuntamento.

«Sono io che detto le regole. L’ha capito o no?».

Lei arriva puntuale, con addosso un’eleganza costruita e un debito che la soffoca. Lui si fa attendere. Quando finalmente si siede al tavolo, nulla è come previsto. Non cerca sesso, non cerca compagnia: cerca potere. Da quel momento ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio diventa parte di un gioco crudele in cui le regole le stabilisce solo uno dei due. In un ristorante raffinato, tra calici di buon vino e musica jazz, prende forma un confronto invisibile agli altri, ma devastante per chi lo vive. Non c’è violenza evidente, eppure tutto è violenza. Non c’è via d’uscita, solo decisioni sempre più difficili, e umilianti. La conversazione si trasforma in un duello serratissimo. Più l’uomo scava nei segreti della donna, più si rivela per quello che è davvero: un manipolatore capace di tutto. Intrappolata in una rete di domande scabrose, minacce velate, prove psicologiche, ricatti più o meno sottili, la donna scoprirà che il libero arbitrio è solo un’illusione. Può scegliere, ma non può sottrarsi alle conseguenze di quelle scelte. Come in Le Dieu du carnage di Yasmina Reza, dove sotto la superficie delle buone maniere si cela una ferocia profonda, fatta di parole, di sguardi e verità che lacerano, anche in queste pagine ciò che si consuma non è il corpo, ma l’identità. Non potrebbe essere altrimenti nel tempo in cui i gesti diventano informazioni, le scelte dati interpretabili, le fragilità punti d’accesso. E proprio come in un sistema invisibile che osserva, registra e rielabora, anche qui ogni dettaglio viene catturato, analizzato, accumulato.

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Se la strada potesse parlare
Di James Baldwin

“Nell’anno di celebrazione del centenario di James Baldwin, torna Se la strada potesse parlare, uno dei più dolorosi e poetici romanzi del ventesimo secolo portato sul grande schermo dal Premio Oscar Barry Jenkins. Una storia di amore e di ingiustizia. In questo romanzo James Baldwin ci restituisce una toccante storia d’amore in un mondo fatto di dolore e ingiustizia. La forza della narrazione di Baldwin e la verità di situazioni e personaggi fanno di questo romanzo un vero e proprio classico da non perdere, uno dei migliori dell’autore.”

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I convitati di pietra
Di Michele Mari

Libro vincitore del Premio Strega 2026
Libro vincitore del Premio Strega Giovani 2026

Al primo posto della classifica di qualità dell’Indiscreto 2026 – Sezione Narrativa

Un patto tra ex compagni, una roulette col destino: ogni 22 luglio si brinda al futuro sperando che tocchi agli altri.

Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro.

«Le angoscianti cene di classe. Mari e la sua perfida commedia.» – Beppe Cottafavi, Domani

«Con il gusto divertito per la deformazione, Mari carica la realtà inchiodando ogni personaggio a una stranezza; a una passione totalizzante; a un vizio; a una nomea.» – Cristina Taglietti, La Lettura

 

Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l’esame di maturità, siglano il «patto sciagurato» che li vincolerà fino all’ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l’unico a rimanere immobile: anche dopo trent’anni non saranno le rughe o i chili in più a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso le variabili si moltiplicano. E così un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il più possibile. Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l’amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il proverbio: chi perde un amico trova un tesoro. 22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell’esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro. Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare – col trascorrere dei decenni – un’autentica fortuna. Il meccanismo è semplice: la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi… Ma i rancori sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola s’infiammano un anno dopo l’altro. E quando ogni 22 luglio si rivedranno a cena, si informeranno dei malanni altrui per prevedere il prossimo di loro che passerà a miglior vita. Fino a trasformare i protagonisti di questa storia in giocatori seduti al tavolo di un’immaginaria roulette, «per i quali indovinare un numero significa desiderarlo, se non altro per poter continuare a giocare». E si sa che ogni gioco ha le sue regole e i modi per aggirarle: scommesse clandestine, tresche, sospetti, tentativi di omicidio, improbabili macumbe e soprattutto il Caso, che agisce scompigliando anche il piano meglio architettato. Michele Mari, mai così divertito e divertente, segue i suoi personaggi fino al 2050 e oltre, grazie a un ingranaggio affabulatorio che inchioda il lettore alla pagina. Del resto tutti noi abbiamo vissuto la singolare ambiguità delle cene di classe, fatte di momenti prodigiosi in cui il tempo sembra essersi arrestato, anche se appena si scrosta la nostalgia quello che rimane è il disincanto di individui che poco hanno da spartire fra di loro. Senza rinunciare alle ossessioni che lo hanno fatto amare dal suo pubblico (i fumetti, il cinema, la mania tassonomica), questa volta Mari racconta la giovinezza, l’epoca in cui ci si crede immortali, e prendendo la rincorsa si sofferma a indagare le inquietudini della vecchiaia. Tra “Compagni di scuola” e “Final Destination”, un romanzo a orologeria, il cui ticchettare incessante riflette sul tempo a nostra disposizione. «Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro».

Proposto da Vittorio Lingiardi al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«La scuola è un tempo fuori dal tempo, possiede il futuro delle nostre vite. Un’epoca che tutti vorremmo osservare, alcuni conservare, nella sua forma sospesa, apparentemente compiuta. La figura che sostiene il romanzo di Michele Mari è quella dei compagni di scuola, convitati di pietra al tavolo infinito degli amori e delle malattie, del denaro e dell’azzardo. Mari inventa una scrittura spietata capace di pietas, tempera ogni parola senza manierismo, gioca con i vocaboli e ci fa giocare con loro, fin dai cognomi dell’appello che, come quelli delle squadre di calcio, popolano in ritmo di lista o di cantilena le anamnesi delle nostre esistenze. Ossessivo e toponomastico, intrapsichico e filmografico, “I convitati di pietra” è un romanzo nero che si fa gioco del tempo che passa. Un libro comico e corale che sarebbe piaciuto a Carlo Emilio Gadda.»

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Il teschio sacro
Di James Rollins

Stati Uniti, 1779. Un antico teschio ricoperto d’oro. Doveva essere una scoperta sensazionale, invece si è rivelata una trappola.
Utah, oggi. Una caverna di cadaveri mummificati. Prima che siano analizzati, qualcuno fa esplodere l’intera grotta.
Washington, oggi. Painter Crowe deve sventare un complotto che rischia di minare le fondamenta stesse degli Stati Uniti…

Utah, 18 maggio. Centinaia di cadaveri mummificati raccolti intorno a un teschio rivestito d’oro: a prima vista, sembra il macabro epilogo di un antico rituale suicida; ma, per l’antropologa Margaret Grantham, c’è qualcosa che non quadra. Anzitutto, sebbene risalgano al XII secolo, i resti trovati in quella caverna nel cuore delle Montagne Rocciose non sono riconducibili a nessuna popolazione indigena; inoltre l’arma usata è un pugnale forgiato in una particolarissima lega d’acciaio, impossibile da realizzare anche con le tecniche più all’avanguardia. Washington, 30 maggio. Painter Crowe, direttore della Sigma Force, è sconcertato: sua nipote Kai, un’attivista per i diritti dei nativi americani, è stata accusata di aver fatto esplodere la bomba che ha distrutto una grotta nello Utah, causando la morte della professoressa Grantham. Convinto che la ragazza sia innocente, Painter si lancia nelle indagini e, insieme con l’amico e collega Grayson Pierce, scopre che quella misteriosa necropoli e quell’enigmatico teschio sacro sono soltanto il primo tassello di un complotto che risale all’epoca coloniale e che rischia di minare le fondamenta stesse degli Stati Uniti. Perché la Dichiarazione d’Indipendenza e la storia della nascita della nazione americana forse sono soltanto una menzogna, una menzogna ideata per occultare una sconvolgente verità…

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Ancora insieme. Love me love me, vol. 4
Di Stefania S.

Un amore unico e la promessa del per sempre: June e James sono pronti a scrivere l’ultimo indelebile capitolo della loro storia.

Quando l’amore è una forza inarrestabile, ogni scelta diventa una promessa. June e James sono ormai una coppia affiatata, ma il loro amore è stato messo alla prova dall’arrivo del piccolo August. I loro equilibri sono cambiati, tra notti insonni, responsabilità crescenti e la continua sfida di bilanciare i sogni personali con le necessità della famiglia. Mentre entrambi si adattano alla nuova vita, James si rivela un padre premuroso, mostrando lati di sé che June conosceva solo in parte, ma questa fragile stabilità nasconde crepe sottili e pericolose. Il rapporto con William, un tempo amico inseparabile, non è più quello di prima e il ragazzo, senza dire nulla, parte per un viaggio senza fare ritorno. Preoccupati per la sua scomparsa, James e gli altri dovranno viaggiare fuori dal Paese in una corsa contro il tempo che minerà le loro certezze, e June si troverà di fronte a una scelta che potrebbe cambiare tutto. Il destino di William e l’amore di June e James sono appesi a un filo. Riusciranno ad affrontare ciò che li aspetta e a conquistare il «vissero per sempre felici e contenti»? Finalmente in libreria l’attesissimo quarto volume della serie super bestseller Love me love me, nata su Wattpad e diventata un caso editoriale da oltre 300.000 copie vendute.

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Cuori magnetici. Love me love me, vol. 1
Di Stefania S.

Edizione dotata di sovraccoperta ritraente la locandina del film

Con il loro amore tormentato e passionale, June White e James Hunter sono diventati una coppia iconica del panorama romance.

«Sei esperto nel fare cose di cui poi ti penti?»
«Molto più di quanto credi, ragazzina.»

In seguito all’ennesimo trasferimento della madre, un’artista incapace di fermarsi troppo a lungo nello stesso posto, June White si ritrova a Laguna Beach, in California, ed è costretta ad affrontare l’ennesimo nuovo inizio. Per lei, che alle feste preferisce rintanarsi in camera a guardare documentari true crime su Netflix, farsi degli amici non è facile, soprattutto all’ultimo anno di liceo. Eppure, inaspettatamente, i compagni sembrano prenderla subito in simpatia e cercano di farla sentire benvoluta. Tutti, tranne James Hunter. Bello e dannato, James è il cattivo ragazzo per definizione, dal passato oscuro e tormentato che non fa che alimentare la sua leggenda. È spericolato, maleducato, vive al limite. E incarna ciò da cui June dovrebbe tenersi lontana. Tuttavia, qualcosa in lui le suscita sentimenti contrastanti e la attrae irrimediabilmente. June proverà a conquistare il cuore di James o scoprirà che le differenze tra loro sono insormontabili?

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Destinazione errata
Di Domenica Starnone

Libro vincitore del Premio Bagutta 2026
Scelto per «il ritmo, la vivacità e un’ironia non frequenti nella nostra narrativa alta».

Con un passo lieve, elegante, che finge di ignorare l’abisso su cui procede, Destinazione errata ci parla di come le nostre certezze siano gusci d’uovo, del peso insopportabile che generano a volte pensieri e azioni minime. Mentre, catturati da una crescente tensione narrativa, assistiamo a quella che ci appare, inesorabilmente, come la preparazione scriteriata di un naufragio, ci rendiamo conto di quanto sia facile mandare all’aria un’esistenza considerata felice.

«La cosa ammirevole è che in questo romanzo l’abbaglio e la confusione siano descritti con tanta misura, tanta lucidità. Perché – vale la pena essere chiari – Destinazione errata è un libro praticamente perfetto: brillante, riuscito in tutto, all’altezza dei migliori Starnone.» – Nicola H. Cosentino, La Lettura

«Il ritratto psicologico e culturale di una borghesia intellettuale progressista e creativa, figlia e nipote del Sessantotto; una classe impoverita ma non ancora estinta.» – Gianluigi Simonetti, La Stampa

 

«La casa brucia proprio quando ci pare di avere il controllo assoluto del fuoco».

Sappiamo davvero cosa desideriamo? E quanto sono pericolosi i nostri desideri? Un messaggio d’amore inviato alla destinataria sbagliata dà inizio a una storia irresistibile che non abbandona mai la tonalità ironica e tuttavia sospinge il protagonista verso esiti sempre più allarmanti. L’errore iniziale, pur nella sua casualità, logora gli argini. Nel giro di pochi giorni un marito irreprensibile, affidabilissimo padre di tre figli piccoli, comincia a modificare lo sguardo distratto con cui ha sempre guardato quella che fino a ieri era solo una compagna di lavoro. Il desiderio prende forma, esige di essere realizzato. Domenico Starnone aggiunge un nuovo tassello alla sua esplorazione della fragilità della coppia, luogo di delizie e di sofferenze, una sintesi dei disastri di cui è capace il genere umano.

L’uomo che racconta questa storia ha trentotto anni, fa lo sceneggiatore. È sposato da più di dieci anni con Livia, donna intelligente, bella, soddisfatta del suo lavoro. La coppia ha tre figli (il più piccolo di dieci mesi), la vita coniugale è appassionata, senza crepe. Ma nel corso di un pomeriggio particolarmente caotico si verifica un banale incidente. Il giovane marito e padre sta badando ai figli perché la moglie è a un convegno, e intanto scambia messaggi urgenti di lavoro con Claudia, la collega con cui scrive sceneggiature per la tv. Nella fretta sbaglia: invia a Claudia un messaggio d’amore destinato a Livia. Niente di male, naturalmente, se la collega, seria, affidabile, non gli rispondesse che anche lei lo ama e da tempo. Sarebbe urgente chiarire il malinteso, e invece è sufficiente un’esitazione perché tutto corra avanti e nella mente del protagonista si faccia strada qualcosa di latente, una possibilità nuova. Di colpo Claudia è vista sotto una luce diversa, smette di essere semplicemente una compagna di lavoro e diventa una donna affascinante, complessa, capace di «scatti nervosi, insofferenze, sarcasmi, affermazioni nette e negazioni altrettanto nette, empiti di passione, pretese irragionevoli». Senza averlo deciso – o decidendolo ogni momento – il protagonista si ritrova a fare quello che non avrebbe mai pensato di fare. Con un passo lieve, elegante, che finge di ignorare l’abisso su cui procede, Destinazione errata ci parla di come le nostre certezze siano gusci d’uovo, del peso insopportabile che generano a volte pensieri e azioni minime. Mentre, catturati da una crescente tensione narrativa, assistiamo a quella che ci appare, inesorabilmente, come la preparazione scriteriata di un naufragio, ci rendiamo conto di quanto sia facile mandare all’aria un’esistenza considerata felice.

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I killer non mangiano la pizza ai funghi
Di Francesco Recami

Ironico, coinvolgente, imprevedibile, I killer non mangiano la pizza ai funghi gioca con l’hard-boiled e con il feuilleton, creando un mondo in cui i lettori, pur minacciati da killer professionisti e Agenzie senza scrupoli, si sentono a casa.

«Un romanzo che ha dentro di sé tutto Recami.» – Ermanno Paccagnini, La Lettura

Dopo i turbolenti e incredibili fatti di Treviso del 2015, di Walter Galati si sono perse le tracce. Negli uffici inps dove lavorava non ne sanno nulla, come non sa nulla la moglie Stefania. Forse è in Vietnam, forse altrove. L’ultimo omicidio commissionatogli dall’Agenzia di Londra era infatti una trappola: essendo a fine carriera, e conoscendo troppi dettagli, Galati temeva fosse arrivato il suo momento, anche perché per i killer andare in pensione equivale a morire. Sulle sue tracce, l’oscura figura della Colomba, killer che tutti i professionisti del settore temono ma di cui nessuno conosce la vera identità. A quattro anni di distanza, però, l’ombra della Colomba si allunga ancora minacciosissima, mentre l’Agenzia di Londra è ormai in guerra aperta con la concorrenza parigina. L’attentato terroristico alla Grattugia, l’imponente grattacielo londinese, è il segnale dell’inizio delle ostilità e Galati, dal suo rifugio sicuro, è costretto ad affilare i ferri del mestiere e a tornare in scena. Marta Coppo, sopravvissuta miracolosamente ai tentativi di omicidio del 2015, è suo malgrado ancora coinvolta, forse perché non è chi dice di essere. Come l’agente Barbato, l’unico ad aver visto in Galati qualcosa di molto più pericoloso di un semplice impiegato inps. Mentre l’Italia intera se ne sta imbambolata davanti alla tv ad assistere a un reality show surreale – Il gioco delle Moire, dove nove concorrenti si sfidano a chi ha la storia personale più disastrata –, tra killer professionisti è guerra, e capire da che parte stanno gli altri è sempre più complicato.

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Il sole nelle pozzanghere
Di Matteo Bussola

Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangere, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c’è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo.

Delicato e struggente, Il sole nelle pozzanghere racconta il nostro bisogno di legami, il bisogno che ognuno di noi ha degli altri per restare vivo.

 

«Il signor Pi, in effetti, non aggiusta quasi nulla. Dice che sistemare tutto è un modo elegante per far tacere il passato. Al massimo pulisce, spolvera, accomoda, riporta alla luce. Come si fa con i ricordi quando smettono di far male. La gente del quartiere lo chiama “il vecchio delle cose rotte”. Ma sanno che lui, in realtà, ripara persone».

Il signor Pi apre sempre alle otto e dieci del mattino, mai alle otto in punto, perché dice che le cose importanti hanno bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. Il suo negozio sta in una via piccola, laterale, e sull’insegna c’è scritto solo «Rigattiere». Il mestiere del signor Pi è recuperare oggetti usati, rotti o difettosi, per rimetterli in circolo: e sí, per lui è una cosa importante. Perché sa che ciascuno di questi oggetti porta con sé un carico affettivo, la traccia delle famiglie, delle stanze in cui ha vissuto, delle relazioni cui ha partecipato, come dono, scenario, o come semplice testimone: cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini… Sa che questi oggetti contengono sogni, desideri realizzati oppure no, amori finiti, parenti perduti, una memoria che non si può cancellare. Sa che, in fondo, tutti siamo «la storia abbandonata di qualcun altro». Quando tocca quelle cose, al signor Pi sembra di sentire la storia che racchiudono. Ed ecco che in questo romanzo fiabesco eppure pieno di vita vera – pieno di tutte le nostre vite, che leggendo riconosciamo – si dipana un universo variegato di voci e personaggi, che davanti al suo bancone si incrociano, intrecciandosi. Il negozio diventa cosí un luogo per le seconde occasioni. Non soltanto per gli oggetti, ma anche per coloro che, con i propri rimpianti e ferite, lo frequentano. Compreso il signor Pi.

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La stanza di Giovanni
Di James Baldwin

David, un giovane newyorkese in fuga da se stesso, è approdato a Parigi nel tentativo di affrancarsi dalla propria educazione, e dalla vita da ragazzo perbene che sembra essergli stata cucita addosso. Mentre la sua fidanzata, Hella, è in Spagna per riflettere sul futuro della loro storia, in un bar David conosce Giovanni, impertinente e luminoso, e ne rimane irrimediabilmente attratto. E dal loro incontro, dal primo momento in cui entra nella sua stanza, piccola e disordinata, saprà di essere perduto, che né la vergogna né la paura riusciranno a riportarlo a casa. Diviso tra Hella che incarna il desiderio di normalità, il sogno di una tranquilla vita americana, e Giovanni che invece è forza, cuore e istinto, David attraversa le strade di Parigi, vede i colori e le stagioni passare, sente passioni e bisogni taciuti riemergere e chiedere il conto. La difesa della propria identità implica sempre una lotta dolorosa, e così è anche per David, solo che la sua debolezza e la sua indecisione faranno soffrire tutti coloro che lo amano e che lui stesso ama. Come ha dichiarato lo stesso Baldwin in un’intervista del 1984: “La stanza di Giovanni parla di quello che succede se hai paura di amare”. Prefazione di Colm Tibin.

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La mossa del granchio
Di Sandrone Dazieri

Con il suo stile inconfondibile, Sandrone Dazieri costruisce un thriller magnetico e spietato, in cui il passato non smette mai di reclamare il proprio conto e ogni verità ha un prezzo.

«Sandrone Dazieri ambienta nell’astigiano un cold case a tinte forti. Su cui indaga la strana (e rodata) coppia Dante-Colomba.» – Maurizio Crosetti, Robinson

Quando Dante Torre arriva tra le colline del Piemonte per una consulenza ai Servizi, non si aspetta di trovare qualcosa che lo riguarda così da vicino. Dentro una chiesetta, riemersa dai resti di una frana, viene scoperto un cadavere rimasto intrappolato sotto le rocce per decenni. Disegnato sul muro, c’è un loto stilizzato: il segno di un possibile omicidio rituale. Ma la verità è ancora più sconvolgente. Il corpo è di Alba, il primo amore di Dante, la donna che anni prima lo aveva accolto nella comunità Tarayoga, aiutandolo a ricominciare dopo l’orrore del Silo. Prima che possa avvicinarsi alla verità, qualcuno, però, tenta di ucciderlo: un camion lo sperona. Per lui non ci sono dubbi. C’è un “demone” che vuole fermarlo. Intanto in Francia l’ex vicequestore Colomba Caselli abita con Glenn, che le offre il suo incondizionato amore e una vita ricca e spensierata. Ma se ti sei occupata di criminali e assassini, è difficile lasciarsi il passato alle spalle. Soprattutto se al tuo fianco c’è sempre stato un socio brillante come Dante. Quando la notizia del suo incidente la raggiunge, Colomba lascia da parte i dubbi e parte al volo per cominciare con l’amico, vivo per un soffio, un’indagine impossibile. Insieme scoprono che la morte di Alba non è un caso isolato. Uno dopo l’altro, gli ex membri della comunità stanno morendo in circostanze sospette. Una scia di sangue riporta Dante nei ricordi più oscuri, e li trascina entrambi in una spirale dove ogni mossa può essere letale.

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Soltanto il giorno
Di Santina Cosetta

Ispirandosi alla vera storia della sua bisnonna, Santina Cosetta firma un romanzo bruciante: una donna nata dal niente che impara a salvarsi salvando gli altri, un amore per la vita che travolge a ogni pagina.

«C’erano madri che non sapevano amare. E figlie che imparavano a non chiedere nulla.»

«Nelle pagine di questo romanzo c’è una cucina che è insieme cura e coraggio, ci sono frasi felici che fioriscono timide e potenti, c’è una Marianna che vi resterà nel cuore.» – Milena Palminteri

«Santina Cosetta plasma un destino femminile nella Sicilia dura e disperata di fine Ottocento. La figlia di nessuno impara dalla strega la via del domani.» – Ursula Beretta, La Lettura

L’amore non è una questione di sangue. È una scelta. Avola, 1885. Marianna viene al mondo senza che nessuno l’abbia cercata né voluta. Tutti la chiamano Cosuzza, “il nome delle donne che restano sole e tirano avanti lo stesso”, e viene affidata a Lisetta, la stria del paese, che le insegna i segreti delle erbe, della cucina, della cura. Insieme alla verità più preziosa: il cibo non serve solo a nutrire. L’infanzia dura un istante. Quando Lisetta parte per l’America, Marianna viene mandata a servizio all’Irminio, una grande masseria nelle campagne ragusane. Dietro quella porta si apre un mondo duro, governato da gerarchie antiche e regole che non si discutono, ma nell’enorme cucina rumorosa smette per la prima volta di sentirsi sola. All’arrivo dei villeggianti, i ricchi nipoti della baronessa, tutto cambia di nuovo: un’amicizia profonda come una radice, la scoperta di un corpo che vuole e che può, un amore capace di rompere ogni confine. E, mentre il destino prende pieghe sempre più imprevedibili, Marianna impara la cosa più difficile, volere qualcosa per sé. Anche quando farlo costa tutto.

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Anime elettriche. Love me love me, vol. 2
Di Stefania S.

Arriva in libreria il secondo, attesissimo volume della serie Love me love me, nata su Wattpad, divenuta un fenomeno del #booktok, ora un bestseller con decine di migliaia di copie vendute.

Sai riconoscere l’amore a prima vista? La festa in piscina a casa di Connell non si è conclusa come tutti si aspettavano e, sebbene William sia fuori pericolo, la tensione è palpabile. D’altronde, da quando si è trasferita in California, la vita di June White è cambiata e le persone che ha conosciuto hanno stravolto le sue giornate. Una più di tutte, James Hunter: un ragazzo scostante, imprevedibile, tutto meno che facile. Eppure June non riesce a stargli alla larga. Lui, il bello e dannato per eccellenza, con un passato oscuro alle spalle, pensa a proteggere prima gli altri che se stesso. Ma si sa, le persone che non hanno mai ricevuto amore sono le più difficili da amare, sfuggono da chi prova a stare al loro fianco. E così, quando nuove, incredibili rivelazioni verranno a galla, June riuscirà a confidare lo stesso nei suoi sentimenti per James? E lui riuscirà alla fine ad ammettere quello che prova per lei?

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Magnifico e tremendo stava l'amore
Di Maria Grazia Calandrone

Tutti gli amanti giurano che il loro amore è diverso da quello degli altri. Specie all’inizio, quando la risacca della vita non ha ancora intaccato il sentimento. Poi le cose cambiano, e le storie tendono a somigliarsi. Ma non questa. L’amore raccontato in queste pagine – tratto da una vicenda di cronaca nera – ha avuto un finale sorprendente, che solo la realtà e una sua misteriosa giustizia potevano immaginare. Del resto «il destino, quando si accanisce, mostra pure una certa fantasia».

Dopo il successo di Dove non mi hai portata, Maria Grazia Calandrone indaga le vite dei protagonisti di un fatto realmente accaduto, con sguardo da investigatrice e sensibilità da poetessa. E ci restituisce una vicenda in cui i chiaroscuri sono così tanti e intrecciati da impedirci una lettura unica. Come in tutte le storie d’amore.

«Magnifico e tremendo stava l’amore rielabora un caso di cronaca nera. Il 27 gennaio 2004, dopo circa vent’anni di violenza subita, Luciana uccide con dodici coltellate l’ex marito Domenico e, insieme al nuovo compagno, ne getta il corpo nel fiume Tevere. Il 24 giugno 1965 mia madre Lucia, dopo anni di violenza subita da parte del marito, getta sé stessa nel fiume Tevere, insieme al suo nuovo compagno, mio padre. Perché in quegli anni non esiste la legge sul divorzio. Il motivo della mia ossessione è fin troppo evidente. Ma la vicenda giudiziaria di Luciana si conclude con un provvedimento destinato a fare giurisprudenza. Mi è parso allora utile, anzi necessario, rintracciare negli atti processuali le motivazioni umane e legali di una sentenza tanto d’avanguardia. L’analisi della storia e dei suoi esiti ha finito per generare un libro che ha sorpreso per prima chi l’ha scritto, essendo diventata un’opera scorretta, che non assume esclusivamente il punto di vista della vittima, si chiede anzi chi dei due sia la vittima, quale patto leghi i protagonisti e in quale oscurità delle persone quel patto abbia radicato. Chi scrive, insomma, ha cercato di comprendere profondamente le ragioni della violenza. E forse, chissà, ha lavorato proprio per emanciparsi da uno sguardo semplice sulla violenza. Non c’è dunque condanna, ma esposizione, quando possibile poetica, di quel magnifico e tremendo amore».
Maria Grazia Calandrone

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Il piede nella fossa
Di Andrea Vitali

Le storie che si intrecciano nella Bellano letteraria di Andrea Vitali non finiscono mai di stupire. Un luogo della fantasia che coglie sempre di sorpresa il lettore, trascinandolo in un vortice di vicende e personaggi inimmaginabili. Il piede nella fossa crea così un groviglio di destini che strappano più di un sorriso e al tempo stesso inteneriscono, avvolgendoci in quelle atmosfere lacustri tra le quali a ogni alba può davvero succedere qualunque cosa.

«Vitali è un grande costruttore di personaggi.» – Mario Baudino, Tuttolibri

Autunno 1931. Se non fosse per le stranezze di un paziente, la vita tra le corsie dell’ospedale Umberto I di Bellano scorrerebbe con la consueta routine. Invece Mentore Carcolati, il degente in questione, ha fatto una richiesta ben precisa, determinato ad abbandonare l’ospedale seduta stante se non verrà soddisfatta, anche a costo di mettere a repentaglio la propria salute e, non ultima, la reputazione del nosocomio. Così, il primario dottor Giulio Cesare Bombazza adesso è agitatissimo; suor Anastasia, suo braccio destro, corre di qui e di là senza sapere a che santo votarsi; il becchino Adelio Dilena, convocato dal Bombazza, fa il prezioso, calcolando se nel guaio in cui vorrebbero coinvolgerlo avrebbe o no da guadagnarci. Un fermento che ha cominciato ad affilare la curiosità inopportuna di qualche suora infermiera. Ma a parte tutto, quello che chiede il paziente è una cosa che si può fare? Perché va bene assecondare le sue comprensibili e umanissime ragioni, ma non sarà per caso un reato? Consultato di nascosto, il maresciallo Ernesto Maccadò se ne è lavato le mani: il primario e la suora facciano pure come vogliono, basta che non diano motivo di pettegolezzi o peggio; per il resto lui non vuole saperne nulla. Il tempo intanto stringe, perché l’intervento chirurgico cui il Carcolati deve essere sottoposto non può aspettare, e d’altra parte bisogna trovare un donatore per accontentare la sua richiesta capestro. Donatore di cosa? Di spazio, un angolino discreto, anche anonimo, purché in terra consacrata. Nell’attesa, ci si potrebbe affidare a un modernissimo frigidaire.

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Ci basterà mangiare il vento
Di Gianluca Gotto

Ambientato tra Singapore e Torino, il nuovo romanzo di Gianluca Gotto è il racconto potente e sincero di un uomo che, dopo aver tentato in tutti i modi di tenere a distanza la vita – con la sua meravigliosa imperfezione e la sua preziosa e a volte dolorosa imprevedibilità -, scoprirà che stare bene può essere semplice come giocare a mangiare il vento.

«Quella sera mi aveva insegnato una cosa: a godere delle cose piacevoli senza pensare che finiranno. Perché se la paura di soffrire dopo ti frena prima ancora di iniziare, allora la tua vita non può contemplare tramonti, viaggi, sogni, concerti, legami. Non può contemplare niente di ciò che finisce. E dunque non può contemplare niente di ciò per cui ha senso vivere.»

Il protagonista di questo romanzo è cresciuto convinto che “casa” possa essere il posto più pericoloso al mondo e che non possa esistere amore senza paura e sofferenza. Ora però, dopo anni di vagabondaggio e di ricerca spirituale, vive a Singapore in un equilibrio all’apparenza perfetto: tai chi all’alba, lavoro da ghostwriter nei café della città, arrampicata in palestra. Conosce a memoria il Dhammapada e si comporta secondo i suoi principi, come un monaco fuori dal tempio. E quando il mondo cerca di turbarlo, si chiude nella sua stanza del vuoto e medita finché non ha lasciato andare ogni sentimento negativo. Sembra esserci riuscito, a tagliare il filo che lo legava alla violenza e al dolore della sua infanzia. Sembra aver spezzato il suo karma familiare, come gli aveva promesso un guru in un ashram indiano. Finché una notte, nell’ascensore di un hotel, incontra Giorgia. Impulsiva, disordinata, incapace di stare da sola, Giorgia rappresenta tutto ciò che lui ha voluto escludere dalla sua vita: le emozioni, il caos, il desiderio, le cose troppo umane, troppo vive. L’amore. E anche se quell’incontro finisce nel modo più inaspettato, nelle sue convinzioni si apre una crepa: a cosa serve dimenticare il dolore del passato se questo significa rifiutare di vivere il presente?

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Le ombre del mondo
Di Michel Bussi

Bussi mette al servizio dell’indagine storica la sua straordinaria capacità narrativa scavando nella memoria e nelle colpe del coinvolgimento francese nel genocidio del Rwanda.
Un affresco storico all’incrocio di tre generazioni sulla trasmissione della memoria, i cui rimbalzi sono potenti rivelatori dell’esperienza della violenza.

«Solo chi ha attraversato la notte può raccontarla».

«Le voci dei protagonisti si alternano, capitolo dopo capitolo, colpo di scena dopo colpo di scena e quella che doveva essere per Maé un bel dono, la gita naturalistica alla scoperta dei gorilla nel Parco del Virunga, si trasforma invece nell’esplorazione, piena di imprevisti delle proprie radici.» – Elisabetta Rosaspina, La Lettura
Natale 2024. Jorik, un ex-militare francese, sua figlia Aline e la nipotina Maé partono per un meraviglioso viaggio alla scoperta dei gorilla nelle montagne del Rwanda. Per Maé è il sogno fin da bambina; per Aline, un ritorno alle origini; per Jorik un tuffo vertiginoso nei meandri di un passato tenebroso. Nel 1990, inviato in Rwanda dallo Stato francese, Jorik aveva conosciuto Esperance, una brillante insegnante. Ma il 6 aprile 1994, un aereo che trasportava il presidente rwandese si era schiantato al suolo, dando il via al caos e al genocidio dei Tutsi. Esperance, costretta a fuggire assieme alla piccola figlia Aline, riporta tutto, la fuga, i massacri, le responsabilità, in un diario dove raccoglie denunce precise contro le autorità di Francia e Rwanda. Molti degli accusati sono pronti a tutto per far sparire quella testimonianza. Anni dopo, il viaggio di Jorik, Aline e Maé, fa rivivere un passato tenebroso, risvegliando i fantasmi di un genocidio che la Francia, ma anche il resto del mondo, fatica a riconoscere.

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Uccidi i ricchi
Di Sandrone Dazieri

Dalla penna di Sandrone Dazieri, un thriller implacabile che si interroga senza sconti sul presente più attuale e sul futuro dell’umanità.
L’attesissimo ritorno di Dante e Colomba, nella loro veste migliore.

«Strepitoso. Un raro regalo per i lettori: un thriller con una scrittura da grande autore. Lo leggerete tutto d’un fiato.» – Jeffery Deaver

«È un romanzo “con una scrittura da grande autore”, “da leggere tutto d’un fiato” garantisce il collega Jeffery Deaver; del resto qui più che altrove Dazieri dimostra di avere imparato la lazione americana.» – Severino Colombo, La Lettura

Era scomparsa dai radar ma ora è tornata, l’ex vicequestore Colomba Caselli, e si fa notare. Capelli corti neri, iridi di un verde cangiante, spalle larghe da nuotatrice, zigomi alti vagamente orientali. E ferite difficili da ricucire. Ora, nel suo nuovo ruolo di detective privato, ha per le mani un omicidio fuori dal comune. Tra i grattacieli di vetro abitati dai milionari di Milano, infatti, tutto sembra sotto controllo: massima sorveglianza e telecamere ovunque. Eppure l’ex calciatore Jesús Martínez viene trovato morto nel suo costosissimo appartamento, congelato in una criosauna di ultima generazione. Sembra un malfunzionamento, ma se si tratta di uno dei cinquecento uomini più ricchi al mondo non esistono errori.
Colomba non può fare a meno del suo prezioso quanto imprevedibile socio, Dante Torre, uomo dalle intuizioni geniali, che soffre di una forma estrema di claustrofobia e che con lei condivide le cicatrici di un passato traumatico. Tra loro c’è una complicità che li tiene in connessione, anche quando a dividerli è la lontananza. I due scoprono presto che quella di Martínez non è l’unica morte sospetta tra i membri di un ristretto cerchio composto da multimilionari. Nel frattempo si diffondono online una serie di post che incitano alla rivolta lanciando lo slogan: UCCIDI I RICCHI.
Che si tratti della mano di un singolo vendicatore sociale oppure di un gruppo di anarchici o complottisti, il killer sembra inafferrabile. Messi a dura prova dall’indagine, Dante e Colomba dovranno anche sbrogliare la massa intricata dei loro sentimenti, e capire se provano qualcosa l’uno per l’altra.

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Tutto troppo misterioso
Di Anna Premoli

Segreti, scintille e un tocco di ironia: il nuovo romanzo di Anna Premoli, autrice bestseller.

«Tutti hanno un loro supereroe, alcuni hanno Superman, altri Wonder Woman, altri ancora Cristiano Ronaldo: il mio è Anna Premoli.» – Federica Bosco

«Una narrazione ironica e leggera.» – Vanity Fair

«Una delle penne più amate in Italia.» – D Repubblica.it

Jeanne Barbieri, giovane e talentuosa pittrice, si prepara a ritrarre Eugenio, l’enigmatico amico novantenne di sua nonna. Ma la tela resta vuota: quando si presenta a casa sua per dipingerlo, trova Eugenio brutalmente assassinato con un colpo alla testa. A complicare la situazione, c’è l’ispettore incaricato del caso: Marco Martini, l’ultimo uomo che Jeanne avrebbe mai voluto rivedere e con cui condivide un passato burrascoso. Obbligati a collaborare loro malgrado, Jeanne e Marco scoprono che dall’abitazione dell’anziano signore è sparito un paesaggio ottocentesco di Milano che nasconde un mistero intessuto nelle pieghe più oscure della storia della città. E mentre i due inseguono la verità, la tensione tra loro è una costante miccia, che innesca un’attrazione irresistibile. Tra gallerie d’arte, cripte segrete e archivi dimenticati, Jeanne e l’ispettore Martini si lanciano in una disperata caccia al tesoro. E chissà che un’avventura pericolosa non sia l’inizio di una grande storia d’amore…

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Teresa Papavero e le verità nascoste
Di Chiara Moscardelli

«”Gli assassini mi servono, Gigia. Ne ho bisogno. Senza di loro resterei sola con me stessa, i miei fantasmi, le mie paure, e io non voglio restare sola con loro. Né tantomeno con me stessa.” “Invece dovresti. Insomma, la consapevolezza è il primo passo verso la guarigione, dicono gli esperti. Io non ci credo molto, ma… mi stai ascoltando?” No, Teresa non la stava più a sentire. Come avrebbe potuto? Un corpo galleggiava nell’acqua della piscina.»

Mentre fissa il seitan bollito nel suo piatto, Teresa Papavero si chiede ancora una volta cosa ci faccia al Rifugio dei cinque sensi, un luogo dove “il tempo è lasciato andare”. La risposta è semplice: è stata trascinata lì con la forza da Gigia, la sua inseparabile amica, convinta che abbia bisogno di distrarsi dagli eventi appena trascorsi. Ma come potrebbe dimenticare che suo nonno è un boss mafioso in prigione, che la nuova capoclan è decisa a eliminarla e che è scampata di nuovo alla morte grazie all’intervento di Leonardo Serra? E, oltretutto, che forse lui è morto nel tentativo di salvarla? Il seitan, le foglie di insalata scondite o delle terribili tisane depurative non possono di certo rasserenarla. Ormai è lì e, in assenza di cellulari e televisori, non le resta altro da fare se non osservare i suoi compagni di sventura. Fra tutti, ad attirare la sua attenzione c’è Guendalina Corazza, una famigerata giornalista di gossip che con un articolo può decidere le sorti di attori, registi e produttori. Ed è proprio il suo corpo quello che lei e Gigia scoprono a galleggiare in piscina mentre, nella notte, vagano nel resort in cerca di uno spuntino meno salutare. In questa indagine, dove niente è come sembra, Teresa dovrà fare i conti con un passato che non risparmia nessuno, né vittime né carnefici. Scoprire che cosa è realmente successo a sua madre potrebbe colmare un vuoto che brucia da anni e aiutarla ad affrontare i suoi demoni. Teresa Papavero non è tipo da arrendersi facilmente e, armata di prodigiosa determinazione e alleati preziosi, farà di tutto per scoprire la verità, anche mettendo a rischio la propria vita. E Leonardo è davvero morto o riuscirà a salvarla ancora una volta?

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Il rosso del re. La saga dei Barolo, vol. 2
Di Marina Marazza

Fare sempre di più per la città di Torino, per i suoi miserabili, per le carcerate, per i bambini abbandonati a se stessi: nei primi decenni dell’Ottocento Giulia, marchesa di Barolo, assieme al marito Tancredi, allarga il raggio delle sue attività benefiche. Ma oltre all’impegno e al tempo occorrono sempre più soldi, che possono venire dalle vigne della loro tenuta, dove stanno sperimentando metodi innovativi per produrre finalmente un vino «serbevole», capace di invecchiare, pregiato e dunque redditizio. Un vino che deve conquistare innanzitutto il re Carlo Alberto, l’unico che può davvero decretarne il successo. Certo, il giovane sovrano è distratto da molti altri eventi: un incendio a corte che mette a rischio la vita del suo erede, una presunta medium che sostiene di poter comunicare con la sua defunta madrina e non ultimo i moti e gli attentati dei carbonari, decisi a costruire l’Italia unita, con o senza i Savoia. Giulia e Tancredi rischiano di venir travolti dai venti di libertà e salvano Silvio Pellico, uscito spezzato dallo Spielberg, assumendolo come loro bibliotecario. Ma il caso più caro al cuore di entrambi rimane quello di Angela Agnel, la popolana detenuta per l’assassinio del marito violento: mentre lei è chiusa in carcere, le sue figlie crescono tra amori, ambizioni, tormenti e vere e proprie tragedie. Giulia resta sempre loro accanto, instancabile sostenitrice del diritto di tutte le donne a essere realizzate e felici. La saga di successo dei Barolo continua con un movimentato romanzo corale e ricco di sfumature: amori proibiti, passioni politiche, efferati omicidi, intrighi di corte. Al centro di un’epoca turbinosa, la figura della marchesa di Barolo risalta con tutta la sua forza, la sua modernità e la sua eccezionale umanità.

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Una domanda di matrimonio
Di Saul Bellow

Harry Trellman non ha mai avuto alcun senso di appartenenza. Non all’orfanotrofio dove sua madre l’ha lasciato da bambino, non alla scuola speciale dove ha imparato il cinese e nemmeno a Chicago, la città in cui ha scelto di vivere. Affetti? Sì, qualcuno, ma come tutto il resto nella sua vita, isolato e irregolare. Ma per quanto Harry si tenga in disparte, il miliardario Sigmund Adletsky nota le sue doti e lo vuole come consigliere personale. In anni spesi ad accumulare la sua fortuna, il vecchio Adletsky ha trascurato i sentimenti, ma ciò non gli impedisce di cogliere i segreti nascosti dietro la maschera di Harry, e di riunirlo con la donna che questi ha amato in silenzio per quarant’anni. Saul Bellow ci racconta una storia d’amore tenera e bizzarra, una storia di fedeltà ai propri sentimenti e di lacerazioni mai sopite in cui, ancora una volta, dà vita a un gruppo di straordinari personaggi, figli di un’America ipercivilizzata.

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Il diavolo nel cassetto
Di Paolo Maurensig

Paolo Maurensig propone un giocoso romanzo letterario che ha il ritmo prodigioso del thriller.

«Tutte le volte che si prende una penna in mano ci si accinge a officiare un rito per il quale andrebbero accese sempre due candele: una bianca e una nera».

Quando la pace dei boschi è percorsa da un fremito improvviso di rabbia silvestre, e di notte le volpi sembrano mettere sotto assedio il villaggio, forse bisognerebbe credere a una premonizione. In quel villaggio svizzero che vive da sempre in armonia, tutti e mille gli abitanti si sentono scrittori. Ma l’uomo che sta arrivando è il diavolo in persona. Le sue sembianze, neanche a dirlo, sono quelle di un editore. Paolo Maurensig propone un giocoso romanzo letterario che ha il ritmo prodigioso del thriller.
La letteratura è un affare molto serio per questo borgo svizzero stretto in una vallata quasi soffocata dalle montagne: si narra che Goethe di ritorno dall’Italia vi trascorse una notte per via di un guasto alla carrozza su cui stava viaggiando. Addirittura tre locande, a lui intitolate, si contendono il vanto di averlo ospitato. Inoltre, dal prete anzianissimo che redige le sue memorie alla ragazzina un po’ sciocca autrice di filastrocche, passando per il borgomastro, tutti gli abitanti del paese si sentono scrittori e ambiscono a essere pubblicati. Spediscono romanzi per posta e per posta ricevono i rifiuti dagli editori. C’è poco da scommettere, quindi, sul talento di queste mille anime. Finché il diavolo fa il suo solenne ingresso in scena: «tutto nella sua persona pecca di eccesso, il suo riso è sgangherato, il gesto è teatrale, e la voce, la voce poi, dove sembra essere custodito il segreto del suo fascino, è rotonda, impostata, senza asperità, senza picchi, ma cela un sottofondo di sospiri e lamenti». Si professa grande editore e dice di voler aprire proprio lí una filiale della sua prestigiosa casa editrice. Chi non è disposto a un patto col diavolo pur di veder pubblicato il proprio romanzo? L’unico che sembra in grado di capire la pericolosità della situazione è padre Cornelius, mandato dalla diocesi in aiuto del vecchio parroco. Ma forse nasconde anche lui qualche ombra. Paolo Maurensig ci consegna un apologo letterario raffinatissimo e coinvolgente sul narcisismo e la vanagloria, ma anche sulla nostra sete inestinguibile di storie.

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Troppa felicità
Di Alice Munro

Gioca a shanghai con le sue storie, Alice Munro, da sempre. Getta sulla pagina posti, alberi, situazioni e donne, cucine, abiti e animali, e con mano ferma se li riprende, li riordina provvisoriamente dentro la storia successiva, di raccolta in raccolta. Intanto passano gli anni e le verità che accendono improvvise i suoi racconti si sono fatte longeve. Non perché durino, ma perché non smettono di accendersi di nuovo, emanando altra luce, un’altra luce. Con “Troppa felicità”, tuttavia, il lettore avverte il passaggio in corsa di un’elettricità inedita, una scarica di tremenda libertà. Queste storie sembrano spingersi un passo oltre il segreto contenuto in storie passate, e non per consumarlo rivelandolo, ma per complicarne l’esito a partire dalla consapevolezza temeraria della vecchiaia. E se altrove l’immaginazione aveva provato a raffigurarsi l’orrore della morte di un bambino, qui i figli a morire sono tre, e a ucciderli è il padre. Se altrove una madre imparava a sopportare l’abbandono della figlia, qui all’abbandono del figlio segue il coraggio di rappresentare l’incontro, anni dopo, con uno sconosciuto di cui un tempo si conosceva a memoria ogni millimetro di intimità. Se altrove la fragile e caparbia convenzionalità dell’infanzia coagulava in dispetti odiosi ai danni di una qualsiasi creatura debole, qui tocca il fondo di una banalità del male senza scampo.

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Greco cerca greca
Di Friedrich Durrenmatt

Il mondo che questa favola incantevole e feroce raffigura – il nostro mondo – è del resto non meno assurdo che allarmante, e il sarcasmo incendiario di Dürrenmatt incenerisce tutto nel ridicolo: falso decoro borghese e conformismo religioso, impostura politica e aneliti rivoluzionari, rigorismo morale e paternalismo imprenditoriale. Tutto tranne forse l’amore – l’amore che non teme la verità.

Arnolph Archilochos, sottocontabile in un’azienda che produce mitragliatrici e cannoni atomici, è pingue, occhialuto, inibito. Nulla che lasci intuire le sue remote origini greche. La sua mesta esistenza è puntellata da valori inscalfibili, incarnati da un pantheon personale che include il presidente della Repubblica, il capo spirituale della setta cui è affiliato e l’industriale Petit-Paysan per cui lavora. Un uomo ligio e insignificante, insomma. Una mezza calzetta, secondo alcuni. Almeno fino a quando Archilochos non decide di pubblicare un laconico annuncio, «Greco cerca greca», che – si augura – gli consentirà di trovare moglie e insieme di riannodare i rapporti con la radiosa patria che non ha mai conosciuto. E l’impensabile accade. La giovane donna che si presenta a lui, Chloé Saloniki, non solo è abbagliante di bellezza ed eleganza, ma trasforma di colpo il timido contabile in un uomo facoltoso, potente, ossequiato – fulcro di un consesso sociale che lo aveva sino allora ignorato e calpestato. Quando finalmente Archilochos scoprirà le ragioni di questa miracolosa metamorfosi, il sistema «consolidato, puntuale, etico, gerarchico» che lo sorreggeva andrà in pezzi. E non meno sbalorditivi saranno i successivi sviluppi.

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Cosmopolis
Di Don DeLillo

Un giorno nella vita del giovane miliardario Eric Packer. Un’odissea contemporanea, surreale, sullo sfondo di un’oscura minaccia e del crollo dei mercati mondiali.

Aprile 2000. Mattina. Sull’East River. Il giovane miliardario Eric Packer esce dal suo lussuoso attico a tre piani e sale sulla limousine bianca per andare a tagliarsi i capelli a Hell’s Kitchen. È l’inizio di un viaggio lungo un giorno che lo porterà ad attraversare Manhattan per andare incontro al proprio destino. Durante il tragitto Packer, ossessionato da una folle scommessa finanziaria contro lo yen e da un’oscura «minaccia attendibile» alla propria incolumità, incontra gli uomini e le donne della sua vita sullo sfondo di scenari erotici, o tragici, o enigmatici. Con un vivace alternarsi di situazioni metafisiche e comiche, dove il tempo subisce un’accelerazione e il presente finisce per confondersi con il futuro, Don DeLillo descrive il mondo contemporaneo con una profondità che sfiora la premonizione

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Esperimento di verità
Di Paul Auster

Strane coincidenze, casualità tragiche, incidenti fortunati: tutto ciò che sembra non significare nulla e che, al contrario, cambia la vita di molte persone e chiede assolutamente di essere raccontato. Per gioco, o forse per caso, Paul Auster ha raccolto in questi ventiquattro racconti aneddoti veri dove la fatalità ha imposto una svolta ai fatti narrati, dando vita a un vero e proprio «esperimento di verità». E così mentre leggiamo queste storie tragiche, fortunate o bizzarre, tutte frutto della «combinazione», scopriamo un’insolita legge di natura: la realtà, come una divinità capricciosa che si diverte alle nostre spalle, lega e accosta gli eventi più insignificanti creando una nuova realtà che ci conforta, ci distrugge o ci diverte.

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Infinite Jest
Di David Foster Wallace

«Infinite Jest è un’opera davvero spettacolare, capace di intossicarvi con la sua comicità e la sua inesauribile inventiva, ma anche di disintossicarvi con pagine di profonda e lucida tristezza.» – Jonathan Franzen

«Può darsi che vi giunga nuova, ma nella vita c’è di più che starsene seduti a stabilire contatti.»

In un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l’intrattenimento e la pubblicità hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. Il Canada e gli Stati Uniti sono una sola supernazione chiamata ONAN, il Quebec insegue l’indipendenza attraverso il terrorismo, ci si droga per non morire, di noia e disperazione. E un film perduto e misterioso, “Infinite jest”, dello scomparso regista James Incandenza, potrebbe diventare un’arma di distruzione di massa…

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Questa feroce bellezza
Di Giuseppe Galliani

Un romanzo teso come un crime, in cui il linguaggio diviene dimora dell’anima, atto di redenzione del mondo attraverso la bellezza.

– Chi non c’è nato pensa che ci sia spazio quassú. Che gli altipiani siano vasti e che ci sia posto per tutti, – disse Costinel, – ma non è cosí. È un luogo per esseri ostinati: sementi trasportate dal vento capaci di radicarsi tra i calcari. Il timo calpestato dalle pecore rilasciò un soffio invisibile che investí i due cavalieri e la ragazza lo inspirò. In una conca resisteva un po’ di neve. Qualcuno aveva abbandonato un sudario sulle ossa della terra, e Iman arrestò il cavallo come se volesse raccoglierlo. Poi la sua voce tremò. – Era su un letto di erba e foglie… – disse.

«Quella di Galliani è una lingua molto colta e ricercata, anche se è volutamente nascosta: sa essere lieve e lirica, precisa e feroce, dura e poliedrica.» – Simone Innocenti, La Lettura

«Galliani non fa sconti a nessuno, neanche al suo territorio, che sembra un concentrato di vite di riserva: trafficoni, delinquenti, assassini spietati.» – Sergio Pent, Tuttolibri

«È una storia che costruisce un territorio, retto da una geografia morale intorno alla Fossa Bradanica, dove la legge arriva tardi e ogni scelta produce scorie. È un Southern, non un western.» – Angelo Carotenuto, la Repubblica

In una terra arsa e modellata dal vento, percorsa da profughi, assassini e peccatori in cerca di riscatto, un uomo prova a fare giustizia per un innocente. Ma la verità ha un prezzo e sono in molti a volerla nascondere. Giuseppe Galliani riporta i gesti umani alla loro radice primordiale in un esordio di purezza feroce, che esplora il confine tra violenza e grazia. Il tenente della Forestale Ian Dabrowski è arrivato da un anno in una delle ultime steppe d’Europa, fra l’Altopiano Murgiano e la Fossa Bradanica, e ha imparato presto che la frontiera promessa può trasformarsi in un campo di battaglia. Nel pieno di un inverno nevoso, il dodicenne Gheorghe Bunget viene ritrovato senza vita. Il caso è archiviato come suicidio, ma il forestale non è convinto. Inizia così la sua indagine ufficiosa per scoprire che cosa è davvero accaduto, mentre il fratello del ragazzo, accecato dal dolore, è determinato a vendicarsi. Le loro strade incrociano quelle di individui senza scrupoli, giunti da ogni parte per prendersi ciò che resta di un miraggio di libertà. Sullo sfondo di un paesaggio che è specchio e palcoscenico del destino, si consuma una tragedia in cui non c’è salvezza possibile, solo il riconoscimento dell’ordine profondo delle cose.

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Una di famiglia
Di Freida McFadden

Da questo romanzo il film evento dell’anno con Sydney Sweeney e Amanda Seyfried.

Anche se le porte sono chiuse, lei vede tutto.

Millie è in cerca di un lavoro per ricominciare una nuova vita. Pur non avendo referenze, riesce a farsi assumere come governante nella lussuosa villa dei Winchester. Non è esattamente il lavoro dei suoi sogni: polvere e cattivo odore invadono le stanze, e la padrona di casa, Nina, è una donna annoiata e instabile, che sembra godere nel vederla faticare dalla mattina alla sera. Però, quantomeno, Millie qui può fingere di essere un’altra e sentirsi al sicuro dalle ombre che la tormentano. Ma qualcosa non quadra in casa Winchester: la porta della sua stanza si chiude solo dall’esterno, e il giardiniere, Enzo, fa di tutto pur di metterla in guardia… ma da cosa, esattamente? Nonostante i presagi siano sempre più inquietanti, Millie deve resistere, non ha altra scelta. Quando conosce Andrew, l’affascinante marito di Nina, ha una ragione per restare e sentirsi al sicuro. Il passato non può raggiungerla. Ma Millie ancora non sa che i segreti della famiglia Winchester sono molto più pericolosi dei suoi…

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La ricchezza che uccide. La nuova indagine di Kostas Charitos
Di Petros Markaris

Con La ricchezza che uccide, Petros Markaris firma un nuovo romanzo della serie di Kostas Charitos: un noir teso e contemporaneo, dove l’indagine criminale si intreccia a una società sull’orlo della frattura e in cui ogni delitto è il sintomo di una malattia più profonda.

È stato allora che la nostra tristezza si è trasformata in rabbia.

In una Atene lacerata dall’emergenza abitativa, dove gli affitti divorano vite e la città si spacca tra chi una casa non può più permettersela e chi non l’ha mai avuta, un suicidio apre una crepa inquietante. Due ex coniugi, costretti a condividere lo stesso appartamento perché è per loro impossibile pagare due affitti, scelgono la morte come ultimo avvertimento. Charitos lo capisce subito. Non è un crimine, ma è un segnale. Mentre la tensione cresce tra affittuari, senzatetto, migranti e gruppi anarchici, un omicidio aggrava la situazione: Gheràsimos Fakìs, dirigente di un’importante impresa immobiliare, viene ucciso nella sua auto all’interno del parcheggio del complesso residenziale nel quale viveva. Proprio quei palazzi che aveva contribuito a costruire sono al centro della bufera da quando un gruppo di senzatetto ha deciso di accamparsi nel vicino parco dell’Ellinikòn, per protestare contro la gentrificazione che ha alzato in modo insostenibile gli affitti nella zona. Il direttore della polizia dell’Attica Kostas Charitos, insieme alla commissaria Antigone della squadra omicidi, si muove in un’indagine fatta di dettagli minimi, sospetti silenziosi e indizi che emergono nei luoghi meno attesi. Ogni pista sembra portare a una verità, finché un’esplosione all’alba, una cucina distrutta e una vittima innocente rimettono, ancora una volta, tutto in discussione.

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È di te che si parla
Di Marco Vichi

È di te che si parla: Marco Vichi si rivolge direttamente al lettore, sin dal titolo, per sottolineare quanto in queste pagine ognuno di noi possa rispecchiarsi, condividere esperienze e sensazioni con i personaggi dei racconti, che si mettono alla prova nelle più disparate situazioni, dando sfoggio di atti di puro eroismo come di vergognosa bassezza

«Il rimpianto di non averla baciata mi tormentò per il resto dell’estate, e a dire il vero non ha mai smesso di pungermi. Però ero sicuro che quel pomeriggio mi avesse insegnato che nella vita si doveva avere coraggio, in ogni occasione. Mai più mi sarebbe successa una cosa del genere. Mai più avrei lasciato che la vita mi scorresse davanti senza affrontarla. Mai più, per nessun motivo.»

La raccolta percorre tutta la gamma dei sentimenti umani, spazia dalla tragedia alla commedia, dall’ironia alla tristezza, passando attraverso le sfaccettature dell’amore, dell’amicizia, dei rapporti familiari, e non disdegna frequenti incursioni nel mondo della letteratura. Si alternano paesaggi di città e campagna, si scende da Firenze lungo la costa della Toscana, si corre disinvolti fra gli anni e i secoli, si ricevono sorprese dal passato e si interpella la nostra memoria. Perché raccontare e farsi raccontare storie vuol dire far risuonare qualcosa dentro di noi, è una condizione che ci appartiene e ci accomuna tutti. Perché si parla di noi.

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Il giardino di Amelia
Di Marcela Serrano

Cile, anni ottanta, sotto la dittatura del generale Pinochet. Un giovane sovversivo, Miguel Flores, sospettato di svolgere attività rivoluzionarie, viene mandato al confino in un paese nei pressi di una grande tenuta, La Novena, di proprietà di una ricca latifondista, Amelia. Tra i due, dopo un’iniziale diffidenza, nasce un profondo legame, arricchito dal gusto per la lettura. Amelia è una signora avanti negli anni, vedova con figli, molto colta, che ha molto viaggiato ed è stata traduttrice. La sua mentore è stata una cugina, Sybil, che abita a Londra e lavora in una grande casa editrice. La vita scorre tranquilla, Amelia e Miguel conversano, meditano sul loro presente, sulla vita, sui libri; il legame si fa sempre più stretto, lui va a vivere da lei, finché una notte arrivano i militari a dargli la caccia perché sono state scoperte delle armi sepolte nella tenuta. Miguel riesce a fuggire, Amelia invece viene catturata, torturata e solo quando è riconosciuta estranea ai fatti viene rilasciata. Molti anni dopo Miguel, malgrado si sia rifatto una vita in Europa, rimane ossessionato dai ricordi e tramite Sybil viene a sapere cosa è successo ad Amelia dopo la sua fuga. Gettato nel più totale sconforto, capisce che l’unica chiave per superare i suoi sensi di colpa è tornare in Cile e affrontare il proprio passato.

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Kala
Di Colin Walsh

L’esordio di Colin Walsh, un bestseller che ha conquistato il primo posto della classifica in Irlanda, è un thriller letterario che cattura il lettore sin dalla prima pagina. Romanzo emozionante e ricco di tensione, racchiude tutta l’intensità dell’amicizia tra adolescenti e la nostalgia per un’innocenza perduta mentre, con abilità, conduce il lettore verso la soluzione di un grande mistero.

«Kala è molto più di un thriller. È emozionante e strutturato in modo intelligente, ma la sua grande forza sono i personaggi: fantastici». – Roddy Doyle

«Un esordio frizzante, intriso di nostalgia e segreti. La forza della dinamica di gruppo e la persistente promessa di una resa dei conti spiegano i paragoni con Dio di illusioni di Donna Tartt. Kala è un vero e proprio page-turner, ma anche una profonda riflessione sulla memoria, su come questa plasmi le nostre vite, su come la persona che siamo stati in passato non smette di tormentare la persona che siamo diventati». – The Guardian

«Un’ottima lettura, soprattutto se state cercando qualcosa di avvincente e veloce, con una trama forte. Una rielaborazione magistrale del giallo: avrete enormi difficoltà a smettere di leggere». – The Irish Times

«Un thriller crudo che ti spezza il cuore. Un po’ tenero romanzo di formazione, un po’ brutale noir irlandese, sarà una lettura spettacolare per i fan di Donna Tartt e Tana French». – Kirkus Reviews

Che fine ha fatto Kala? A Kinlough, una cittadina irlandese che si affaccia sul mare, è l’estate del 2003. Un gruppo di amici quindicenni sta vivendo il momento più bello della vita: i primi amori, le prime sbronze, l’amicizia viscerale come può esserlo solo a quell’età. È un’estate vissuta come se dovesse durare in eterno. È l’estate che cambierà per sempre le loro vite. Kala Lanann, carismatica leader del gruppo, trasgressiva e spericolata, al culmine di quella stagione scomparirà senza lasciare traccia. Quindici anni dopo, tre dei vecchi amici si ritrovano nella cittadina. Helen, Joe e Mush, un tempo inseparabili, ormai hanno preso strade diverse e si sono lasciati tutto alle spalle. Negli stessi giorni, però, vengono ritrovati dei resti umani nel bosco di Caille, lo stesso bosco dove Kala viveva con sua nonna. È l’inizio di un nuovo incubo. Mentre passato e presente cominciano a sovrapporsi, i tre amici sono costretti a confrontarsi ancora con la tragedia che li lega, cercando di mettere fine a quella storia una volta per tutte. Sullo sfondo di una città soffocata dai suoi stessi segreti, Kala descrive il costo a volte brutale dell’appartenenza, ma anche il contrasto tra vendetta e perdono, condanna e redenzione.

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Un sogno di polvere e acqua. Storia della famiglia che ha inventato la Moka
Di Celestina Bialetti e Alessandro Barbaglia

Come si arriva a un successo così? A raccontarlo è proprio Tina, che di questa storia conosce l’origine e vede con i propri occhi l’epilogo. Alessandro Barbaglia se ne fa portavoce, consegnandoci con il consueto incanto l’epopea di una famiglia che è stata tra i più grandi artefici del boom economico in Italia e nel mondo.

A Crusinallo, una frazione di Omegna alle spalle del lago d’Orta, ci sono ancora oggi i resti di una delle più grandi fabbriche al mondo. Architettura avveniristica, cemento e cristallo, centinaia di dipendenti per produrre un oggetto unico: la Moka Bialetti. Se la caffettiera porta quel nome è grazie a due uomini che in comune forse hanno solo il fatto di essere padre e figlio. Alfonso è colui che ha inventato questa macchinetta rivoluzionaria, che fa il caffè in pochi minuti: un sognatore prudente, che negli anni Trenta ha affidato alle proprie mani capaci un’intuizione geniale. E poi c’è Renato, che è tutto l’opposto: ambizioso, temerario e dotato di una lungimiranza imprenditoriale senza pari. È grazie a lui se la Moka costruita in una piccola officina da suo padre diventa l’oggetto che non può mancare in nessuna casa; è per merito suo se il “baffo” Bialetti diventa un marchio che sanno riconoscere anche i bambini. Diversi come la polvere del caffè e l’acqua, Alfonso e Renato. Eppure la moka non funziona se manca uno dei due ingredienti, e acqua e polvere non si mescolano se non c’è pressione, tensione, persino conflitto. A sorvegliare il loro equilibrio incerto ci sono le donne della famiglia, ostinate e rivoluzionarie come la Nigoglia, le cui acque scorrono al contrario, dal lago vanno verso i monti. Ada, che ha un talento naturale nel risolvere i guai, e Tina, la più piccola dei Bialetti, nata quasi da un miracolo e che rivendicherà sempre la libertà di scegliere la strada da seguire.

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Ed è un poco la notte e un poco l'alba
Di Ilaria Tuti

Con Ed è un poco la notte e un poco l’alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l’incontro nello scontro, l’esodo nell’invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l’incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell’altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.

«Un inno alla vita dove sembra esserci solo morte, alla comprensione dove c’è ostilità, alla speranza nella tragedia, alla ripartenza nella desolazione.» – Annachiara Sacchi, Corriere della Sera

«Scappa, Serafina.» È con queste parole che l’anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti. E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un’invasione ma un insediamento. Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone. Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l’alba.»

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Gli anni in bianco e nero
Di Francesca Giannone

Dall’autrice di La Portalettere e Domani, domani.

«Ho sentito dire che ogni storia è il racconto di qualcuno che arriva in un posto o di qualcuno che se ne allontana. Non so se è vero, o perlomeno se lo è sempre. Ho la sensazione che certi racconti comincino e finiscano con chi resta. Tutti gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state lì, in un mondo in bianco e nero.»

Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell’ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni ’60, come nel resto d’Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. Così, mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un’impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.

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L'iniziazione
Di Saul Bellow

Chicago, 1933. Louie, diciassettenne introverso nel quale sono riconoscibili i tratti dell’autore, un pomeriggio si ritrova nello studio medico del cognato, dove si imbatte per caso in una bella donna nuda, sdraiata sul lettino. Attirato “come un’ape” dal “miele sessuale” di quel corpo, Louie raccoglie l’invito della sconosciuta e l’accompagna a casa, diviso tra eccitazione e timore. Inizia così la sua breve e comica avventura, destinata a volgere al tragico: in quelle stesse ore, infatti, a casa, la madre del ragazzo sta morendo. Dopo cinquant’anni Louie rievoca quell’episodio a beneficio del figlio, cui consegna questo antico emozionante ricordo come “una sorta di aggiunta alla sua eredità”. Introduzione di Alessandra Calanchi.

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Memorie di un giovane medico
Di Michail Bulgakov

«Uno dei grandi classici della letteratura». – The Times

«Michail Afanas’evič Bulgakov, uno dei grandi scrittori del Ventesimo secolo». – A.S. Byatt

Nel 1963, grazie a Elena Šilovskaja, terza moglie di Bulgakov, apparve per la prima volta in Unione Sovietica, sotto il titolo Memorie di un giovane medico, una raccolta di racconti che l’autore del Maestro e Margherita, scomparso nel 1940, non aveva fatto in tempo a raccogliere in un ciclo. Bulgakov era uno scrittore completamente dimenticato allora, ridotto al silenzio da Stalin sin dal 1930. Un trafiletto elogiativo della raccolta, pubblicato sulla rivista «Novyj Mir» (Il mondo nuovo) mutò, tuttavia, totalmente la considerazione del suo ruolo e della sua figura nelle lettere russe. Da quel momento ebbe inizio un lento ma inesorabile recupero dell’opera dello scrittore, che lo portò a diventare uno degli autori più amati del Novecento, tanto in patria quanto in Occidente. I racconti, che hanno per protagonista un giovane medico che si ritrova a dover esercitare la sua professione nella più sperduta delle campagne russe, si basano su una reale esperienza vissuta. Nel settembre del 1916, fresco laureato in medicina, Bulgakov fu spedito a Nikol’skoe e poi a Vjaz’ma, a lavorare nei piccoli ospedali locali. Per trovare sollievo a una reazione allergica provocata da un vaccino antidifterico, cominciò a far uso di morfina. Una drammatica esperienza, che costituisce il contenuto di uno dei racconti offerti in questa edizione, Morfina, che, insieme con Io ho ucciso, rimanda ai temi propri di Guardia bianca, uno dei grandi romanzi dello scrittore nato a Kiev. I tratti principali delle opere di Bulgakov emergono, tuttavia, nella totalità di queste pagine: la tendenza alla scomposizione futurista del corpo, la metamorfosi di personaggi, il dramma personale che si intreccia alla storia generale del paese e del popolo russo.

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Le lune di Giove
Di Alice Munro

Le protagoniste di “Le lune di Giove” sono donne a una svolta: una svolta dell’età o del gusto, della rabbia o della passione, una delle piccole o grandi svolte quotidiane che plasmano le vite e i caratteri, e che potrebbero forse passare inavvertite non fosse per l’intelligenza vivida e acuminata che le individua e le svela. Per molte di loro la svolta è amorosa, e in qualche raro caso la reazione rabbiosamente solutiva. La protagonista di “Agganci” replica al commento sarcastico del marito su una zia che solo lei si sente in diritto di disprezzare con il lancio stupefacente di una torta al limone nel suo piatto di pirex. Più spesso il verdetto è meno teatrale ma ugualmente definitivo. La rinuncia di Valerie al gioco della seduzione viene così commentata in “Festa di fine estate”: “II suo modo di vivere, la sua persona, ricordano all’interlocutore come l’amore non sia né buono né onesto e come non contribuisca alla felicità della gente in maniera affidabile”. Ma non c’è alcuna autocommiserazione nella rinuncia; semmai una buona dose di pragmatismo. E l’imperativo categorico di non voltarsi mai indietro: “Quanto alla vita che è sepolta qui, meglio pensarci su due volte, prima di rimpiangerla”.

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L'amore non guasta
Di Jonathan Coe

Robin si è laureato a Cambridge ma da oltre quattro anni sta preparando il dottorato a Coventry. Un male oscuro sembra consumarlo, forse il ricordo di un amore lontano e mai dichiarato che lo tortura come il primo giorno. Intorno a questo male e alla tesi di dottorato di cui nessuno ha mai visto una sola riga, monta un clima di catastrofe imminente. Basterebbe un “tocco d’amore”, forse

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La novella degli scacchi
Di Stefan Sweig

«Fra i due si instaurò di colpo un rapporto diverso; una pericolosa tensione, un odio appassionato. Ormai non erano piú due persone che volevano mettere alla prova la propria perizia nel gioco, erano due nemici che avevano giurato di distruggersi a vicenda.»

«Il miglior racconto di Stefan Zweig» – Daniele Del Giudice

Chi è lo sconosciuto in grado di tenere testa al grande Czentovic, il campione del mondo di scacchi? Dice il vero, quando sostiene di non giocare da piú di venti anni? Quale mistero nasconde in realtà quest’enigmatico giocatore? Scritto pochi mesi prima che Zweig si suicidasse nella città brasiliana di Petrópolis, Novella degli scacchi è una inquietante favola, «un piccolo contributo – come sostiene con dolorosa ironia il protagonista – a questa nostra epoca cosí grande e soave».

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Zona disagio
Di Jonathan Franzen

A quarant’anni, poco dopo la morte della madre, Jonathan Franzen ritorna a Webster Groves, il sobborgo di St Louis dov’è cresciuto. I due fratelli maggiori l’hanno incaricato di cercare un agente immobiliare per vendere la casa di famiglia. Appena entra nelle stanze in cui ha trascorso infanzia e adolescenza, Franzen si sente un “conquistatore che bruciava le chiese e fracassava le icone del nemico”. E il nemico è la famiglia. Ma questo è solo il primo impatto, perché il suo atteggiamento rivela subito un’intenzione più profonda. Se decide di entrare nella “zona disagio” che è il proprio passato, Franzen lo fa per prolungare il gesto del padre, che ogni sera muoveva il termostato del riscaldamento di casa verso la “zona benessere”. In lui l’ironia è sempre accompagnata da un movimento contrario di indulgenza e innesco emotivo. Sei sono le tessere che compongono il puzzle di questa autobiografia: la vendita della casa di famiglia; i “Peanuts” di Charles Schulz, e in particolare Snoopy, come chiave tragicomica della contestazione degli anni Settanta; un gruppo d’ispirazione cristiana, la Comunità, specchio dell’anomalia suburbana di Webster Groves; gli scherzi adolescenziali ai danni delle strutture scolastiche; l’innamoramento per la lingua tedesca, segno di una vocazione letteraria che inizia a esigere i suoi spazi; la passione per il bird watching. E intrecciata a questi momenti, naturalmente, una tormentata educazione sentimentale.

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El hombre. Le origini della frontiera americana
Di Guillermo Arriaga

Guillermo Arriaga va al cuore della brutalità umana, con lucidità e rigore letterario esplora le origini del capitalismo, la formazione degli Stati Uniti, la devastante perdita di oltre metà del territorio messicano, e tutto questo ponendo al centro la figura colossale e contraddittoria di Henry Lloyd.

È la seconda metà del XIX secolo, l’epoca in cui in Nord America anche un uomo senza passato può costruirsi un futuro. Henry Lloyd è uno di quegli uomini: non ha più una famiglia, ma ha una mente sveglia, mani forti, e soprattutto è privo di scrupoli. Vuole vendetta? La ottiene. Vuole un posto di lavoro nella più grande piantagione della Virginia? Se lo prende. Vuole una moglie? Si prende anche quella, più di una, in realtà. Vuole un esercito per conquistare la sua parte di mondo? Lo costruisce, un uomo alla volta. Questo romanzo polifonico, narrato da sei voci in momenti diversi, svela la vita di Lloyd strato per strato: lealtà feroci, amori trasgressivi, esseri selvaggi in tempi selvaggi.

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Ci sono anche i giorni di primavera
Di Mélissa Da Costa

Una vite normale, un incidente che cambia tutto. Può un dramma far nascere un grande amore?

È su un amore acerbo, fatto ancora soprattutto di passione, che in un giorno parigino di fine ottobre cade la graffiata, insopportabile, del destino. Succede quando François Louvier, quarantadue anni, talentuoso attore di teatro a un passo dal divorzio, è vittima di un incidente con lo scooter che lo lascia paraplegico. Di lì a qualche giorno sarebbe andato a vivere con la giovane Léo, l’amante. Chiunque sembra pronto a scommettere che Léo, ventiquattro anni appena, davanti a questa catastrofe improvvisa, semplicemente, se ne andrà: François per primo, uomo sanguigno, scostante, innamorato come un ragazzino ma che non la vuole legare a sé per compassione. E invece Éléonore resta. Non per dovere, né per ostinazione, ma per qualcosa di più difficile da nominare: un sentimento che cambia forma, che si incrina e si ricompone, che cerca un nuovo modo di esistere. Insieme, si troveranno a fare i conti con le proprie ambizioni e i sogni infranti, e con quelli che, inattesi, possono ancora nascere. E, passo dopo passo, tra cadute e slanci, si avvicineranno alla domanda fondamentale: fino a che punto ci si può spingere ad amare? Fino a che punto, in fin dei conti, è un bene cedere ai sentimenti, aprirsi e lasciarsi aprire dall’altro? E così, in un altro luogo, via da Parigi, dove l’aria di primavera dissemina nuovi profumi, queste domande troveranno le loro risposte.

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Le terme dell'indirizzo
Di Cristina Cassar Scalia

L’omicidio di un clochard interrompe l’estate «quasi felice» di Vanina Guarrasi, vicequestore della squadra Mobile di Catania. E la porta a far luce anche su una vicenda ormai dimenticata.

«Il ritrovamento del corpo semicarbonizzato di un senzatetto indirizza il nuovo giallo di Cristina Cassar Scalia, che però si concede anche i passaggi da commedia brillante, quasi rosa.» – Severino Colombo, La Lettura

Non fosse per i problemi che angosciano i suoi amici più cari, Vanina starebbe attraversando un buon periodo; persino la relazione con il pm Paolo Malfitano pare aver raggiunto il giusto equilibrio. È proprio mentre si sta godendo qualche giorno di riposo con lui che, fra le rovine delle terme dell’Indirizzo, un complesso di età imperiale nel centro del capoluogo etneo, viene ritrovato il cadavere semicarbonizzato di un uomo cui hanno sparato un colpo alla testa. I suoi effetti personali sono andati distrutti, solo il viso, miracolosamente scampato alle fiamme, permette alla polizia di riconoscerlo: è un senzatetto che tempo addietro era stato aggredito dagli scagnozzi di un potente clan mafioso. La direzione delle indagini sembra segnata, ma la Guarrasi non è tipo da fermarsi alla prima ipotesi. Con l’aiuto della sua squadra – per l’occasione rinforzata – e dell’immancabile ex commissario Biagio Patanè, comincia a esplorare nuove piste, che si intrecciano a episodi mai del tutto chiariti, fino a ricostruire una storia sorprendente.

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Nella casa dei segreti
Di Freida McFadden

Dopo aver perso il precedente impiego, Millie ringrazia la sua buona stella quando viene assunta senza referenze da Douglas Garrick, un ricco specialista nel settore delle tecnologie, per tenere in ordine lo splendido attico con vista sulla città e preparare invitanti pasti in una modernissima cucina. C’è un’unica condizione: non deve interagire con Wendy, la moglie di Douglas, che è malata, risiede nella camera degli ospiti e non può essere disturbata per nessun motivo. Millie accetta ma ben presto capisce che qualcosa non va in quella casa e che non è tutto oro ciò che luccica: sente Wendy piangere e rinviene strane macchie di sangue sulle sue camicie da notte quando fa il bucato. E così un giorno non può fare a meno di bussare alla porta della stanza degli ospiti. Quando si apre delicatamente, quello che vede all’interno cambia tutto…

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L'amore non basta. Una nuova indagine per il commissario Balisteri
Di Roberto Costantini

Un grande thriller che rilancia il mito del più controverso e tormentato detective italiano, l’uomo che nessuna donna vorrebbe accanto per tutta la vita e tutte per una notte, e che ogni altro uomo vorrebbe essere ma solo per un giorno. Un’indagine adrenalinica, nessun buono, tutti cattivi, a partire da Michele Balistreri.

«Una nuova storia per Balestrieri, il personaggio insofferente alle regole creato da Roberto Costantini. Nella Sardegna degli anni Ottanta un’indagine difficile s’intreccia con il presente.» – Severino Colombo, La Lettura

«Una donna misteriosa, la Sardegna feroce e gentile, un delitto del passato, la memoria inquieta del presente: il ritorno di Michele Balistreri, un grande personaggio.» – Giancarlo De Cataldo

Nel 1984 il commissario Michele Balistreri è stato distaccato, per punizione, in Sardegna, presso la questura di Nuoro, per occuparsi della terribile piaga dei sequestri di persona. Il primo caso che affronta è il rapimento di una bambina del luogo poi ritrovata morta dentro un nascondiglio sotterraneo, il secondo riguarda il figlio di una coppia molto ricca, il cui padre è a capo di una potente famiglia di palazzinari romani che ha legami con la malavita. Dietro a entrambi i casi ci sarebbero i pastori di Orgosolo e un sistema basato su leggi non scritte in cui la vendetta è autorizzata. Coi suoi metodi duri e sbrigativi, Balistreri indaga tra le gole della Barbagia e i lussi della Costa Smeralda insieme al giovane agente sardo Filippo Martiradonna, il suo opposto: fatalista, pacifista, tutto casa e famiglia, sposato con Grazia, una giovane donna barbarigina – cresciuta nella povertà e nella sopraffazione maschile – che vuole dare una svolta alla sua vita, a qualsiasi costo. I rapporti tra Balistreri e la coppia innescano una miscela esplosiva dalle conseguenze tanto impreviste quanto fatali, scatenando una reazione a catena di inseguimenti e sparatorie, faide e tradimenti, che si lascia dietro una lunga scia di sangue. In un tumultuoso susseguirsi di colpi di scena, Balistreri risolverà il caso squarciando il velo su una verità inaspettata e sconvolgente, che lo porrà davanti al suo peggiore incubo: il dilemma tra rimpianto e rimorso, tra verità e giustizia. Quarant’anni dopo, il commissario, ormai ultrasettantenne, intraprenderà un viaggio in auto da Lampedusa fino all’estremo Nord dell’Europa per scoprire l’ultimo lembo di verità, quello che solo il tempo può rivelarci.

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Acqua scura. Le indagini di Kate Linville
Di Charlotte Link

Aveva visto l’orrore da vicino. Credeva di averlo dimenticato. Ma lui non dimentica.

Scozia, costa occidentale. In una notte di tempesta, due famiglie accampate in una baia vengono aggredite brutalmente nel sonno da una banda di uomini mascherati. Tutti vengono torturati e uccisi. Solo Iris, la figlia maggiore di una delle due famiglie, riesce a scampare al massacro. Quindici anni dopo, Iris comincia a ricevere minacce anonime e a essere perseguitata da uno stalker, e poco dopo, Tanya, la sua migliore amica, scompare senza lasciare traccia mentre sono in vacanza insieme in Francia. Che sia stata vittima di un crimine che in realtà non aveva lei come bersaglio e che invece ha qualcosa a che fare con il passato di Iris? All’epoca Iris aveva dichiarato di essere fuggita in preda al panico e non aveva potuto fornire la descrizione di nessuno degli assalitori. Ma perché, poi, i responsabili di quegli efferati omicidi, dopo tanto tempo, decidono di prendersela con l’unica sopravvissuta? Non sopportano l’idea che qualcuno possa essere sfuggito al massacro o c’è qualcosa di personale che li lega a Iris? Di sicuro tutto ha avuto inizio quella notte in Scozia. Non trovando i colpevoli, la polizia ha ormai archiviato «gli omicidi di Kilbride», come da allora vengono chiamati. Kate Linville, appena nominata ispettore investigativo, si trova suo malgrado coinvolta nel caso  insieme con l’amico ed ex ispettore Caleb Hale e, grazie al suo istinto, alla sua testardaggine e alla sua sensibilità, nota un dettaglio fondamentale: l’indizio decisivo in una vicenda destinata altrimenti a rimanere un atroce mistero.

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Il capofamiglia
Di Ivy Compton Burnett

Acume, sagacia, drammi familiari e dialoghi al vetriolo: il meglio di Ivy Compton-Burnett concentrato in un romanzo finora inedito in Italia, che lei stessa considerava il suo preferito.

«Ivy Compton-Burnett è l’amore della mia vita. Se non riesco a scrivere, bastano un paio d’ore con Ivy e mi rimetto in pista… non c’è nessuna come lei». – Hilary Mantel

«Cercai tutti i suoi romanzi… a un tratto capii che li amavo in modo furioso; che ne avevo gioia e consolazione; vi regnava una chiarezza allucinante, nuda e inesorabile». – Natalia Ginzburg

«Trascorsi molte notti felici leggendo i romanzi di Ivy Compton-Burnett. Era impossibile non accorgersi che aveva qualcosa di unico». – Rebecca west

Il patriarcato trova la sua più fedele espressione nella figura di Duncan Edgeworth: padre tirannico, anaffettivo e lunatico, è il capofamiglia per antonomasia. Attorno a lui si muovono, atterriti o solleticati dal desiderio di sfida, i membri della sua famiglia: la moglie Ellen, naturalmente dimessa e timorosa, le due figlie ventenni Nance e Sybil, tanto egocentrica e sarcastica l’una quanto affettuosa e remissiva l’altra, e infine il nipote Grant, giovane donnaiolo dotato di grande spirito, costantemente in competizione con lo zio, di cui è il perfetto contraltare. Nella sala da pranzo degli Edgeworth va in scena quotidianamente una battaglia su più fronti: sotto il velo di una conversazione educata, si intuiscono tensioni sotterranee e si consumano battibecchi, giochi di potere, veri e propri duelli a suon di battute glaciali: «non stiamo semplicemente facendo colazione». Fino a quando la famiglia viene colpita da un lutto improvviso, che mescola le carte in tavola innescando una reazione a catena; strato dopo strato, ognuno dei personaggi svelerà la sua vera natura, in un crescendo di trasgressioni che comincia con l’adulterio e culmina con l’efferatezza.

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Il cane giallo
Di Georges Simenon

«C’era in lei un’umiltà esagerata. I suoi occhi cerchiati, il suo modo di muoversi senza far rumore, senza sfiorare le cose, quel suo fremere d’inquietudine alla minima parola, corrispondevano abbastanza all’idea che ci si fa della serva abituata a ogni durezza. Sotto quelle apparenze si sentivano però come dei sussulti di orgoglio, che lei si sforzava di non lasciar trasparire. Era anemica. Il suo seno piatto non era fatto per risvegliare i sensi. Eppure c’era qualcosa di attraente in lei, qualcosa di torbido, di avvilito, di vagamente morboso».

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Più donne che uomini
Di Ivy Compton Burnett

Con Più donne che uomini, uno dei suoi romanzi più apprezzati, torna nelle librerie italiane Ivy Compton-Burnett, grande autrice del Novecento inglese che ha raccontato i rapporti fra uomini e donne e le dinamiche familiari con uno stile unico e una sagacia senza pari, conquistando generazioni di lettori, ma soprattutto di lettrici.

«Trascorsi molte notti felici leggendo i romanzi di Ivy Compton-Burnett. Era impossibile non accorgersi che aveva qualcosa di unico» – Rebecca West

«Ivy Compton-Burnett è l’amore della mia vita. Se non riesco a scrivere, bastano un paio d’ore con Ivy e mi rimetto in pista… non c’è nussuna come lei» – Hilary Mantel

«Cercai tutti i suoi romanzi… a un tratto capii che li amavo in modo furioso; che ne avevo gioia e consolazione; vi regnava una chiarezza allucinante, nuda e inesorabile» – Natalia Ginzburg

In una prospera cittadina inglese a inizio Novecento, un grande istituto femminile è diretto da Josephine Napier, un generale ingioiellato: alta e austera, un viso regale, «vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli». Impeccabile in ogni gesto e in ogni parola, è il punto di riferimento imprescindibile per tutti, le studentesse, il corpo docente e i suoi familiari: il marito Simon, oscurato dalla personalità della moglie, il figliastro Gabriel, il fratello Jonathan, vedovo calato nel ruolo dell’anziano zio e amante segreto ma non troppo di Felix Bacon, giovane sfaccendato. Al gruppo si unisce presto Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine che viene assunta come governante e porta con sé la figlia Ruth. Le giornate sono scandite da una serie di rituali obbligati e da dialoghi in cui si dice tutto e niente, botta e risposta infiocchettati che in realtà nascondono universi interi. Finché un tragico evento inaspettato fa precipitare ogni cosa, dando vita a una reazione a catena che sconvolgerà le vite di tutti e porterà a galla il lato oscuro di ognuno. Nessuno è chi dice di essere, e dietro alla spessa patina del codice vittoriano si nascondono segreti celati per intere esistenze. Verranno fuori tutti, uno dopo l’altro. Pagine indimenticabili e soppesate perfettamente, in cui l’umorismo pungente si mescola con la tragedia, e le piccole interazioni quotidiane con i grandi drammi della vita.

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Kolchoz
Di Emmanuel Carrère

«Da piccolo ho amato mia madre come non ho amato e non amerò mai nessuno in vita mia».

«Kolchoz è un libro magistrale. Il libro di un narratore virtuoso al culmine della propria arte, capace di destreggiarsi, divagare e dissertare con magnetica naturalezza per dare al suo racconto l’andamento di una sinfonia in cui i diversi movimenti si rispondono, si completano, si prolungano senza fine» – Le Nouvel Observateur

«Non è un romanzo. Non è un saggio. È Carrère. Nostra prima persona singolare, a raccontare la racine, l’origine del suo mondo: la madre, il padre, la genealogia famigliare cominciando dall’epoca in cui i vecchi erano bambini e i bambini erano ancora pensieri di futuro.» – Marco Missiroli, La Lettura

Ci sono stati, nell’infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell’Académie française; e una struggente dichiarazione d’amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l’omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.

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Attraversare i muri. Un'autobiografia
Di Marina Abramovic

La storia di Marina Abramovié, commovente, epica e ironica, ci racconta una carriera eccezionale. Abramovic ha messo alla prova i limiti del corpo, del dolore, dello sfinimento e del pericolo, e ha dilatato per sempre i confini di ciò che definiamo arte.

In occasione della retrospettiva che il MoMA le dedicò, Marina Abramovic realizzò una delle performance più lunghe di sempre: settecento ore su una sedia a fissare immobile di fronte a sé le persone – più di 750mila – che avevano fatto la fila fuori dal museo per avere la possibilità di comunicare in silenzio con la più celebre performance artist contemporanea. La celebrazione di quasi cinquant’anni di attività rivoluzionaria. Nata nel 1946 da genitori comunisti sotto il regime di Tito nella Jugoslavia postbellica, Marina Abramovic fu educata secondo una ferrea etica del lavoro. Agli esordi della carriera viveva ancora con la madre, sotto il suo totale controllo, un rigido coprifuoco la costringeva a rincasare entro le dieci. Ma la curiosità insaziabile, il desiderio di entrare in contatto con la gente e il senso dell’umorismo la spinsero oltre, e ancora costraddistinguono lei e la sua arte. Al cuore di questa autobiografia c’è la storia d’amore con il collega Ulay: una relazione sentimentale e professionale leggendaria, durata dodici anni, fino al celeberrimo epilogo sulla Grande Muraglia cinese.

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Sangue delle langhe. La saga dei Barolo, vol. 1
Di Marina Marazza

Il sangue delle Langhe scorre in queste pagine avvincenti: nelle vene dei protagonisti, nel frutto dei vigneti, nei crimini che insanguinano i quartieri degradati del popolo e nelle rivoluzioni che si preparano tra i palazzi del potere. E un destino di sangue, traversie e trionfi attende due donne audaci decise a cambiare il loro tempo.

È alla sfarzosa incoronazione di Napoleone Bonaparte a Parigi che Juliette Colbert conosce Tancredi di Barolo: è un colpo di fulmine, e pochi anni dopo Juliette diventa Giulia di Barolo, sua moglie, e lo segue nella splendida e terribile Torino della Restaurazione. Nelle prigioni della città sabauda, intanto, è rinchiusa la fiera Angela Agnel, uxoricida: ha accoltellato il marito ubriaco che tentava di abusare della figlia. Donne diverse, vite agli antipodi che il destino si diverte a intrecciare, nel fermento della rivoluzione industriale, delle prime lotte per i diritti dei lavoratori, delle conquiste sociali di cui Giulia di Barolo diventa presto intrepida sostenitrice. C’è tanto da fare, innanzitutto nelle carceri, dove languono prigioniere senza più alcuna speranza di riscatto, ma anche tra i poveri della città che chiedono pane e giustizia. E Giulia trova il tempo per occuparsi anche delle tenute di famiglia nelle Langhe, dove si produce un vinello che, con i nuovi metodi importati dalla Francia, potrebbe diventare un nettare più nobile e corposo. L’aristocrazia torinese si interroga: perché tutta questa frenesia? Forse perché la povera marchesina di Barolo non riesce ad avere un figlio? Magari, se si concentrasse sulla famiglia, le cose cambierebbero? E Giulia è disposta a molto, pur di mettere al mondo il sospirato erede: medicamenti, terapie, persino sortilegi. Ma non è disposta a rinunciare alle sue idee, né al suo amore, né alle sue battaglie.

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Fine del gioco
Di Julio Cortazar

La raccolta di racconti pubblicata da Cortázar negli anni Cinquanta.

 

«A volte lo scrittore di racconti sceglie, e altre volte sente come se il tema gli si imponesse in modo irresistibile, lo spingesse a scriverlo. Nel mio caso, la maggior parte dei racconti sono stati scritti – come dire – al margine della mia volontà, al di sopra o al di sotto della mia coscienza raziocinante, come se io non fossi altro che un medium attraverso il quale passasse e si manifestasse una forza estranea. […] A me sembra che il tema da cui uscirà un buon racconto sia sempre eccezionale, ma non voglio dire con questo che un tema debba essere straordinario, fuori del comune, misterioso o insolito. Anzi, può trattarsi di un aneddoto perfettamente triviale e quotidiano. L’eccezionalità risiede in una qualità paragonabile a quella della calamita; un buon tema attrae tutto un sistema di rapporti connessi, coagula nell’autore, e piú tardi nel lettore, un’immensa quantità di concetti, intravisioni, sentimenti e perfino idee che galleggiavano virtualmente nella sua memoria o nella sua sensibilità». (Julio Cortázar)

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Tutti i figli di Dio danzano
Di Murakami Haruki

Sei incontri che possono cambiare il corso di un’esistenza, o che promettono una via d’uscita dal dolore, la cura di una ferita, la decifrazione di un mistero, o addirittura la salvezza di una città intera. Un uomo abbandonato dalla moglie parte per l’isola di Hokkaido per consegnare un pacchetto alla sorella di un collega. Cosa contiene il pacchetto? Forse il vuoto che sente dentro, quella “bolla d’aria” per cui la moglie lo ha lasciato. In una località di mare una ragazza stringe amicizia con un pittore la cui unica vera passione è accendere falò sulla spiaggia. Qual è la forma del fuoco? Quale il modo di ottenere un fuoco veramente libero?

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Disaccordi imperfetti
Di Jonathan Coe

I primi quattro racconti di questa raccolta sono percorsi da una vena di ironica malinconia per le occasioni mancate e per il passaggio inesorabile del tempo. In “Nona e Tredicesima” un musicista di piano-bar sogna ciò che avrebbe potuto essere; in “V.O. Versione originale” un regista della giuria di un festival dell’horror e del fantasy tentenna tra due rapporti possibili per ripiombare nell’inconcludenza di una vita mediocre; in “Ai ferri corti” una coppia di pensionati vive nella solitudine rassegnata di una casa sul mare alla quale non sono riusciti a dare un nome; in “Leida” una donna spiega la nostalgia a un giovane ammiratore. I successivi tre racconti sono storie compiute e allo stesso tempo schizzi e frammenti per un’opera di più ampio respiro intitolata “Unrest”, che traccia la storia di una famiglia borghese nella seconda metà del Ventesimo secolo. In “Ivy e le sue sciocchezze” l’io narrante è il figlio più piccolo, che vede il fantasma di un uomo assassinato dalla moglie che cerca di uccidere la nonna. In “Pentatonica” assistiamo alla prima frattura di un matrimonio. E in “Rotary Park” una donna scompare proprio alla vigilia di Natale nell’impossibilità di porre rimedio al senso di inquietudine che domina il suo matrimonio. Infine, “Billy Wilder. Diario di un’ossessione” evoca la vera ossessione dell’autore per un film amato di Billy Wilder, “La vita di Sherlock Holmes, e in particolare per la colonna sonora.

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Le armi segrete
Di Julio Cortazar

Il libro che ha segnato una svolta artistica nell’opera dello scrittore argentino e ha inaugurato un nuovo modo di sentire la realtà e di muoversi in essa.

Cinque racconti perfetti: Lettere di mamma, I buoni servigi, Le bave del diavolo, a cui Antonioni si ispirò per il suo film Blow-Up, Il persecutore, forse il più commovente, dedicato a un genio del jazz come Charlie Parker, Le armi segrete. Cinque mondi sferici dove il lettore, con l’innocente proposito di leggere, osserva dal di fuori l’azione, guardando le cose accadere e alla fine quasi non vuol più uscire da quell’universo che in pochi paragrafi Cortázar ha creato per lui. Angoscia? Forse. Ma anche la sensazione di sperimentare zone di frontiera della letteratura, dove i tempi si confondono, gli specchi sono di carne e «io» è qualcun altro che è «io».

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Gli addii
Di Juan Carlos Onetti

Protagonista del romanzo è un uomo di mezz’età, un tempo grande stella del basket, che si trasferisce in un paesino di montagna per sottoporsi alle cure per la tubercolosi nell’ospedale locale. La voce narrante è affidata al droghiere del posto, il cui negozio è crocevia delle vite e dei segreti del paese. L’arrivo dell’uomo, il suo esilio volontario e misterioso in una villa lussuosa, l’avvicendarsi di due donne, stravolgono la cittadina e la sua calma polverosa. L’edizione è arricchita da un corposo saggio inedito di Mario Benedetti sulla narrativa di Onetti.

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Il sospetto
Di Friedrich Durrenmatt

Il vecchio commissario Bärlach è a fine corsa. A pochi giorni dalla pensione, giace in un letto d’ospedale. Il complesso intervento a cui è stato sottoposto è andato bene, sì, ma gli è stata diagnosticata una malattia senza scampo. È messo male, Bärlach, e le riviste che ha a disposizione per distrarsi non lo distraggono affatto: «Erano bestie, Samuel… Tu sei un medico e puoi renderti conto. Guarda un po’ questa fotografia» dice all’amico Hungertobel porgendogli un numero di «Life» del ’45. Una scena di inaudita efferatezza: nel campo di concentramento di Stutthof il dottor Nehle, medico del lager, con «l’imperturbabilità di un idolo» sta operando un prigioniero senza narcosi. Di colpo Hungertobel impallidisce. In quella foto gli è parso di riconoscere il suo antico compagno di studi Emmenberger, ora stimato proprietario della più esclusiva clinica di Zurigo, un luminare amato dai suoi pazienti, che «credono in lui come in un dio». L’atroce sospetto, però, non tarda a rivelarsi infondato, anzi «una follia»: dalle informazioni che Bärlach riesce a ottenere risulta infatti che Nehle si è tolto la vita alla fine della guerra. Eppure qualcosa non gli torna. Ci sono strane discrepanze – e ancor più strane somiglianze: le figure di Nehle ed Emmenberger sembrano confondersi. Negli occhi di Bärlach, stretti a fessura, torna a brillare l’antica vitalità quando convince Hungertobel a farlo trasferire sotto falso nome, come paziente, nella clinica di Emmenberger. Lì potrà condurre la sua ultima, solitaria battaglia contro il Male.

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Generose anime di eroi
Di Gianni Riotta

A lungo inviato negli Usa, in Medio Oriente, Russia, America Latina ed Europa, Gianni Riotta sceglie ora la narrativa travolgente dell’epica, in un romanzo dove il lettore ritroverà politica, conflitti e amori del nostro tempo, in una trasfigurazione letteraria divertita e commossa.

Il Partito della Guerra agisce in Russia, all’ombra del Cremlino. Trama per sabotare Stati Uniti ed Europa servendosi di una gang di ex soldati della guerra al terrorismo ormai dati per dispersi, e diffondendo in rete video fake catastrofici prodotti da hacker abilissimi. A New York, l’ispettore Joey Dallera e il detective Steve Ernst, veterani della battaglia di Falluja, sono alle prese con il cadavere di un uomo dalla stazza enorme, rinvenuto davanti a un topless bar di Brooklyn. Sull’avambraccio l’uomo ha tatuato un antico nome latino. Osteggiati dall’Fbi e dai servizi segreti Usa, Dallera ed Ernst collegano presto il delitto alla saga, virale sul web, dei cadaveri abbandonati intorno ad ambasciate e cancellerie, da New York a Madrid. Sarà giusto l’analisi dei tatuaggi, con caratteri che risalgono all’Impero Romano, a portare i due poliziotti nei sotterranei del Vaticano, sulle tracce della gang dei cosiddetti “Gladiatori”. Alla Casa Bianca, intanto, la prima presidente donna degli Stati Uniti si prepara al peggio, dopo il rapimento della figlia, irrequieta teenager che i Gladiatori usano per ricattare Washington. Intorno all’indagine si delineeranno i destini dei tanti personaggi che affollano il romanzo, da Meredith De Lattre, romantica spia in viaggio da Mosca alle trincee dell’Ucraina, a Jim Hawkins, il creatore di un avanzatissimo sistema AI, Code, capace di prevedere gli eventi futuri. In ballo c’è il destino del mondo, la sua possibilità di sopravvivere nell’era del caos e della disinformazione killer.

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I guerrieri d'inverno
Di Olivier Norek

Libro vincitore del Premio Jean Jono 2024

Un romanzo che ci parla, ancora oggi, di quei luoghi in cui la Storia irrompe come una tempesta, e dove la lotta per la propria libertà si accende, senza filtri.

«Tra le pagine del romanzo Norek alterna scene d’azione alla descrizione delle storie più intime dei suoi protagonisti, ma fra i risvolti drammatici trapelano anche sfumature di ironia.» – Patrizia Violi, La Lettura

Finlandia, 1939. L’apparente silenzio della foresta è in realtà un coro di suoni e di voci. Il giovane Simo ha imparato dal padre a non trascurare alcun dettaglio. È un cacciatore esperto e conosce il respiro della volpe, sa adattare il proprio a quello dell’animale, prima di colpire. Sa valutare le distanze e quanta differenza può fare un errore di calcolo. Ciò che ancora non sa è che presto la sua precisione infallibile si misurerà in vite umane, tolte e salvate. Nell’autunno di quell’anno l’Unione Sovietica si appresta ad aggredire la Carelia, un’area apparentemente innocua, ma strategica per la sua posizione di ponte tra il fronte tedesco e quello russo. L’attacco non è immediato, passano mesi di incertezza, e in questo tempo di attesa, mentre l’inverno inizia a stringere la sua morsa, un milione di finlandesi viene reclutato. Sono giovani inesperti della guerra, un popolo pacifico che viene condotto lungo le linee di confine, senza attrezzature adatte, spesso senza preparazione. E così, nel freddo più spietato, nel cuore del conflitto più violento della sua storia, il popolo intero di un piccolo Stato si solleverà contro il nemico e, tra i suoi soldati, nascerà una leggenda: Simo Häyhä, che grazie alle insuperate doti di tiratore diventa la Morte Bianca, il fantasma inespugnabile per la schiacciante Armata rossa, il simbolo di un’incredibile resistenza, fonte d’ispirazione per i compagni in trincea. Con sguardo lucido Norek ci avvicina a Simo, ma anche a Toivo, Viktor, Leena e tanti altri, protagonisti di un destino che non hanno scelto ma di cui sono inevitabilmente gli eroi. “I guerrieri d’inverno” è un romanzo sulla durezza e sull’umanità che si confrontano durante le guerre, uno studio attentissimo a quanto è successo ed è stato dimenticato.

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La donna della porta accanto
Di Freida McFadden

Dall’autrice del best seller Una di famiglia, il thriller di cui tutti parlano.

“Una volta pulivo gli appartamenti degli altri, ora non posso credere che questa casa sia davvero mia. L’incantevole cucina, il tranquillo vicolo sul quale si affaccia, il giardino dove i bambini possono giocare. Io e mio marito abbiamo risparmiato anni per dare ai nostri figli la vita che meritano. Anche se sono diffidente nei confronti della nostra nuova vicina, la signora Lowell, quando ci invita a cena è la nostra occasione per fare amicizia. La domestica ci apre la porta indossando un grembiule bianco, i capelli raccolti in una crocchia stretta. So esattamente cosa vuol dire essere nei suoi panni. Ma il suo sguardo freddo mi fa venire i brividi… La domestica dei Lowell non è l’unica stranezza: sono sicura di vedere una figura che ci osserva minacciosa dalla finestra. Mio marito, inoltre, comincia a uscire la sera sempre più tardi. Quando incontro una donna che abita dall’altra parte della strada, le sue parole mi gelano il sangue: «Fai attenzione ai tuoi vicini». Ho commesso un terribile errore trasferendomi qui con la mia famiglia? Pensavo di essermi lasciata alle spalle i segreti più oscuri. Ma questo quartiere tranquillo potrebbe rivelarsi il luogo più pericoloso di tutti…”

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Il gioco del male
Di Angela Marsons

Maggiore è il male, più letale è il gioco… Una nuova indagine per la detective Kim Stone.

«La nuova regina del giallo» – Antonio D’Orrico, La Lettura

Quando viene rinvenuto il cadavere di uno stupratore, la detective Kim Stone e il suo team sono chiamati a investigare. Sembra un semplice caso di vendetta personale, ma l’omicidio è solo il primo di una serie di delitti che via via diventano più cruenti. È evidente che dietro tutto questo c’è qualcuno con un piano preciso da realizzare. Mentre le indagini si fanno sempre più frenetiche, Kim si ritrova nel mirino di un individuo spietato e deciso a mettere in atto il proprio progetto criminale, a qualunque costo. Contro un sociopatico che sembra conoscere ogni sua debolezza, la detective Stone si rende conto che ogni mossa potrebbe esserle letale. E così, mentre il numero delle vittime continua a crescere, Kim dovrà considerare ogni minima traccia, perché con un avversario del genere anche la più remota pista va percorsa per fermare il massacro. E questa volta è una questione personale.

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I tramezzini di Rocco Schiavone
Di Antonio Manzini

In queste storie Antonio Manzini sembra ripercorrere un cammino iniziato tredici anni fa con Pista nera creando un personaggio e un mondo in cui convivono umorismo e dramma, suspense e sensibilità, fotografia della realtà e rovesciamento tragicomico.
I Tramezzini sono un punto di arrivo, e di rinnovata partenza.

«Fin dal titolo il nuovo libro di Antonio Manzini è un omaggio all’amico Andrea Camilleri, con i tramezzini al posto degli arancini. Sono nove racconti che vanno a pescare storie minime e lampi dal passato (anche remoto) di Rocco Schiavone». – Severino Colombo, La Lettura

Una raccolta di racconti inediti che vedono protagonista Rocco Schiavone, tra l’infanzia e la maturità, Roma e Aosta, la nostalgia e il dolore. L’amicizia con i compagni di Trastevere, prima da bambini e poi da adolescenti, eterni ragazzi di strada e di vita, sempre sospesi tra sfrontatezza e crimine. L’incontro inaspettato con la moglie Marina, in una tempesta di emozioni e presagi. Lo sdegno morale di fronte a un organizzatore di matrimoni, un wedding planner che sembra destinato a una brutta fine. Le pulsioni erotiche di un giorno di noia smisurata. La guerra e la Resistenza, le figurine dei calciatori, i sogni dell’infanzia. I morti ammazzati, i segreti di famiglia, la fatica di mettersi ancora una volta al lavoro su un nuovo caso. L’affetto e lo sprezzo per i colleghi, il rigore di chi cerca sempre la verità e applica una costante disubbidienza alla stupidità e all’ingiustizia.

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Rimani ancora. Un amore oltre ogni logica
Di Nicholas Sparks con M. Night Shyamalan

Perché a volte, per amore, dobbiamo imparare a credere nell’impossibile.

Tate Donovan ha passato la vita a progettare spazi perfetti, eppure non riesce a trovare un posto dove sentirsi al sicuro dal proprio dolore. Un tempo architetto di successo a New York, porta addosso le cicatrici invisibili di una depressione che lo ha trascinato nel buio e il peso insostenibile della perdita di sua sorella, Sylvia. Ma è l’ultimo segreto di lei a tormentarlo di più: la rivelazione di un dono di famiglia, la capacità di vedere gli spiriti che ancora camminano tra i vivi. Un’eredità che Tate, ancorato alla logica e alla ragione, non può e non vuole accettare. Nella speranza di un nuovo inizio, Tate si rifugia nel fascino senza tempo di Cape Cod, ed è qui che incontra la misteriosa e affascinante Wren. Tra loro il legame è immediato, una forza magnetica che nessuno dei due ha mai provato prima. Ma sotto la superficie idilliaca della vita di Wren, si agitano ombre pericolose: odio, gelosia e avidità minacciano di distruggere il loro fragile amore proprio mentre sta sbocciando. Per strapparla a un destino disperato, Tate dovrà scavare in un passato sepolto e mettere in discussione ogni sua certezza, intraprendendo una ricerca che lo spingerà a dubitare non solo delle storie che raccontiamo su noi stessi, ma anche delle leggi che governano la nostra esistenza.

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Il mistero di Tavolara
Di Paolo Pinna Parpaglia

«Elena è stata la prima». «La prima?» «La prima a morire… anzi no… a…», fece una pausa, poi un respiro. «A essere ammazzata». Con queste parole pronunciate su un letto d’ospedale, inizia il drammatico racconto di Sole, unica sopravvissuta del gruppo di amici che aveva deciso di trascorrere, in pieno inverno, una settimana sull’isola di Tavolara. Aggrappata a una boa di segnalazione, Sole ha rischiato di morire di ipotermia per sfuggire allo spietato killer che li stava sterminando uno dopo l’altro. Partendo dai suoi ricordi, il commissario Angelo Rianni e la collega Patrizia Tosi cercheranno di capire cosa è accaduto su quel lembo di terra che si affaccia sul mar Tirreno. Per dare un volto all’assassino dovranno trovare le tessere e ricomporre un mosaico complicato, dove mistero, leggenda e superstizioni si uniscono in una matassa apparentemente inestricabile.

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Servo e serva
Di Ivy Compton Burnett

La vita domestica di Horace Lamb: insensibile, spilorcio, tiranno, è l’unico a ignorare la passione segreta tra sua moglie e il cugino. Patrimoni e matrimoni, tradimenti e crudeltà quotidiane: il meglio di Ivy Compton-Burnett in un romanzo che lei stessa considerava il suo preferito, insieme a Il capofamiglia.

«Ivy Compton-Burnett è l’amore della mia vita. Se non riesco a scrivere, bastano un paio d’ore con Ivy e mi rimetto in pista… non c’è nessuna come lei» – Hilary Mantel

«Trascorsi molte notti felici leggendo i romanzi di Ivy Compton-Burnett. Era impossibile non accorgersi che aveva qualcosa di unico» – Rebecca West

«Cercai tutti i suoi romanzi… a un tratto capii che li amavo in modo furioso; che ne avevo gioia e consolazione; vi regnava una chiarezza allucinante, nuda e inesorabile» – Natalia Ginzburg

«Ivy Compton-Burnett, una Jane Austen novecentesca, impietosa e senza illusioni» – Paolo Bertinetti, TTL – La Stampa

Horace Lamb è un nobile tirannico che maltratta la servitù e i quattro figli (non la consorte: fra i due è lei quella ricca). Insieme a loro vive il cugino Mortimer – uomo invece molto pacifico che non si è mai sposato -, nullatenente e segretamente innamorato di Charlotte, che altrettanto segretamente lo ricambia. Quando la donna parte per un lungo viaggio in America l’equilibrio della casa traballa: il nuovo precettore dei bambini, Gideon, la sua invadente madre Gertrude e la remissiva sorella Magdalen entrano nelle dinamiche familiari e mescolano le carte in tavola…

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Sette giorni per l'eternità
Di Marc Levy

Dio e il diavolo hanno finalmente trovato un accordo su qualcosa: stanchi della loro continua lotta, vogliono determinare una volta per tutte chi, tra il bene e il male, deve trionfare sul mondo per l’eternità. Per la loro partita finale hanno pensato a tutto: sette giorni di duello tra i loro due migliori agenti, un duello a colpi di buone e cattive azioni. Zofia è l’inviata da Dio, o Signore, come è conosciuto dal suo team, un creatore un po’ strambo che vive all’ultimo piano di un grattacielo a San Francisco. E Lucas è il suo avversario, l’agente di Lucifero, o Presidente, che vive, naturalmente, più in basso nello stesso edificio.

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Il vestito di mia madre. Storia di Teresa Mattei, antifascista
Di Sara Rattaro

Firenze, 1938. Teresa ha diciassette anni quando, tra i banchi di scuola, si alza in piedi per contraddire un professore che difende le leggi razziali. In un’Italia che pretende silenzio, la sua voce è troppo libera per restare muta. Il prezzo è l’espulsione da tutti gli istituti del Regno. Ma Teresa non ha mai saputo piegarsi. Cresciuta accanto a un padre apertamente antifascista, in una famiglia già impegnata nella militanza, sceglie presto la lotta clandestina. Nella Resistenza diventa “Chicchi”: staffetta ribelle tra viaggi in treno, documenti nascosti nell’orlo della gonna e notti passate a stampare volantini proibiti. È così che scopre che la libertà non si eredita: si conquista. Dopo la Liberazione sarà la più giovane eletta all’Assemblea Costituente, e porterà nella nuova Italia la voce delle donne e di una generazione che ha scelto di non restare in silenzio. Una storia di coraggio, dissenso e fedeltà alle proprie idee senza compromessi. Con una scrittura calda e coinvolgente, Sara Rattaro ripercorre la vita di Teresa Mattei dall’infanzia al fuoco dei primi anni dell’età adulta, restituendo con sensibilità e attenzione il ritratto di una donna straordinaria e trasformando la sua esistenza in un grande romanzo.

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Tutte le ragazze mentono
Di Piergiorgio Pulixi

Tutti hanno un segreto. Alcuni uccidono per proteggerlo.

Melissa non ha pace da quando sua sorella Denise, la ragazza perfetta che tutti ammiravano, è stata trovata morta sui binari del treno. Mentre la polizia archivia il caso come un tragico suicidio, Sissy non si rassegna: è convinta che ci sia molto di più dietro quella fine inspiegabile. Perché Denise non aveva alcun motivo di togliersi la vita. E soprattutto, perché gli amici della ragazza sembrano così sfuggenti? Spinta da un desiderio di verità che sfiora l’ossessione, Melissa inizia a indagare sul gruppo di amiche più popolari del paese, ragazze bellissime e perfide che forse sanno molto più di quanto ammettano. Frugando tra foto, messaggi e ricordi proibiti, Sissy scopre ombre inimmaginabili: segreti che s’intrecciano a bugie e a un amore disperato di cui non si doveva sapere. Mentre un’ondata di presunti suicidi sconvolge la comunità e la presenza di un assassino si fa sempre più concreta, Melissa capisce di non potersi fidare di nessuno. Neppure di chi le è più vicino. Perché tra quelle pareti di provincia che somigliano tanto a una trappola, tutte le ragazze mentono e, in quel vortice di menzogne, qualcuno può ottenere la libertà… o farla finita per sempre.

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Il tempo del la la la
Di Luciana Littizzetto

Con questo suo primo romanzo, Luciana Littizzetto ci racconta un tempo, nella vita di ogni donna, friabile e vivo, e lo attraversa con leggerezza e ironia: una storia luminosa in cui è facile riconoscersi, capace di farci sorridere e, insieme, di muovere con intelligenza e grazia le nostre emozioni.

«È il tempo delle queenager, un po’ queen e un po’ teenager: una categoria che sta prendendo forma, viva, scintillante e piena di una consapevolezza nuova.» – Luciana Littizzetto

Tre donne, un baretto di fiducia e una chat che non conosce tregua. Ogni settimana, tra caffè con acqua calda a parte e confidenze, Lola, Maura e Ida tornano lì, come se fosse il modo più semplice di non perdersi. Lola sta per compiere sessant’anni e si sente sbiadire, incastrata tra un passato che non ha ancora smesso di fare male e un presente che sembra aver perso colore. Maura fa i conti con un matrimonio che si trascina per abitudine più che per slancio e con quei sogni che, negli anni, ha dovuto mettere da parte. Ida, invece, con il suo mix di ottimismo e spregiudicatezza, non chiede il permesso a nessuno: vive, sbaglia, ricomincia. Ad accomunarle, un’inquietudine sottile: la sensazione che i giochi non siano ancora fatti, che sogni e desideri possano ancora trovare spazio. Ma come? Forse, a volte, basta soltanto avere fiducia e imparare a lasciarsi trovare dalle cose belle. E così, dentro quel tempo sospeso, qualcosa comincia a muoversi nei modi più imprevedibili: un incontro inatteso, una possibilità che si affaccia insperata, il passato che torna a bussare aprendo a un futuro ancora tutto da immaginare. Sullo sfondo di una Torino vibrante che si fa complice silenziosa, Lola, Maura e Ida si trovano così davanti a ciò che sono state e a quello che potrebbero ancora essere, in equilibrio tra rimpianti e slanci, paure e improvvise aperture, mentre riaffiora, forte, la sensazione di essere vive. Con questo suo primo romanzo, Luciana Littizzetto ci racconta un tempo, nella vita di ogni donna, friabile e vivo, e lo attraversa con leggerezza e ironia: una storia luminosa in cui è facile riconoscersi, capace di farci sorridere e, insieme, di muovere con intelligenza e grazia le nostre emozioni.

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Il trattamento del silenzio (vol. 2)
Di Gian Andrea Cerone

Dopo il romanzo d’esordio Le notti senza sonno, Gian Andrea Cerone torna in libreria con una nuova sfida per il commissario Mandelli e l’ispettore Casalegno che, insieme agli uomini e alle donne dell’Unità di Analisi del Crimine Violento, affrontano in una Milano fradicia di pioggia e di corruzione, un crescendo serrato di violenza. Pagina dopo pagina si delinea un vortice di inganni e colpi di scena che, fino all’ultima riga, non lascia spazio a una salvifica verità alla quale aggrapparsi.

«La scrittura di Cerone riesce nell’intento, che è proprio dei grandi thriller: quello di saper incollare il lettore alla pagina, in un gioco sospeso di equilibri, fatto di attese, sorprese, colpi di scena, per farlo avvicinare alla verità che sembra farsi sempre più lontana riga dopo riga, in un’attesa trepidante in cui si finisce quasi per percepire “quello strano formicolio dietro alla nuca” che prende all’improvviso il commissario Mandelli quando “i particolari si vanno definendo e il barlume di una folle idea inizia a farsi strada”.» – Lella Baratelli

C’è più ombra che luce a Milano nel mese di novembre. Non sono giorni facili per le donne e gli uomini della UACV, l’Unità di Analisi del Crimine Violento, che saranno travolti da otto incredibili giornate intrise di violenza e sangue. Cosa lega i cadaveri, orribilmente seviziati, di due noti collezionisti d’arte alla sparizione di un libro antico che custodisce un ancestrale segreto? Quale insano istinto scatena proprio ora la follia di un maniaco tra i corridoi universitari alla ricerca di giovani prede femminili? Le vicende personali del pacato commissario Mandelli e quelle del bell’ispettore Casalegno si intrecciano alle trame serrate della caccia a cui partecipano tutti i protagonisti della squadra, aiutati per l’occasione da un’affascinante ed energica poliziotta valtellinese e da un solido e saggio maggiore dei carabinieri proveniente dalla Costiera Amalfitana, in un’alluvione di furore assassino in cui il Male sembra sommergere gli stessi investigatori.

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Le canzoni di New York
Di Liz Moore

Le canzoni di New York, il primo romanzo di Liz Moore. In questo libro l’autrice dimostra ancora una volta la sua abilità nell’intrecciare le vicende dei personaggi, raccontandone sogni, debolezze e desideri.

«Un romanzo notevole: elegante, saggio e costruito con straordinaria precisione.» – Roddy Doyle

«Un esordio lirico e potente, una voce destinata a diventare leggendaria. I personaggi di Liz Moore sono melodie che risuonano a lungo, accordi che restano nel cuore.» – Bret Anthony Johnston

New York, anni Duemila. Jax è la direttrice della famosa etichetta Titan Records, che gestisce in maniera inflessibile e competitiva, sempre alla caccia di nuovi cantanti da mettere sotto contratto. Finora la Titan ha potuto contare sul successo di Tommy Mays e la sua band, ma le mode musicali cambiano in fretta e bisogna essere pronti a intercettare i gusti del pubblico. Lo sa bene Theo, il talent scout che ha appena scommesso su un nuovo gruppo, i Burn, a cui ha chiesto di aprire gli ultimi concerti di Tommy Mays. Ma il cammino verso la fama è un continuo saliscendi, e Jax dubita che i Burn abbiano le carte in regola per farcela. Lei punta tutto, invece, sulla giovane, bella e talentuosa Lenore Lamont, che sembra immune da dubbi e paure. Finché il peso delle aspettative e una delusione d’amore risvegliano le fragilità della ragazza, proprio alla vigilia della sua occasione per conquistare il grande pubblico. “Le canzoni di New York” alterna le voci di protagonisti e comprimari sullo sfondo della città dei sogni, e ci rivela il lato nascosto dell’industria musicale, tra slanci, debolezze, compromessi, e i colpi di scena che, in un istante, possono trasformare un fallimento in una leggenda. Con il suo sguardo carico di umanità, Liz Moore ci riporta a quell’attimo inebriante in cui le luci si abbassano, cala il silenzio ed è tempo di esibirsi sul palcoscenico della propria vita.

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Alzarsi all'alba
Di Mario Calabresi

Nell’epoca del tutto e subito, Mario Calabresi ci invita a riscoprire il valore del tempo, della pazienza e della costanza attraverso un mosaico di vite che meritano di essere viste e riconosciute, anche quando la fatica non è una scelta ma un gesto estremo d’amore. Ci conduce così, senza retorica, ma con lo sguardo attento e partecipe del grande giornalista, in un nuovo viaggio, pieno di speranza.

Viviamo nel tempo della comodità, dove ogni cosa è studiata per sembrarci facile. Ci siamo illusi che ogni traguardo possa essere raggiunto con il minimo sforzo, che le scorciatoie siano vie preferenziali e la velocità un sinonimo di successo. Eppure, per milioni di persone la fatica non è solo una compagna di vita quotidiana, ma una cifra essenziale dell’esistenza, «figlia del senso del dovere, della responsabilità, dell’amore per la propria professione». È un giovane allenatore che insegna ai bambini la bellezza di essere tenaci, un marito che da venticinque anni si prende cura della moglie malata, un papà che corre le ultramaratone perché solo così ritrova la figlia che ha perduto, una donna che a 89 anni ogni mattina porta i fiori al marito e pulisce i bagni del cimitero perché tutti li trovino accoglienti e poi corre a infornare le focacce nel suo ristorante. E ancora, è un maestro di pianoforte che è salito nelle vigne del padre per non sprecare una vita di sacrifici, una restauratrice che coltiva la pazienza per salvare la bellezza, tutti coloro che fanno parte della pattuglia dell’alba che fa funzionare il mondo. «La fatica la devi adorare» ha detto Veronica, giovane atleta paralimpica, prima di sfidare la sabbia e l’acqua gelata del mare per allenarsi. Le sue parole, così audaci e controcorrente, sono state la scintilla che ha messo in moto questo libro.

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Quello che possiamo sapere
Di Ian McEwan

Libro vincitore della Classifica di Qualità 2025 de «la Lettura»
Tra i migliori libri del 2025 secondo il New Yorker e il New York Times

Al lettore il nuovo strabiliante viaggio letterario di McEwan offre una chiave per riscattare il presente dal senso di catastrofe imminente che lo attanaglia e per immaginare un futuro in cui non tutto è perduto.

«Arriva senza preavviso, come uno schiaffo, la nostalgia anche se il termine mal si addice a un posto che non ho mai visto. Eppure mi prende, in fondo al cuore, una strana fitta di piacere misto a pena, un anelito, una meraviglia, una tristezza. Questo anelito per qualcosa che non si è conosciuto e che è andato perso meriterebbe una parola tutta sua, perché va al di là della nostalgia, è la smania per qualcosa che un tempo era noto. Non proprio un tormento, ma nemmeno una risorsa. Quel misto di piacere e pena è emotivamente devastante, impedisce la concentrazione.»

«Un potente omaggio a un’epoca perduta… e una splendida raffigurazione di cosa significhi cercare legami umani nelle parole e fra le pagine». – Library Journal

«Questo romanzo mi ha dato così tanto piacere che a tratti mi veniva da ridere per la pura gioia della lettura.» – The New York Times

«Un romanzo ipnotico su come cerchiamo di comprendere ciò che ci ha preceduti.» – Washington Indipendent Review Of Books

«È una prova d’autore, ambiziosa più delle ultime, collegabile a Solar (2010) il suo romanzo di Climate Fiction, ma decisa a spingersi oltre per dirci che ci aspetta un nuovo diluvio e sull’arca non saliranno gli innocenti, ma gli ignavi». – Gabriele Romagnoli, la Repubblica

«Ci voleva Ian McEwan per una rivelazione spettacolare del declino.» – Giuliano Ferrara, Il Foglio

Nell’ottobre del 2014, durante una cena tra amici, il grande poeta Francis Blundy dedica alla moglie Vivien un poema che non verrà mai pubblicato e di cui si perderanno le tracce. Un secolo più tardi, in un mondo ormai in gran parte sommerso dopo un Grande Disastro, lo studioso di letteratura Thomas Metcalfe scopre degli indizi che puntano a un intreccio amoroso e criminale. Ma che ne sappiamo degli uomini e delle donne del passato, con le loro passioni e i loro segreti? E che sapranno i nostri discendenti di noi e del mondo guasto che gli lasceremo in eredità? Nel maggio del 2119 Thomas Metcalfe, studioso di letteratura del periodo 1990-2030, si reca per l’ennesima volta alla biblioteca Bodleiana per consultarne gli archivi, a lui arcinoti, nel tentativo di scovare qualche scampolo di informazione inedita sull’oggetto dei suoi interessi, la fantomatica “Corona per Vivien” del grande poeta Francis Blundy, mai ritrovata. Il viaggio è disagevole, ora che la Bodleiana è stata trasferita nella Snowdonia, nel Nord del Galles, per sottrarre il suo prezioso contenuto alle acque che, dopo il Grande Disastro e l’Inondazione che ne seguì, sommersero l’originaria sede, a Oxford, e gran parte della terra. Ma gli abitanti del ventiduesimo secolo, sopravvissuti a quella catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria, e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia ora con sognante nostalgia. Forse anche così si spiega l’ossessione di Metcalfe per il poemetto perduto. Miracolo di costruzione poetica, la Corona di Blundy fu composta poco più di cent’anni prima, nel 2014, in occasione del compleanno della moglie Vivien, e recitata un’unica volta durante i festeggiamenti presso il Casale dei Blundy, in un tripudio di vini e cibi deliziosi e ora introvabili, alla presenza della loro cerchia di amici. Facendo riferimento al celebre banchetto del 1817, cui parteciparono Keats e Wordsworth, l’evento fu successivamente definito «Secondo Immortal Convivio». La profusione di diari, corrispondenze e messaggi disponibili racconta delle correnti di amore e invidia che attraversavano tutti i partecipanti, del primo marito di Vivien, il liutaio Percy, e della malattia degenerativa che si era impossessata del suo cervello, delle ambizioni represse della donna. Ma dell’agognata “Corona per Vivien” neanche l’ombra. Che fine ha fatto la sublime poesia della cui stessa esistenza ormai i più dubitano? Quale verità si cela dietro la sua scomparsa? E quale differenza potrebbe mai fare il suo ritrovamento? Sarà un’intuizione geniale a fornire l’indizio che orienterà Metcalfe in una caccia al tesoro stevensoniana nell’ignoto. Il suo viaggio svelerà una storia d’amore e di compromessi e un crimine impunito, e getterà una luce nuova su figure che le parole tramandate gli avevano fatto credere di conoscere intimamente.

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Non scrivere di me
Di Veronica Raimo

«Veronica Raimo dà conto di un io che si frantuma e che si cerca: un romanzo femminista.» – Teresa Ciabatti, La Lettura

«Questo amore tutto sbagliato finisce male, malissimo, ma non il libro. Che chiude con un abbraccio sbilenco, quello di cui tutte noi abbiamo bisogno.» – Elena Stancanelli, Il Foglio Review

«Con una scrittura bellissima, fatta di spigoli e pure di lividi, Raimo mette mano alla più indicibile, scabrosa e contemporanea delle speranze: quella di veder tornare lui, nonostante tutto. Quella che tutto cambi, purché tutto resti uguale.» – Valentina Farinaccio, D di Repubblica

«Che sorpresa e che sberla. Non c’è un’altra scrittrice altrettanto brava a liberare le donne dalla Donna. Grazie. P.S. Leggendo si ride anche, e parecchio, come sempre con i libri di Veronica Raimo.» – Simonetta Sciandivasci, Tuttolibri

«Raimo racconta una vulnerabilità quasi intollerabile e dà una voce inedita al desiderio e alla vergogna.» – Edoardo Vitale, Domani

p>«La lingua dell’autrice, tagliente ed estenuata, intacca la superficie delle cose, appiccicandosi ai dettagli.» – Filippo La Porta, Robinson

 

 

Dennis May è morto. Per il mondo è una notizia tra le tante, per S. è il finale sbagliato della propria storia. Dennis è stato l’oggetto della sua devozione e l’artefice della sua umiliazione, la possibilità di immaginare un’altra vita e l’infinito autoinganno. Se oggi S. fa la cameriera e disprezza quasi tutto è a lui che lo deve. O forse è solo un alibi.

Con una voce magnetica, tenera e spiazzante, Veronica Raimo racconta lo scandalo del desiderio che si annida nel trauma, il ridicolo che si accompagna alla tragedia, il dubbio che a definire la nostra storia – più ancora di quanto è accaduto – sia quello che, nell’ottundimento della rabbia o dell’amore, continuiamo ad aspettare.

«È il senso costante di reversibilità a causare dolore, l’idea che possiamo ancora cambiare le cose».

L’ultima volta che ha visto Dennis May dal vivo – Dennis May vivo – S. aveva addosso dei jeans scuri e una maglia color smeraldo. Ora quei vestiti sono sepolti in cantina, pezzo forte di una collezione degli orrori insieme a un Nokia con i messaggi di Dennis e una locandina autografata di Lark, il film che lo aveva trasformato in un attore e regista di culto. Dentro quell’innamoramento collettivo S. ha camuffato la propria devozione, proteggendola con la tenacia di un cane da guardia perché nulla potesse scalfirla: né le stroncature ai film di Dennis, né i suoi silenzi e le sue fughe, né le dichiarazioni imbarazzanti alla stampa. L’ha protetta persino quando, nella stanza di un albergo a Roma, Dennis l’ha violentata per poi sparire dalla sua vita. E l’ha protetta quando ha temuto che ad altre donne, in altre stanze, potesse essere accaduta la stessa cosa. Oggi S. ha trentacinque anni, fa la cameriera in un bar, e non ha mai smesso di aspettare che Dennis tornasse per offrirle un’altra possibile versione della loro storia. Ha abbandonato il sogno di scrivere, ma legge il mondo con un’intelligenza corrosiva e un’ironia brutale che forse rivela l’esatta collocazione della ferita. Il suo è un curriculum fatto di inciampi, autosabotaggi, legami interrotti. Come l’amore incerto con Gionata, che ancora rimpiange, o la relazione burrascosa con Lorenzo, che si è innamorato di lei per quello che poteva diventare ma solo a patto che non lo realizzasse davvero, o l’amicizia con Agnese, che dice sì a tutto ma non fa mai domande, neppure quelle che a dirle ad alta voce cambierebbero molte cose. Ma adesso che Dennis May è morto, adesso che non c’è più niente da aspettare, può darsi che sia il tempo di smettere di fare la guardia, e tornare con qualcuno in quella stanza, per trovare le parole. Si dirà, di questo libro, che è un romanzo sull’ossessione amorosa e sulle narrazioni tossiche che condizionano le nostre vite, un romanzo sul fallimento e sul suo potere di seduzione, sulla scrittura e sulla vergogna, sull’ambiguità con cui la vittima abita il suo ruolo, sulla nostra idea di giustizia, su un certo modo fragile e rabbioso di essere uomini, sulla sorellanza. Si dirà tutto questo e sarà vero ma non ancora a fuoco: ci sono tanti modi di intercettare le grandi questioni del nostro presente, quello di Veronica Raimo è la letteratura.

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Panorama
Di Tommaso Pincio

Una rapporto epistolare interrotto, una donna improvvisamente scomparsa, il vuoto determinato dall’assenza. Nasce così questo romanzo che attraverso la voce raffinata e malinconica di Tommaso Pincio ci fa guardare il mondo, presente e futuro, senza alcuna retorica, scoprire paure e fragilità, speranze e disillusioni. Tutto in questo libro è una dichiarazione d’amore: alla letteratura, alla lettura, alla vita che sempre sorprende, all’atto stesso di amare.

«Pincio mischia magistralmente fatti (persone reali, con nomi e cognomi) e finzione. Analizza una società a concentrazione ridotta solidarizzando coi sentimenti dei suoi partecipanti. Sa che le nostre vite sono, essenzialmente, il racconto che ne facciamo. O la versione che omettiamo di farne.» – Riccardo Staglianò, Il Venerdì di Repubblica

«Pincio è uno scrittore eccellente, e con il suo modo personale di stare dentro la letteratura è riuscito nell’impresa di costruire un romanzo sul senso (ormai smarrito o fallito) della letteratura e ci consegna pagine di indiscutibile valore.» – Carmen Pellegrino, la Lettura

«Ottavio Tondi è un personaggio straordinario, fatto perlopiù di inazione (è ciò cui condanna la lettura?), “epitome e incarnazione di una passione rara” che conduce fatalmente a uno scollamento dalla vita, all’inabilità a incidere concretamente sulle cose, un individuo “assente in ogni circostanza” in quanto sempre altrove.» – Laura Imai Messina, La Stampa

«Formidabile presa per i fondelli dei miti, feticci e luoghi comuni più arrugginiti ventilati a scopo di lucro dagli operatori del settore – le trame incastrate in altre trame, il trucco del manoscritto anonimo, l’espediente dell’autore perseguitato da malvagi incolti – Panorama è ugualmente la dimostrazione di quanto sia non solo impossibile, ma anche sciocco fare a meno di questi stessi miti, espedienti e trucchi i quali continuano letterariamente a “rendere”, purché chi vi ricorre abbia talento e onestà intellettuale.» – Fabrizio Ottaviani, il Giornale

«Per circa quattro anni ho avuto un rapporto epistolare con una ragazza fuori del comune. Lettrice vorace ma senza particolari ambizioni letterarie, era piena di stranezze e sofferenze ma anche molto affascinante. Panorama ha cominciato a nascere nel momento in cui lei, senza preavviso, ha disattivato il suo profilo. Da un giorno all’altro scomparve dalla mia vita e io ho provato un vuoto, un’angoscia inaspettati. Dopo qualche settimana pensai che un modo di elaborare questo insolito lutto fosse quello di scrivere un racconto su di lei ma nel quale io non comparissi». Così ha raccontato Tommaso Pincio rivelando nella realtà di eventi personali l’origine di Panorama, uscito nel 2015 per NN Editore e diventato presto un caso editoriale e un libro di culto. Da quella realtà personale sono scaturiti vicende e personaggi di una storia vertiginosa. Ecco allora Ottavio Tondi, la sua ossessione per la lettura come implacabile e marginale ragione di vita, il suo talento speciale «nel non incidere sulle cose», il conflitto col padre, fino alla piega inattesa dell’esistenza: l’incontro con il direttore editoriale di una importante casa editrice, la lettura di manoscritti su manoscritti, poi il successo improvviso, i bestseller, il potere di decidere della fortuna di un romanzo, i festival letterari tra l’adorazione del pubblico e l’invidia di molti. Ed ecco Maddalena, con cui Ottavio avvia una relazione in cui convivono molte cose, «forse perfino l’amore». E Ligeia, che conosce sul social network «Panorama», con la quale per quattro anni si manda messaggi. Le ore trascorse in una utilitaria, a vagare sul grande anello che circonda la città, e il silenzio di un letto vuoto e disfatto, o di risposte che non arrivano. Mentre il tempo tutto travolge e trasforma, e i libri diventano una passione clandestina e pericolosa. Questa nuova edizione contiene anche l’opera di uno dei suoi personaggi, Acque chete di Mario Esquilino, irreperibile per anni perché autoprodotta. Accompagnati dalla voce raffinata e malinconica di Pincio nelle pagine di Panorama guardiamo il mondo, presente e futuro, senza alcuna retorica, scopriamo paure e fragilità, speranze e disillusioni. Tutto in questo libro è una dichiarazione d’amore: alla letteratura, alla lettura, alla vita che sempre sorprende, all’atto stesso di amare.

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Mantide
Di Cecilia Rita

Libro presentato da Ludovica Jaus nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.

La nuova fuggitiva italiana.

«Io indicavo futuri possibili e lui li trafiggeva con freccette immaginarie.»

«Che bel libro, questo: duro, potente, pieno di immaginazione e dolore e con una dote rara: sa guardare il mondo di oggi e trasformarlo in letteratura.» – Andrea Tarabbia

 

Un romanzo d’esordio ipnotico e underground, la nuova fuggitiva italiana racconta l’atavico senso di colpa femminile: quello della donna-mantide che, scegliendo di non accudire, viene accusata di uccidere. Colpevole per quello che riesce a intuire e colpevole non per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha smesso di rappresentare.

Proposto da Ludovica Jaus al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«Mantide, esordio di Cecilia Rita edito da NN Editore, è un romanzo teso e contemporaneo. Lisergico e feroce, racconta il passaggio alla vita adulta di una giovane donna, Mia, e lo fa attraverso l’elaborazione del lutto: non solo accettare la morte dell’altro ma anche, e soprattutto, conoscere intimamente la propria morte interiore e cercare di sopravviverle. Nel mondo di Mia, così come nel nostro, la violenza è un fatto sistemico; nonostante i nostri tentativi per cancellarla, interromperla, spazzarla via, inghiottirla o nasconderla, si dispiega nelle relazioni, in ciò che riserviamo a noi stessi, negli spazi che abitiamo – la città, la casa, l’amore, la rete. Ma sconfiggere l’odio, la paura, il dolore, la guerra, la violenza in questo libro che è quasi un sortilegio transfemminista si può: perdonando noi stessi e gli altri, avendo cura dei vivi e dei morti, riappropriandoci del nostro potere.»

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La signora nel furgone e le sue conseguenze
Di Alan Bennett

Mancava un po’ a tutti, l’intrattabile Miss Shepherd. Ai moltissimi lettori della Signora nel furgone, naturalmente. Ma soprattutto al suo riluttante e devoto biografo, Alan Bennett.

“MISS SHEPERD Questo pomeriggio ho visto un serpente. Veniva su per la Parkway. Era lungo, e grigio. Un boa constrictor mi sa.
A.B. Ma no…
MISS SHEPERD Aveva l’aria velenosa. Strisciava contro il muro. Secondo me puntava al furgone. A.B. Ma no, Miss Sheperd…
MISS SHEPERD Ho pensato di avvisarla, per sicurezza. Io me la sono già vista brutta, coi serpenti.
A.B. Miss Sheperd, mi stia a sentire. A Camden Town non ci sono boa constrictor.
MISS SHEPERD Mi sta dando della bugiarda? Guardi che so riconoscere un boa contrictor, sa?”

Alan Bennett come si poteva immaginare ha colto al volo la proposta del regista Nicholas Hytner: scrivere un film che avrebbe visto Maggie Smith nel ruolo della protagonista. Dal lavoro sul film è nato poi questo libro, che oltre al testo originale e alla sceneggiatura contiene uno scritto introduttivo di pungente sincerità dove per la prima volta Bennett, anche grazie a nuove pagine di diario, racconta fino in fondo la singolare relazione che per quindici anni lo ha legato al più eccentrico dei suoi personaggi, svelando a uno a uno, con nostro irrefrenabile divertimento, i lati più curiosi dello strano mestiere che, senza quasi volerlo, ha finito per fare – più o meno meglio di chiunque altro.

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La curva dell'oblio (vol. 4)
Di Gian Andrea Cerone

Mentre il misterioso killer della rosa terrorizza Milano e impegna tutta la squadra dell’unità di analisi del crimine violento, la riapertura di un cold case chiama il commissario Mandelli a indagare tra le vette delle Dolomiti, dissotterrando ricordi sepolti dall’oblio.

«Adesso accendi la sirena e vedi di accelerare, nel frattempo raccontami tutto quello che sai sul nostro cadavere.»

«Altro che maledizione biblica, Cerone è una benedizione per il lettore che chiude il libro contento.» – Severino Colombo, la Lettura

All’inizio di un gennaio milanese in cui c’è aria di neve, una segnalazione anonima porta al ritrovamento di un uomo ucciso in una mansarda in zona Lambrate: indossa una maschera da medico della peste e apparentemente è morto dissanguato; intorno al suo corpo sono appese sacche piene del suo stesso sangue. Il commissario Mandelli e l’ispettore ­Casalegno capiscono subito di trovarsi di fronte a un’efferatezza destinata a seminare altre vittime, e a un ­killer che vuole attirare l’attenzione lasciando una firma: la foto in bianco e nero di una rara specie di rosa. Tutta la squadra della UACV, l’Unità di Analisi del Crimine Violento, si attiva per seguire questa pista. Ma Mandelli è costretto a lasciare l’operatività delle indagini a Caterina Dei Cas, l’ombrosa poliziotta valtellinese fidanzata di Casalegno che è ormai al settimo mese di gravidanza. Lui e Casalegno, infatti, vengono chiamati dai superiori a occuparsi  di un vecchio caso in Val di Fassa: un senatore molto potente pretende che sia fatta chiarezza sulla morte di suo figlio, avvenuta dieci anni prima e archiviata come accidentale, in un periodo in cui la valle era infestata da misteriosi delitti rituali… Le due indagini corrono parallele e Mandelli si troverà a combattere pericoli spettrali e ­altri fin troppo concreti, mentre cercherà di dipanare la matassa del passato liberandola dalla legge implacabile dell’oblio.

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Le belve
Di Clara Uson

Libro vincitore del Premio Dashiell Hammett per il migliore Noir spagnolo

Una terrorista con deliri di grandezza. Un’adolescente in cerca del proprio posto nel mondo. Un ritratto generazionale della Spagna degli anni Ottanta, segnata dalla violenza politica e dai sogni di libertà. Il nuovo romanzo dell’autrice di La figlia.

«Clara Usón firma uno dei migliori romanzi dell’anno». – El Confidencial

«Clara Usón fa della figura di Idoia López Riaño il perno del suo libro: era la bellissima, desideratissima e ferocissima pasionaria dei terroristi baschi dell’Eta, protagonista reali di una tragedia che per decenni ha insanguinato la Spagna.» – Elisabetta Rosaspina, La Lettura

Conosciuta come la Tigre, Idoia López Riaño fu una delle più sanguinarie terroriste dell’ETA (Euskadi ta Askatasuna, «Patria basca e libertà») e la più capace di catalizzare l’attenzione dei media, tanto per i suoi attentati quanto per la sua bellezza. La sua storia, costellata di chiaroscuri, si intreccia con quella di Miren, un’adolescente che si sforza di apparire normale in una famiglia che normale non è, con un padre temuto, un poliziotto della vecchia scuola invischiato nei GAL, i Gruppi antiterroristici di liberazione, squadroni della morte composti da poliziotti spagnoli in borghese e da ex militanti franchisti. Sono gli anni Ottanta nei Paesi Baschi: anni di piombo e della guerra sporca tra terrorismo dell’ETA e terrorismo di Stato. Ovunque Miren posi lo sguardo – sugli amici, sul ragazzo che le piace, persino su suo padre – tutti appaiono divisi, costretti a schierarsi da una parte o dall’altra, come belve feroci in una lotta fino alla morte. Clara Usón torna dopo La figlia ad approfondire la frivolezza del male in un romanzo documentato con minuzioso rigore, che nel suo riuscito equilibrio tra fatti reali e invenzione letteraria mantiene il lettore con il fiato sospeso. Sguardo profondo sull’intimità del terrorismo, Le belve ritrae con intensità una generazione scossa dalla violenza, incarnata in due donne le cui vite si legano indissolubilmente a un assassinio irrisolto, nel cuore di una guerra sporca in cui vennero scritte alcune delle pagine più abominevoli della storia recente.

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Quando le gru volano a sud
Di Lisa Ridzén

Delicato e potente, questo ritratto dell’ultima età della vita, protagonista invisibile della nostra epoca, è un romanzo sovversivo che ci riguarda, tutti, e rimarrà con noi.

Passano da me quattro volte al giorno, gli assistenti domiciliari. La prima volta che Hans ha accennato al discorso, sei mesi circa dopo che tu eri stata trasferita, l’ho trovato ridicolo. Gli ho riso in faccia, e dopo me ne sono un po’ vergognato. Lui era solo animato da buone intenzioni. Era l’epoca in cui avevo ancora potere sulla mia vita.

«Una meditazione potente sulla vita e la morte, e sulle relazioni fondamentali della nostra esistenza. Un libro che vi riecheggerà nell’anima». – Garth Stein

«Una storia toccante sul tempo che passa, il nostro e quello degli altri, e sulla sottile ferocia dell’amore tra padri e figli». – Fredrik Backman

Bo ha ottantanove anni e la sua solitudine viene interrotta soltanto dalle visite degli assistenti domiciliari che si prendono cura di lui. Per il resto, non c’è molto che abbia sapore. Nemmeno i pasticcini alla panna montata che il figlio Hans si ostina a comprare e mettergli nel frigo. Bo è arrabbiato con il suo corpo che non obbedisce più, con le sue braccia un tempo forti che ora non riescono a fare più nulla, con le sue dita gonfie che non sanno più nemmeno aprire il barattolo che contiene lo scialle preferito di sua moglie Fredrika. Lo scialle che conserva ancora il suo profumo. È l’unica cosa che gli è rimasta di lei, da quando è stata trasferita in una casa di cura a Östersund, da quando Fredrika non riconosce più nessuno e lui non riconosce più la donna dietro i lineamenti di sua moglie. Ma, soprattutto, Bo è arrabbiato con Hans che vuole portargli via Sixten, il suo cane, perché si è convinto che un quasi novantenne non sia in grado di prendersene cura. E adesso non c’è più Fredrika a addolcire le parole aspre tra padre e figlio. Il vuoto lasciato dalla compagna di una vita e la preoccupazione di perdere l’affetto di Sixten, che ancora lo tiene nel mondo, trascinano Bo in un vortice di emozioni. Lo sospingono a ripercorrere la sua esistenza, a definire felici quei momenti in cui semplicemente non ci accadeva nulla, ad ammettere il suo modo imperfetto di amare gli altri.

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56 giorni
Di Catherine Ryan Howard

Miglior thriller dell’anno per «The New York Times», «The Washington Post» e «The Irish Times» e miglior Crime Fiction Book of the Year agli Irish Book Awards.

Un avvincente thriller psicologico che racconta una storia d’amore ambientata durante il lockdown, in cui nessuno dei due protagonisti è chi dice di essere.

«Un romanzo pazzesco da un’autrice che sicuramente diventerà una voce importante nel panorama del giallo. Si rimane incollati alle pagine fino alla fine». – Karin Slaughter

«Una storia piena di tensione e colpi di scena. È un thriller incredibilmente bello, che ti tiene in sospeso mentre giri le pagine furiosamente una dopo l’altra». – The New York Times

«Un capolavoro. Attuale, sorprendente, ricco di emozioni. La narrativa suspense ha raggiunto il suo apice». – The Washington Post

«Questo thriller psicologico dall’atmosfera perfetta è intriso di paranoia e di tensione. Inquietante e brillante». – The Guardian

Nessuno sapeva che vivevano insieme. Ora uno dei due è morto. Potrebbe essere questo il delitto perfetto? 56 giorni prima Ciara e Oliver si incontrano per la prima volta in un supermercato di Dublino, durante una pausa pranzo come tante; tra loro scatta subito la scintilla e, nel giro di pochi giorni, iniziano a frequentarsi. Nella stessa settimana, il Covid-19 raggiunge le coste irlandesi. 35 giorni prima. Quando il lockdown minaccia di tenerli separati, Oliver suggerisce di andare a vivere insieme nel suo appartamento. Nonostante si conoscano da poco, Ciara accetta: per lei è l’unico modo di far funzionare la relazione sfuggendo al controllo della famiglia e degli amici. Per Oliver è l’unico modo di nascondere la sua vera identità. Oggi. Nell’appartamento di Oliver viene trovato un cadavere in decomposizione. Gli investigatori si buttano a capofitto nell’indagine: riusciranno a capire cosa è realmente accaduto, oppure la pandemia ha permesso a qualcuno di commettere il delitto perfetto?

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Il codice dei Woodster
Di P.G. Wodehouse

In un vortice di equivoci e gaffe, furti e cadute rovinose, tra nuovi incontri e vecchie conoscenze, Wodehouse ci delizia con il terzo esilarante romanzo con protagonisti Bertie e Jeeves. E lo fa con quel suo solito umorismo confortevole, rassicurante, eppure sempre imprevedibile e mai scontato, di cui nessuno di noi ormai può più fare a meno.

L’arcigna zia Dahlia ha incaricato Bertie Wooster di rimediarle una vecchia lattiera a forma di mucca. Il piano è semplice: Bertie dovrà andare nel vicino negozio di antiquariato e tentare di abbassare il prezzo della mucca d’argento. Una volta lì, il giovane Wooster viene però informato – disgrazia! – che il prezioso oggetto è stato appena acquistato da un certo Sir Watkyn. Nel frattempo, Bertie è venuto a sapere della rottura tra la graziosa Madeline e l’amico fraterno Gussie. Ecco, dunque, l’occasione per prendere i proverbiali due piccioni con una fava: si dà il caso che Sir Watkyn sia il padre di Madeline, così Bertie dovrà soltanto andare nella sua residenza di campagna e, mentre cercherà di ricucire il rapporto tra i due novelli sposi – perché il codice dei Wooster è chiaro: «Mai piantare in asso un amico» -, trafugherà la mucca-lattiera. Cosa potrà mai andare storto? Ça va sans dire: tutto. E chi potrà mai rimettere insieme i cocci sparsi qua e là da Bertie, se non l’irreprensibile Jeeves?

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La ragazza che scriveva sulla seta
Di Kelli Estes

Due destini intrecciati da preziosi fili di seta.

Stato di Washington, oggi. Inara Erickson, figlia di un magnate americano, eredita da un lontano parente la tenuta di Rothesay a Orcas Island. Innamoratasi a prima vista della proprietà, la ragazza decide di trasformarla in un albergo di lusso, ma passando in rassegna gli oggetti della villa trova la manica ricamata di un kimono di seta blu in una cavità del sottoscala. La forma fa pensare ai tradizionali kimono cinesi, mentre i molteplici ricami sembrano raccontare una storia. Incuriosita, Inara si rivolge a Daniel Chin, un giovane sino-americano, esperto di studi asiatici, nella speranza di decifrare quei disegni. Chi può averli realizzati? E perché ha deciso di strappare una manica e nasconderla proprio in quella casa? Orcas Island, 1886. Mei Lien, una ragazza cinese, riesce a sfuggire a un’espulsione di massa ordinata dal governo americano ai danni dei cinesi immigrati negli Stati Uniti. Sopravvissuta a un naufragio, la ragazza trova rifugio a Orcas Island e, grazie al sostegno di Joseph McElroy, un giovane che si innamora di lei e la sposa, decide di raccontare la sua drammatica storia ricamandola sulla manica di un kimono. Attraverso quei ricami, più di cent’anni dopo, Inara scopre che la sua vita e quella di Mei Lien sono tragicamente intrecciate e, di fronte a una intollerabile verità che riguarda la sua famiglia, sarà costretta a compiere una scelta tanto difficile quanto dolorosa e sconvolgente. Ispirato a fatti realmente accaduti, il brillante e suggestivo esordio di Kelli Estes è il racconto struggente di due donne determinate a fare la cosa giusta.

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Il castello di Blandings
Di P.G. Wodehouse

Se Lord Clarence conte di Emsworth, il mite padrone di casa, cura personalmente la dieta della sua maestosa scrofa da concorso, Lady Constance, sua apprensiva sorella, si preoccupa dei colletti e del cilindro del nobile fratello nonché delle nozze dei nipoti. E se Frederick, volubile secondogenito del conte, analizza le possibilità commerciali dei biscotti per cani Donaldson, Gertrude, sua paffuta cugina, non sa decidersi tra l’amore per il massiccio reverendo Bingham e la passione per il vaporoso tenore Watkins. Anche la servitù, naturalmente, non è da meno, e se il capo-giardiniere McAllister studia i piani per un sentiero di ghiaia che attraversi il giardino, il vecchio Beach, l’impettito maggiordomo, vigila su tutto affinché in mezzo a tanto affaccendarsi almeno l’etichetta sia rispettata…

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L'ufficio degli affari occulti. Vol. 1
Di Eric Fouassier

Parigi, 1830. Nella residenza di Charles-Marie Dauvergne, deputato alla Camera di fresca nomina, si festeggia il fidanzamento di Lucien Dauvergne con la figlia di un industriale normanno. Lucien è un giovane frivolo, un dandy elegante e bohémien. Nel corso della serata, sale al piano superiore della casa e scompare letteralmente dalla festa. Temendo un capriccio del suo incorreggibile rampollo, Madame Dauvergne si avventura anche lei al primo piano, e lo trova inginocchiato dinanzi a un grande specchio di Venezia con la cornice dorata. Il giovane si alza, abbozza un saluto, poi avanza con passo sicuro verso la finestra e si getta nel vuoto. L’inchiesta sulla tragica, illogica morte del figlio di un personaggio illustre è questione delicata e suscita non pochi timori nelle alte sfere del potere. Alla Sûreté viene perciò convocato e istruito in tutta fretta Valentin Verne, giovane ispettore della Buon costume, il servizio di protezione della morale. A Valentin, che sotto l’apparenza eterea cela una determinazione tagliente quanto il filo di una lama, non resta che accettare il nuovo incarico, anche se comporta, per il momento, la rinuncia a venire in aiuto di Damien, un or – fano indifeso caduto nelle grinfie del mostro che si fa chiamare il Vicario. Accolto da uno straordinario successo di critica e di pubblico, L’ufficio degli affari occulti è un romanzo irresistibile in cui i generi si uniscono in un intrico fatto di esoterismo e scienza, misteri e codici da decifrare.

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Il canto del male. L'ufficio degli affari occulti, vol. 4
Di Eric Fouassier

Una nuova indagine dell’ispettore Valentin Verne, il geniale protagonista dell’Ufficio degli affari occulti, per la prima volta lontano dalla capitale francese.

Maggio 1832. A Parigi imperversa il colera, e la paura del contagio costringe tutti nelle proprie case. Eppure l’Ufficio degli affari occulti non abbandona le sue investigazioni nemmeno di fronte alla minaccia del morbo; soprattutto ora che l’ex attrice Aglaé Marceau è entrata a pieno titolo a far parte dell’istituzione. Ben poche donne ricoprono un ruolo simile, ma d’altronde l’ispettore Valentin Verne, che è il suo capo, è senz’altro il meno conformista tra i poliziotti. Anche come fidanzato è anticonvenzionale: perciò Aglaé apprende che lui ha dovuto lasciare in fretta e furia la città per una missione segretissima da una lettera, anziché dalla sua viva voce. Lasciate infatti Parigi e le sue oscure vicende nelle mani dell’abile fidanzata, Verne è già giunto tra le alture della Vandea, in un clima di rivolta imminente, per indagare su due morti misteriose. Molte sono le voci sui presunti assassini: spie di Luigi Filippo, oppure sostenitori della duchessa di Berry, aspirante al trono di Francia; messaggeri del diavolo che solcherebbero i mari su imbarcazioni avvolte nella nebbia, oppure adoratori di culti arcani che lanciano maledizioni. Ovunque, un canto malefico risuona nella notte, come un funesto presagio. Nel quarto volume della serie L’Ufficio degli affari occulti, Éric Fouassier ci conduce in una nuova sfida del suo ormai iconico ispettore e della sua squadra, un’indagine labirintica in cui vicende criminali e rivolgimenti della Storia si intrecciano in un incantesimo difficile da spezzare.

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La cosa giusta
Di Pierfrancesco Carletti

Marzo 1944. John Colvin, giovane italo americano cresciuto tra Roma e Washington, vive una vita spensierata tra amici, musica e serate nei club. Per gioco, accetta una scommessa che cambierà tutto: arruolarsi nell’esercito.
Quella che doveva essere un’esperienza breve si trasforma presto in qualcosa di ben diverso. Dopo lo sbarco in Normandia, John si ritrova coinvolto in un’imboscata e, costretto alla fuga, entra in contatto con la Resistenza francese.
Tra guerra, scelte difficili e un amore impossibile, il suo percorso lo porterà a mettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere, fino a maturare una nuova consapevolezza di sé e del mondo.

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I sette fuochi del tempio
Di Daniel Levin

Roma. Per il giovane avvocato Jonathan Marcus è quasi un ritorno a casa. È ancora vivo in lui il ricordo del periodo trascorso in Italia per completare una ricerca sulla controversa figura di Flavio Giuseppe, lo storico ebreo che, durante le guerre giudaiche, si era alleato con Tito. Adesso Jonathan è in città per difendere un cliente dall’accusa di aver illegalmente acquistato due frammenti della Forma Urbis – un’enorme mappa in marmo della Roma imperiale raffiguranti una sezione del Colosseo. E in quei reperti Jonathan individua un riferimento proprio a Flavio Giuseppe e all'”errore” di Tito… Ostia. Dopo aver ricevuto una soffiata, il capitano dei carabinieri Jacopo Profeta perquisisce un magazzino abbandonato e, all’interno di una colonna romana, scopre il corpo imbalsamato di una donna. Sulla pelle è tatuata una frase enigmatica – La vittoria nell’ombelico del mondo – e tutt’intorno sono sparse varie pagine manoscritte di un’opera di Flavio Giuseppe. Profeta intuisce di essere caduto in una trappola e, pochi secondi prima che il magazzino venga distrutto da un’esplosione, riesce a fuggire, portando in salvo alcune pergamene… Gerusalemme. Salah al-Din, nipote del Gran Muftì, sta clandestinamente scavando sotto la Cupola della Roccia. Il suo obiettivo è localizzare la camera segreta dove Flavio Giuseppe ha nascosto una reliquia leggendaria. Il Monte del Tempio, infatti, è l’ombelico del mondo… Tre uomini, un segreto, una missione: trovare la Menorah.

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La scommessa più bella
Di Danielle Steel

Un romanzo avvincente e ricco di spunti di riflessione. Ambientato in un’agenzia di New York, un gruppo di donne in carriera scopre l’alto prezzo del successo.

Jane Addison è giovane, intelligente e ambiziosa. Quando le si aprono le porte della Fletcher and Benson, una prestigiosa agenzia letteraria e di spettacolo di New York, le sembra di sognare a occhi aperti. Inizia così a lavorare come assistente di Hailey West, che si dedica con passione ai suoi autori, nonostante la vita famigliare decisamente complicata: dopo la tragica morte del marito, è costretta a crescere da sola i suoi tre figli. Anche Francine Rivers, l’austera responsabile del dipartimento letterario dell’agenzia, è una madre single, sopravvissuta a un divorzio burrascoso e a molte difficoltà finanziarie grazie alla sua straordinaria forza d’animo. Allie Moore, invece, sembra avere tutto ciò che ha sempre desiderato: si gode il successo, e ama lavorare con gli attori che rappresenta… finché una relazione segreta con un cliente, astro nascente del cinema, rischia di far deragliare la sua brillante carriera. E poi c’è Merriwether Jones, la direttrice finanziaria, che dietro l’apparenza di un matrimonio perfetto, nasconde un marito geloso della sua posizione che rischia di rovinare tutto ciò che lei ha costruito. Per Jane è chiaro sin da subito che dietro le porte dell’agenzia si nascondono segreti pericolosi.

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Le ragazze di Tunisi
Di Luca Bianchini

Le ragazze di Tunisi è un romanzo coloratissimo che emoziona e sorprende. Luca Bianchini mescola ricordi familiari ad aneddoti esilaranti in una storia comune a molti italiani. Sarebbe stato un peccato non raccontarla.

«Non conoscevo davvero la storia della famiglia di mia madre, finché un giorno ho iniziato a fare domande.»

Luca Bianchini Tunisi, 1959-1961. I Brancata sono una delle tante famiglie di origine siciliana che in Tunisia hanno cercato l’America, e non sempre l’hanno trovata. In compenso hanno convissuto pacificamente con i francesi, che fino ad allora comandavano, insieme a tunisini, ebrei e maltesi. In questa cornice cosmopolita, Maria – una bella trentottenne fiera e determinata – vede le sue tre figlie adolescenti diventare grandi. È lei che si occupa di loro perché suo marito lavora in campagna ed è quasi sempre sola. Per far fronte alle difficoltà economiche si dedica a piccoli lavori di sartoria in casa, nel quartiere di Borgel, al pianterreno di una palazzina che si affaccia su un cortile dove tutti conoscono tutti. Al piano di sopra, un vedovo silenzioso la corteggia con discrezione, ma lei è troppo occupata a tener d’occhio le sue ragazze, innanzitutto Anna, la primogenita. Sedici anni, Anna ama leggere e guardare le navi all’orizzonte e frequenta una delle migliori scuole di Tunisi grazie allo zio Jojo, il mascalzone latino di famiglia, che le paga gli studi. Per lei l’amore è ancora qualcosa di irraggiungibile, ma per fortuna ha Marinette, l’amica francese che le apre le porte di un mondo fatto di cinema, bei vestiti e passeggiate in Avenue de France. Sempre tra i piedi, ci sono le sue sorelle: Vitina che in apparenza pensa solo a cantare e a fare ginnastica, e Pupetta, il grillo parlante della famiglia. Tutto intorno, una città vivace in cui i nostri protagonisti si muovono in un tempo sospeso tra malinconia e incertezza: con l’indipendenza della Tunisia per molti si avvicina la stagione degli addii. Ma è proprio la paura del cambiamento ad accendere i cuori, far nascere nuove storie e svelare segreti, in un microcosmo fatto di zii rancorosi, vicini curiosi, couscous a volontà e serate trepidanti davanti alla tv.

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Le notti senza sonno (vol. 1)
Di Gian Andrea Cerone

Fitte indagini in otto giornate tesissime fra colpi di scena e percorsi umani e sentimentali che si intrecciano, trasformandosi in una crudele sfida in cui ognuno metterà a rischio la propria esistenza e i propri affetti.

Febbraio 2020: mentre i media diffondono le prime voci ancora confuse su un virus che sta mietendo vittime in Cina e sembra essere arrivato anche in Italia, la Questura di Milano si trova di fronte a un macabro ritrovamento e all’ipotesi di un killer seriale che si accanisce contro le donne, seminando indizi indecifrabili. Le indagini sono affidate al commissario Mario Mandelli dell’Unità di Analisi del Crimine Violento, un cinquantacinquenne solido, vecchia volpe del mestiere, innamorato dell’efficientissima moglie Isa e appassionato di storia. Al suo fianco l’ispettore Antonio Casalegno, affascinante e donnaiolo, talvolta fin troppo impulsivo e spregiudicato, perfettamente complementare al suo capo. Ci sarà bisogno di tutto il loro intuito, della loro competenza e della collaborazione di tutta la squadra investigativa – anatomopatologi e smanettoni informatici, ma anche una giunonica agente con un passato da atleta – per risolvere rapidamente il caso prima che il virus dilaghi e blocchi le ricerche. A complicare le cose interviene un altro crimine che scuote la città, l’omicidio di un noto gioielliere durante una rapina. In un’atmosfera da assedio, le indagini si concentrano in otto giornate tesissime fra colpi di scena e percorsi umani e sentimentali che si intrecciano, trasformandosi in una crudele sfida in cui ognuno metterà a rischio la propria esistenza e i propri affetti. Vincerla significherà dimostrare a se stessi e al mondo che vale la pena lottare fino all’ultimo respiro, per sentirsi ancora vivi.

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Il tempo dell'orologiaio
Di Maurizio De Giovanni

Un conto alla rovescia che non lascia scampo. Il libro che chiude la saga dell’Orologiaio di Brest.

«Perché le storie, sapete, fanno così. Sembrano ferme, e invece prima o poi riprendono a girare.» – Corriere della Sera

«Atto secondo dei misteri d’Italia. E con un ritmo ancora più indiavolato, senza sconti, ancora più difficile da abbandonare rispetto all’episodio precedente.» – La Repubblica

«La narrativa dello scrittore partenopeo fluisce del resto generosa e già sembra ogni volta pronta per la tv e non solo […], con l’acuto dosaggio di azione, suspense e colpi di scena: il tutto in un linguaggio veloce che non si cura troppo di selezionare, poniamo, l’aggettivazione e in genere il lessico, pur senza essere una mimesi del parlato.» – Mario Baudino, Tuttolibri

Carlo Malavasi, nome di battaglia “Sergio”, è stato per oltre quarant’anni una primula rossa della lotta armata: latitante imprendibile, custode di segreti che nessuno dovrebbe conoscere. Mago degli esplosivi, signore dei congegni, ha costruito meccanismi perfetti, capaci di fermare il tempo nel punto esatto in cui la vita si spezza.
A strapparlo alla copertura anonima dietro cui si è nascosto a Brest, in Francia, sono Andrea Malchiodi e Vera Coen.
Andrea è un professore universitario, ordinario, metodico, cresciuto con una madre che gli ha raccontato per tutta la vita di un padre lontano, morto in mare. Fino al giorno in cui Andrea scopre che quel padre non solo è vivo, ma è un assassino. Vera, invece, è una giornalista ossessionata dalla morte del padre che non ha mai conosciuto, ucciso nel 1984 in un attentato. Vuole la verità, Vera. La vuole da sempre. Ma proprio quando sembra sul punto di afferrarla, la donna scompare nel nulla.
E allora il tempo accelera. E deraglia. Carlo e Andrea iniziano la caccia. Con loro c’è Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo: carattere ruvido, troppo simile a quello del nonno. Un trio improbabile, costretto a muoversi in un’indagine senza tracce, e con poche certezze. L’unico appiglio è una pista polverosa che affonda nel passato. Per trovare Vera, Carlo dovrà cercare i compagni di un tempo, e scovare chi lo ha venduto – quarant’anni prima – a un oscuro centro di potere che proietta la sua ombra ovunque. Dovrà scivolare nelle pieghe di quel decennio che non passa, misurando quanto possano essere profonde le disillusioni, ostinata la fedeltà a un’idea ormai sconfitta, irrimediabile il tradimento e indelebile il dolore. Perché non si esce vivi dagli anni ottanta.
Il tempo dell’orologiaio è il C’eravamo tanto amati dell’ultimo assalto al cielo, ed è Il grande freddo della lotta armata, popolato da fantasmi che nessuna riconciliazione può esorcizzare. Maurizio de Giovanni dà compimento all’universo narrativo nato con L’orologiaio di Brest, portando alla luce verità indicibili e segreti inconfessabili, in una lotta travolgente con un tempo che non assolve e che presto o tardi presenta il conto.

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Vite nel sole
Di Marialaura Filosa

Il romanzo è composto da tre racconti relativi a tre donne di età diverse: Sofia, Claudia e Simona. La prima è una ragazza poco più che trentenne che si innamora del suo medico di famiglia, Andrea, sentimento che, con non poche difficoltà, la metterà in discussione e la farà uscire dalla sua zona di comfort, fino a un tragico epilogo. Simona è ormai in pensione, ex infermiera di un reparto psichiatrico e, nonostante tutti gli ostacoli contro i quali ha dovuto lottare, è ancora innamorata. Innamorata della sua passione, la pittura, ma soprattutto della vita. Tra Sofia e Simona un intermezzo napoletano. In poche pagine il racconto di Claudia, una donna di cinquant’anni sposata e madre di due ragazzi. La protagonista, insegnante, si ritrova a dover maneggiare con cura una sconvolgente rivelazione riguardante sua figlia, segreto che metterà a dura prova anche la serenità di suo marito Daniele. Vite nel sole narra tre storie, tre esempi di donne sicure per le quali, dopotutto, la vita è luminosa e gioiosa come il sole che le accompagna nel loro cammino.

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Padri nostri
Di John Niven

Un’improbabile, folle amicizia nata nelle corsie di un reparto maternità tra due padri che non potrebbero essere più diversi. Maestro del black humour contemporaneo, Niven racconta con ferocia e travolgente umanità le sciagure del maschio occidentale: spaesato davanti al proprio fallimento anche nel momento in cui la vita sembra promettere un nuovo inizio.

«Dall’autore de Le solite sospette e A volte ritorno, un melodramma comico che non cala di tensione neppure per un istante». – The Guardian

«Come l’erede scapestrato di Martin Amis e Irvine Welsh, John Niven sa scioccarti, farti ridere, spaventarti e spezzarti il cuore nello stesso paragrafo». – Jojo Moyes

Dan è uno sceneggiatore televisivo frustrato ma di successo che è finalmente diventato papà. Jada, invece, è un piccolo criminale di quartiere che ha appena avuto il suo sesto figlio. I due conducono esistenze agli antipodi. Eppure, dal loro incontro fortuito in ospedale in una livida mattina di Glasgow nasce un legame. Così, quando Dan si troverà a fare i conti con una di quelle tragedie che spezzano un uomo, sarà proprio Jada a tendergli una mano. A modo suo, ovviamente, con un sacco di droga e alcol, ma anche senza giudicare. E chissà che, aiutando Dan, Jada non finisca per salvare sé stesso, o almeno imparare qualcosa.

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L'invenzione del colore
Di Christian Raimo

Libro incluso nella dozzina finalista del Premio Strega 2026

L’invenzione del colore è il romanzo di un’Italia contemporanea in cui la nostalgia può diventare immaginazione, il racconto di una classe operaia che trova il paradiso e nasconde l’inferno, un’epopea industriale che nel suo declino non ha risparmiato i propri eroi, la ricerca di una ragazza indecifrabile e la riscoperta dell’amore per un padre che sembra sfuggito tutta la vita ai suoi affetti e alla felicità. È, ancora e soprattutto, un libro sulle generazioni che si confidano solo nei momenti di fragilità, per rivelare la forza che muove ogni possibile rinascita.

«Christian Raimo parte da un’indagine sul padre, inventore di un metodo di trattamento del colore cinematografico […], e ne fa anche un’indagine su di sé e sull’ossessione per la giustizia.» – Nicola H. Cosentino, La Lettura

«Ne “L’invenzione del colore” i temi dei romanzi precedenti di Christian Raimo si intrecciano senza che mai venga meno la tensione morale e spirituale di una confessione a tratti cruda e sconcertante, ma sempre sincera, sempre dominata dalla necessità di comprendere e comprendersi». – Alessandro Zaccuri, Avvenire

«C’è un libro bellissimo. Una così dolorosa e sincera storia di chi siamo noi, in questo tempo di mezzo fra i Grandi Padri di prima e i piccoli tragici autocrati di adesso.» – Concita de Gregorio, d la Repubblica

 

Fin da bambino, il protagonista di questo romanzo sa che suo padre Raffaele ha inventato qualcosa che ha rivoluzionato la storia del cinema. È sempre rimasto una specie di segreto di famiglia, una leggenda privata. Gli torna in mente quando in una caldissima primavera sogna quasi tutte le notti suo padre, morto dieci anni prima. In questi sogni – lucidi e pervasivi – Raffaele è ancora vivo, semplicemente se n’è andato via di casa, senza una spiegazione. Quel bambino, che si chiama Christian e oggi ha cinquant’anni, si sente costretto a ricercarne il senso, e comincia un’indagine tenera e impacciata, un giallo famigliare che è anche un romanzo di formazione fuori tempo massimo. Professore di liceo, sospeso tra i rapporti impossibili e comici con i suoi studenti e le infinite spirali sentimentali della storia con la sua ex compagna, Christian vede di colpo la propria vita intrecciarsi con l’ombra di un padre a cui si accorge, solo ora, di assomigliare più di quanto abbia mai creduto. Nelle vesti di un Telemaco contemporaneo, si ritrova a inseguire le tracce del padre nella storia privata e pubblica, come se il Novecento fosse un unico lunghissimo racconto proiettato sul grande schermo: le vacanze al paese dei nonni negli anni ottanta e i film di Bud Spencer e Terence Hill, Apocalypse Now e la crisi economica, la prima volta in cui si sono conosciuti i suoi genitori e Scene da un matrimonio di Bergman, e soprattutto la Technicolor, l’azienda a cui il padre ha dedicato la sua esistenza e che ha cambiato l’immaginario planetario e i destini della loro famiglia.

Proposto da Luciana Castellina al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«Il colore lo inventò la mitica Technicolor, uno stabilimento sulla Tiburtina, fra i primi della prima industrializzazione di Roma, un laboratorio quasi artigianale che colorò, rendendolo ancora più avvincente, il nuovo immaginario che aveva conquistato la mia generazione, quello prodotto dal cinema. Su Christian Raimo, che adulto diventa quando quella fascinazione stava già declinando, la Technicolor produce un effetto diverso. Perché uno degli artefici di quel miracolo era stato suo padre Raffaele, uscito presto dalla scena della sua vita, ma la cui memoriae lo spinge adesso sempre più spesso a ricercarne le tracce. L’esperienza di Christian è stata diversa, segnata da una militanza politica che si proponeva di trasfigurare non soltanto l’intera società ma l’immaginario dei nostri desideri e dei nostri sogni, e che ora, nel tempo in cui tutto è rimesso in discussione, lo porta dentro l’intimo della crisi, con tutte le sue contraddizioni e le sue incertezze, ma anche le scoperte. Un buio doloroso, ma anche molto “colorato”. L’invenzione del colore è un romanzo che parla di amore, di malattia, di lotte, di lavoro, di famiglia, di cinema, di scuola, di Dio. Ne parla pensando a quello che abbiamo perduto: la capacità di trovare nell’intelligenza collettiva della “classe operaia più colta e intelligente del mondo” un’ispirazione per trasfigurare non soltanto l’intera società ma l’immaginario dei nostri desideri e dei nostri sogni. Ne emerge un testo pieno di interrogativi che il narratore fa a sé stesso e al mondo, da cui è difficile non rimaner coinvolti.»

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Memoria di ragazza
Di Annie Ernaux

Vincitore del Premio Stendhal 2018 per la miglior traduzione dal francese.

Memoria di ragazza, potentissima riflessione sulla scrittura e su un’epoca cruciale dell’esistenza, è il romanzo, proibito e inconfessabile, che l’autrice ha inseguito per tutta la vita.

«Annie Ernaux è il nome di un puzzle i cui pezzi formano ormai, libro dopo libro, una delle opere letterarie più importanti dei nostri tempi.» – Le Nouvel Observateur

«Tutti dovrebbero leggere qualsiasi cosa che porti il nome di Annie Ernaux scritto sopra.» – Il Foglio

«”Dimentico solo il pudore”. È questo l’inno di Memoria di ragazza, il libro che ha stordito la Francia e che esce in Italia con una traduzione magnifica di Lorenzo Flabbi, rivelando quanto possa essere implacabile la letteratura.» – La Lettura, Corriere della Sera

Estate 1958. Per la prima volta lontana dalla famiglia, educatrice in una colonia di vacanze, una diciottenne scopre se stessa: l’amore, il sesso, il giudizio degli altri, la fatica di essere giovani, la sete di libertà. Tra la luce delle foto di quel tempo e il buio dei ricordi rifiutati, Annie Ernaux rivive l’età di passaggio che la trasformò in donna e in scrittrice, interrogandosi sui pensieri, le aspettative, le ritrosie (senza tralasciare i disturbi alimentari e le angosce della fertilità) della «ragazza del ’58». In pagine piene di inquietudini e dolori segreti, traboccanti di slanci e di canzoni – l’«esperanto dell’amore» -, è la vergogna del passato a generare la memoria, rivelandosi inaspettato dono, irrinunciabile arma in quella «colluttazione con il reale» che è al cuore dell’impresa letteraria di Ernaux. “Memoria di ragazza”, potentissima riflessione sulla scrittura e su un’epoca cruciale dell’esistenza, è il romanzo, proibito e inconfessabile, che l’autrice ha inseguito per tutta la vita.

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Artemisia
Di Anna Banti

Con il suo libro Anna Banti fonda il mito di Artemisia e ci consegna uno straordinario romanzo modernista, una delle opere più significative del Novecento.

Nella primavera 1944 Anna Banti ha quasi ultimato il suo racconto biografico dedicato all’artista seicentesca Artemisia Gentileschi, ma in agosto il manoscritto va distrutto nei bombardamenti tedeschi su Firenze. Con «ostinazione accorata» la scrittrice torna allora al suo personaggio, «pittrice valentissima» ma soprattutto «una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito fra i due sessi». Il risultato è Artemisia : un libro di forti emozioni, chiaroscuri e identità nascoste, proprio come la pittura caravaggesca di Artemisia. Un dialogo tra due donne – l’autrice e la sua protagonista – che, a distanza di trecento anni, si parlano, si ascoltano, si raggiungono. Le voci si intrecciano: la narratrice rievoca gli eventi bellici, la pittrice narra le proprie vicende, a partire dal celebre processo in cui accusò il suo stupratore, fino ai successi come artista e maestra di pittura e allo scandaloso viaggio nell’eretica Inghilterra.

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La gang dei sogni
Di Luca Di Fulvio

La gang dei sogni è un romanzo ruggente come gli anni in cui è ambientato, una storia di riscatto in cui il sogno e la fantasia vincono sulla rabbia e la disperazione.

È il 1909. Concetta, detta Cetta, e il suo figlioletto di soli sei mesi, Natale, sono ammassati su un piroscafo diretto a New York insieme a centinaia di altri migranti come loro. Scappano dalla Calabria, da un’Italia che ormai è, sì, unita, ma in cui i privilegi e i soprusi di ricchi e potenti segnano una frattura ancora troppo profonda tra loro e chi appartiene soltanto al padrone e ai campi. Ora però Cetta guarda fuori dall’oblò sporco della nave e sogna l’America. Appena sbarcati all’ufficio immigrazione di Ellis Island, nessuno capisce la lingua di Cetta e così Natale diventa Christmas. Un nuovo battesimo per una nuova vita e l’inizio di una nuova storia, fatta di speranza, di coraggio, di opportunità. E di sogni. Perché tra le strade strette e maleodoranti del ghetto italiano, nel Lower East Side, Christmas si farà un nome, sopravvivrà alle scaramucce delle gang locali, salverà la vita di una ricca e bellissima ragazza e si innamorerà di lei. Ma è un dono speciale, un dono consegnatogli alla nascita insieme al nome, che lo porterà a fondare la prima radio indipendente nella New York scintillante e luminosa degli anni Venti e a cambiare la sua vita per sempre.

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L'idiota di famiglia
Di Dario Ferrari

Finalista al Premio Orbetello Book Prize – Maremma Tuscany Coast.

Con sarcasmo brillante e ironia pungente, tra pagine comiche e passaggi commoventi, Ferrari ci porta di nuovo a Viareggio, questa volta per affrontare il rapporto tra padri e figli, le incomprensioni, i conflitti, gli affetti. E per farlo ci trascina nelle esilaranti storture del mondo editoriale, raccontandoci il disagio di una generazione un po’ sghemba, in un romanzo stratificato che è a un tempo romanzo politico, satira e romanzo di formazione.

«Dario Ferrari entra nei meccanismi del mondo editoriale e si diverte (ci diverte) con altri personaggi che ci assomigliano.» – Cristina Taglietti, La Lettura

«L’idiota di famiglia è un romanzo colto e sincero, pieno di idee, sentimenti, smarrimenti e prese di coscienza anche epocali, in cui le stigmate di certi fallimenti del Novecento si riflettono in un tempo sempre più inafferrabile, dove occorre tenersi strette tutte le memorie, private e collettive.» – Sergio Pent, Tuttolibri

«L’idiota di famiglia è molte cose insieme satira del sottobosco culturale italiano (con le sue rivalità microscopiche e le sue pose macro), romanzo politico senza comizio, ritratto familiare senza psicologismi da Talk Show.» – Beppe Cottafavi, Domani

Igor ha da poco oltrepassato la soglia dei quarant’anni, vive a Roma con la fidanzata Marta e un gatto, e si guadagna da vivere con le parole. È un traduttore, passa le sue giornate chino sulla scrivania traducendo operette perlopiù trascurabili quando non proprio impresentabili, eccezion fatta per il sommo Badwalds – «che il Signore me lo preservi» –, autore di culto di cui è diventato, un po’ per caso, la voce italiana. Marta, abbandonata la carriera accademica dopo una cocente delusione, si è da poco reinventata saggista femminista, ha all’attivo un paio di libri ed è lanciatissima sulla scena editoriale. Le giornate di Igor si somigliano un po’ tutte, almeno finché le frustrazioni del traduttore e le invidie del fidanzato devono farsi da parte per fronteggiare una crisi più urgente. Un messaggio della sorella Ester lo informa che il padre sta perdendo lucidità. La demenza senile avanza implacabile e presto tutto ciò che rimane dell’altero Franco Nieri – soprannominato Herr Professor, sosia di Adorno e severo teorico post-marxista – sono pochi balbettii e un’infinità di ricordi. Igor, tornato a Viareggio, affronta la crisi familiare, rimettendo insieme i brandelli di una vita intera, quella di Herr, una vita di ambizioni frustrate e sogni politici irrealizzati.

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The turnglass. La clessidra di cristallo
Di Gareth Rubin

Capovolgi il romanzo. Scopri la verità.

Inghilterra, 1881 «Turnglass House ha sempre avuto qualcosa di corrotto e maligno.» Questo è tutto ciò che il giovane medico Simeon Lee sa quando arriva a casa dello zio, il parroco Hawes, per curarlo. Una sola finestra illuminata, un orizzonte sospeso sul vuoto, una palude fangosa pronta a inghiottire i pochi che osano avventurarsi. Lo zio è convinto di essere stato avvelenato e i suoi sospetti ricadono su Florence, la cognata. Immobile, con addosso un abito di seta verde e un sorriso beffardo, Florence li fissa dalla cella di vetro in cui si trova segregata da quando, in un raptus di gelosia, ha ucciso il marito. Molti la considerano pazza, ma secondo Simeon è una figura tutta da decifrare. Come tutto da decifrare è il volumetto rosso che spicca nell’immensa biblioteca dello zio e che lei continua a indicargli. Un libro che racconta una vicenda ambientata nel futuro e che tuttavia potrebbe rivelare qualcosa sul presente. Un libro che parla di un’altra terra, la California, in un’altra epoca, il 1939, che pure ha tanti punti in comune con la storia di questa famiglia inglese. La storia di un uomo che indaga per scoprire cos’era accaduto alla madre, scomparsa vent’anni prima… California, 1939 Quella dello squattrinato Ken Kourian è una vita divisa tra provini cinematografici e lavoro in un giornale, finché incontra Oliver Tooke. Affascinante, mondano e insieme riservato, Oliver è un celebre scrittore figlio del governatore della California. Da qualche tempo appare incupito, e la pubblicazione del suo nuovo romanzo sembra angosciarlo. Una sera, arrivato a casa sua, Ken fa una scoperta sconcertante: lo trova riverso sulla scrivania, il collo lacerato da un proiettile, la pistola nella mano. La morte viene presto archiviata come suicidio, ma Ken non è convinto e decide di indagare. Le ricerche lo portano sulle tracce di una vecchia storia, quella del misterioso rapimento del fratello di Oliver e della scomparsa della madre. Una famiglia sfortunata. O forse, una famiglia che nasconde troppi segreti. Ken è convinto che per scoprire la verità dovrà decifrare gli indizi nascosti nell’ultimo libro dell’amico. Un libro che parla di un’altra terra, l’Inghilterra, in un’altra epoca, il 1881, che pure ha tanti punti in comune con la storia di questa famiglia della California. La storia di Simeon Lee, un giovane medico impegnato a soccorrere lo zio malato, un parroco…

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Noi bei pezzi di carne
Di Colwill Brown

Tre ragazze ribelli e vulnerabili nel pieno dell’adolescenza, un’Inghilterra grigia alla periferia del mondo sul finire degli anni ’90, una voce musicale, poetica ma ruvida. L’irresistibile esordio, fra Trainspotting e i romanzi di Elena Ferrante, della giovane autrice Colwill Brown è un ritratto feroce ed esplosivo dell’amicizia giovanile.

«Colwill Brown è una scrittrice fenomenale, tenera e dura, empatica e perfidamente divertente. Noi bei pezzi di carne è un romanzo straordinario: amerete Ranch, Kel e Shaz come fossero le vostre amiche d’infanzia.» – Molly Antopol

«Un brillante ritratto dell’amicizia femminile, pari per onestà e sottigliezza ai romanzi di Elena Ferrante.» – Kirkus

Tre adolescenti con l’energia per stravolgere il mondo intero, nate e cresciute in una cittadina del nord dell’Inghilterra che nessuno conosce se non per qualche battuta sulla vita di provincia o per prendere la coincidenza di un treno per Londra. Doncaster, Donny per chi ci abita, è un posto deprimente, eppure, nonostante tutto, Rach, Shaz e Kel non si fanno man-care niente. Le serate in discoteca rinforzate da innumerevoli cocktail, i piccoli furti, i viaggi di notte in treno senza biglietto né documenti, le chiacchiere infinite accompagnate da infinite sigarette, i ragazzi con cui perdere la verginità. Sentono addosso la pressione di integrarsi, di raggiungere ogni traguardo troppo presto, di assomigliare agli amici più cool. Il loro è un legame indissolubile anche quando nel corso degli anni le tre amiche affrontano la violenza e il dolore, si avvicinano e si allontanano, si trasferiscono e si innamorano. Eppure c’è sempre qualcosa che minaccia di distruggere il loro affetto, qualcosa che cova sotto la superficie, sepolto in anni di frastuono e di silenzi. Un giorno quel buio dovrà essere finalmente affrontato. Noi bei pezzi di carne racconta un destino difficile e lo trasforma in poesia, con la potenza di Trainspotting e l’oscurità di Una vita come tante. Tramuta un luogo dimenticato e trascurato nel cuore pulsante del mondo, grazie a tre protagoniste che sembra di conoscere da sempre, intraviste nei corridoi di un supermarket, o per strada all’alba, di ritorno da una nottata. Non è una storia facile, dolce o consolatoria: al contrario, la ferocia dello sguardo, dei gesti e delle azioni, e un linguaggio frenetico e ruvido scolpiscono con furia il ritratto di un’amicizia fatta di lealtà tribale e di litigi rabbiosi, di tenerezze e di risate sguaiate. Sullo sfondo c’è una piccola città spaccata dalle differenze di classe, anni violenti e magnifici in cui tutto sembra possibile. Con voce unica, Colwill Brown ha inventato tre vite: Rach, Shaz e Kel sono commoventi, inquietanti e alla fine indimenticabili.

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La scomparsa di Josef Mendele
Di Olivier Guez

Buenos Aires, giugno 1949. Nella gigantesca sala della dogana argentina una discreta fetta di Europa in esilio attende di passare i controlli. Sono immigrati, trasandati o vestiti con eleganza, appena sbarcati dai bastimenti dopo una traversata di tre settimane. Tra loro, un uomo che tiene ben strette due valigie e scruta con attenzione la lunga fila che lo attende. Al doganiere, mostra un documento di viaggio della Croce Rossa internazionale: Helmut Gregor, altezza 1,74, occhi castano verdi, nato il 6 agosto 1911 a Termeno, Tramin in tedesco, comune altoatesino, cittadino di nazionalità italiana, cattolico, professione meccanico. Il funzionario ispeziona i bagagli, poi si acciglia di fronte al contenuto della valigia più piccola: siringhe, quaderni di appunti e schizzi anatomici, campioni di sangue, vetrini di laboratorio. Strano corredo per un meccanico. Chiama il medico di porto, che si avvicina. Il meccanico si dichiara un biologo dilettante e il medico, che ha fretta di andare a pranzo, fa cenno al doganiere che può lasciarlo passare. E così l’uomo raggiunge la prima meta sudamericana della sua nuova vita, lontanissima da quella passata, perché lui è l’angelo della morte, il dottor Josef Mengele. Romanzo vincitore del Prix Renaudot, La scomparsa di Josef Mengele si immerge fino in fondo al cuore nero del secolo trascorso. Tra vecchi nazisti, agenti del Mossad, dittatori da operetta e attori di un mondo corrotto da fanatismo, Realpolitik e denaro – il coro che accompagna o protegge la fuga del criminale – Guez è riuscito dove la comunità internazionale ha fallito: inseguire Josef Mengele fino al suo ultimo respiro.

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I dodici segreti
Di Robert Gold

Sospetterai di tutti ma non indovinerai mai il finale. Il romanzo d’esordio più venduto dell’anno in UK, conteso dagli editori di tutta Europa.

«Una suspense che ti tiene incollato dall’inizio alla fine. Una trama incandescente.» – James Patterson

 

Ben Harper è un brillante giornalista d’inchiesta, uno dei più seguiti nel Regno Unito, eppure il pezzo che gli è stato affidato gli pesa come un macigno sul cuore. L’incarico lo costringe a ripercorrere un evento sconcertante del passato, un dramma che ha scosso l’intera nazione e toccato direttamente la sua famiglia. Sono trascorsi vent’anni da quando nella tranquilla cittadina di Haddley, un sobborgo di Londra attraversato dal Tamigi, il quattordicenne Nick Harper e un suo amico vengono brutalmente assassinati da due coetanee, senza un motivo. All’epoca il fratellino di Nick, Ben, era solo un bambino. La tragedia ha sconvolto la sua esistenza e, irrimediabilmente, quella della madre, che dieci anni dopo si toglie la vita. Lo sfascio della sua famiglia non ha impedito a Ben di rialzarsi, di lottare e di affermarsi brillantemente nel lavoro. Potrà davvero tirarsi indietro ora che al centro della sua nuova inchiesta ci sono le persone a lui più care? Riu­scirà a vincere le emozioni e il dolore che riaffiora per ripercorrere quei tragici eventi e dar voce ai tanti dubbi? A Haddley, aiutato dal sostegno dei vicini, Ben inizia un viaggio nel passato. Un viaggio pieno di scoperte e di verità opache, un crescendo di sospetti che qualcosa sia stato tenuto nascosto per tutti quegli anni… Ben ancora non lo sa, ma a Haddley niente e nessuno è come sembra. Ciascuno ha un segreto. E qualcuno è disposto a tutto pur di mantenere la verità sepolta.

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Ondata di crimini a Blandings
Di P.G. Wodehouse

«Wodehouse è il più grande scrittore comico di sempre.», – Douglas Adams

Nell’austera residenza di Lord Emsworth s’è perpetrato un orrendo misfatto che ha seminato scompiglio tra gli ospiti abituali dell’antico maniero. Una scarica di un fucile ad aria compressa si è abbattuta sulle natiche dell’odiato Rupert Baxter, l’ex-segretario di Lord Emsworth. Chi può aver osato tanto? Chi può aver ceduto in maniera tanto perversa al fascino sottile e irresistibile del Male? Con il racconto della pirotecnica e irresistibile caccia al colpevole del feroce crimine, si apre l’episodio forse più esilarante della saga di Blandings, nel quale Wodehouse, con talento comico insuperabile, ha convocato a uno a uno tutti i personaggi più famosi del ciclo, spingendoli nella mischia di una commedia indiavolata…

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La lega degli uomini spaventati
Di Rex Stout

Nero Wolfe, in un grande classico del genere poliziesco, un romanzo che John Dickson Carr ha definito: «Uno dei dieci gialli più belli del mondo».

Uno scherzo goliardico, niente di più: mai e poi mai i compagni avrebbero immaginato che Paul Chapin potesse farsi male davvero. Ma al giovane studente di Harvard quel gioco era costato caro, tanto da lasciarlo menomato in modo permanente. Ora Paul è diventato un celebre scrittore, mentre agli “amici” dei tempi del college, che si erano sentiti in dovere di aiutarlo per tutta la vita, capitano strani incidenti. Uno alla volta muoiono dopo aver ricevuto degli enigmatici versi: «Uccider mi voleste, l’uomo uccideste, non però la serpe, non la volpe né il falco, non il falco che attender sa paziente». È Paul l’autore della minacciosa filastrocca? E, soprattutto, è davvero lui l’assassino?

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Il fantasma del vicario. L'ufficio degli affari occulti, vol. 2
Di Eric Fouassier

Parigi, marzo 1831. Non ha ancora ventiquattro anni, Valentin Verne, l’ispettore di polizia dal volto angelico ma dal cuore pieno di ombre, e già occupa un ruolo quantomeno originale in prefettura: è il responsabile dell’Ufficio degli affari occulti, un reparto non ufficiale creato per risolvere i crimini sovrannaturali, o presunti tali. Un giorno al suo cospetto si presenta una donna elegante, il viso dai lineamenti delicati sotto ricci ramati. Madame Mélanie d’Orval, moglie del ricco Ferdinand d’Orval, ha un peso sul cuore: dopo la morte della figlia adolescente, suo marito ha perduto il senno, finendo tra le grinfie di una specie di medium, Paul Oblanoff, un losco individuo che lo ha persuaso di poter entrare in contatto con lo spirito della defunta. Madame d’Orval è certa che a Verne basterebbe assistere a una seduta spiritica per smascherare l’impostura, ma l’ispettore, con la mente occupata da ben altri pensieri, affida il caso al suo collaboratore Isidore Lebrac. Proprio in quei giorni, infatti, c’è un importante sviluppo nell’indagine segreta che Verne porta avanti da tempo: la caccia al Vicario, il mostro che lascia dietro di sé cadaveri di bambini come l’orco delle fiabe, ora tornato a seminare il terrore nelle strade di Parigi, risvegliando in Verne ricordi fin troppo dolorosi. Tuttavia, quando a rischio c’è l’esistenza stessa dell’Ufficio degli affari occulti, minacciata dall’instabilità politica della Francia, il caso d’Orval potrebbe rivelarsi sorprendentemente cruciale.

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La ragazzina
Di Valeria Parrella

Libro incluso nella cinquina finalista del Premio Campiello 2026

Valeria Parrella prende una delle figure storiche più incredibili, fiabesche e allo stesso tempo più attuali di sempre e ne fa la protagonista di un grande romanzo civile. In ogni luogo del mondo una ragazzina si mette di traverso.

In ogni luogo del mondo una ragazzina si mette di traverso.

«Un’opera che brilla per come restituisce, oltre il dato storico, il sentimento universale di ribellione alle ingiustizie.» – la Repubblica

«Giovanissima e libera, incurante dei maschi e del loro potere: la santa ragazzina di Valeria Parrella Giovanna D’Arco si mette di traverso e perdendo vince.» – Alessandro Beretta, La Lettura

Lei è Giovanna d’Arco. Vergine, puttana, santa, pazza: ne hanno dette tante su di lei, e ancora se ne dicono. “Ma il fatto è che a lei non interessava.” Perché ha una missione chiara davanti a sé, e quando gli uomini capiscono che fa sul serio, allora tentano di ridurla: in ceppi, a più miti consigli, farla piccola come loro. Invece il mondo è grandissimo, e lei lo sa. È indomita, è incontrollabile, è praticamente irriducibile. Vestita in abiti maschili – crimine che nel 1400 vale la scomunica –, galoppa per riconquistare i territori che nel corso dell’estenuante guerra dei cent’anni gli inglesi hanno sottratto alla Francia, galoppa per rimettere il Delfino sul trono. Galoppa in testa a un esercito che crede in lei, perché lei va alla guerra in modo diverso, con clemenza verso i popoli, lasciando la battaglia ai soldati, pregando e cercando giustizia. Perché prima di reggere la spada e lo stendardo, lei giocava con i fratelli, ascoltava storie, faceva sogni bellissimi e parlava con sua mamma. Perché prima di tutto lei è una ragazzina. “La ragazzina” è quasi la traduzione italiana di “la pucelle”, la pulzella d’Orléans. Come la guerra dei cent’anni è quasi come ogni guerra, come l’assedio d’Orléans è quasi come un assedio di oggi. Come il coraggio e la determinazione di Giovanna sono quelli di ogni ragazzina che si mette di traverso per cambiare l’ordine dei potenti e delle cose: e questo senza quasi.

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Il meglio che possa capitare a una brioche
Di Pablo Tusset

Cosa succede quando Pablo Baloo Miralles, trentenne disadattato e arrogante, fannullone, misogino, oltre che pecora nera e noto filosofo della Rete, si trova coinvolto in un mistero nel quartiere più “figo” di Barcellona? A bordo di un coupé, Pablo ci guida nei meandri di una storia ricca di allegri sprazzi alcolici, divagazioni veneree, sulle tracce di suo fratello Sebastián, detto The First, presidente della Miralles & Miralles, la prospera azienda di famiglia. Una fuga con l’amante? La vendetta di qualche impostore della concorrenza? Un rapimento? L’agitazione dei familiari costringe Pablo a improvvisarsi detective nelle viscere di un’inedita Barcellona dalle mille meraviglie

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Il cuore non va a dormire
Di Enrico Galiano

C’è un’età in cui ogni cosa brucia, soprattutto l’amore. E ce n’è un’altra in cui persino l’amore sembra uno sbaglio. Ma per quanto tu possa provare a nasconderti o a scappare da te, il tuo cuore non si lascerà ingannare. Il cuore a volte tace, ma non va mai a dormire.

«L’autore bestseller torna al romanzo con una storia intensa che indaga le crepe dell’anima.» – Sara Scarafia, Robinson

 

Sasha ha sedici anni, un’anima inquieta e un segreto. Quando arriva il supplente di diritto – quello strano, che parla solo d’arte – per la prima volta si sente vista davvero. Con lui costruisce un linguaggio intimo, che le consente di dire ciò che non riusciva a dire. Finiscono per innamorarsi. Ma il professore sa che non possono concedersi questo sentimento. Lei invece non capisce. Alessandra ha più di quarant’anni e un’esistenza che sembra senza scossoni: un marito, una figlia, il parquet nuovo, un bel lavoro. Un giorno è chiamata a fare una perizia sul murale di un famosissimo artista la cui identità però è ignota e che da tempo era sparito. Di fronte al murale, qualcosa in lei si spezza. Una voce che credeva di aver sepolto è tornata, e lei non può più ignorarla. Sasha e Alessandra ancora non lo sanno, ma presto si incontreranno là dove per entrambe si apre una crepa.

Nel suo romanzo più toccante, Enrico Galiano ci ricorda che l’amore non chiede mai il permesso. Che ci spaventa proprio perché ci rivela. Che più è forte e meno riusciamo a guardarlo negli occhi.

«Perché il corpo lo sa sempre. Lo sa quando incroci quello sguardo e ti senti vista per la prima volta. Lo sa quando appoggi le dita su una tela ruvida e ti senti toccata. Lo sa quando dentro di te qualcosa si è rotto, o si è appena aggiustato. Lo sai. Lo sai sempre. Lo sai quando lo guardi e non lo ami più. Lo sai quando dietro un sorriso c’è un addio, e quando dietro un addio c’è un: resta, resta, ti prego. Lo sai che rumore fa la vita, quando accade».

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Tre nomi
Di Florence Knapp

Con una scrittura intensa e coraggiosa, Florence Knapp ci trascina in una vicenda insieme intima e universale: il coraggio di prendersi le proprie responsabilità, la felicità della condivisione, la forza dei legami.

«Il miglior romanzo d’esordio da anni a questa parte. Florence Knapp ha avuto un’idea geniale.» – Sunday Times

«Una storia estremamente originale che ci mostra tre scenari di vita diversi in base alla scelta di un nome.» – The Guardian

«Con delicatezza e grazia, Tre nomi parla non solo di perdita e di dolore ma anche di rinascita.» – The Washington Post

«Dovete assolutamente leggere questo libro.» – The Times

«[…] Tre nomi è un romanzo profondamente femminista e intimamente disobbediente, disegnato nel solco di un realismo scarno e oggettivo, libero da qualsiasi deriva retorica.» – Ursula Beretta, La Lettura

Mentre fuori il vento spezza i rami degli alberi, il pianto di un neonato riempie di vita la stanza. È nato il figlio di Cora e lei, finalmente, può cullarlo. Ma non è solo una notte di nascita e tempesta. È una notte di decisioni. Il bambino ha bisogno di un nome, ma Cora esita. La scelta più semplice sarebbe chiamarlo Gordon. Il nome del padre, e di tutti i maschi della famiglia. Il nome che il marito vorrebbe imporle. Eppure, Cora sente che non è la decisione giusta. Potrebbe chiamarlo Julian, un nome che le è sempre piaciuto per il suo significato: Padre del cielo. O accontentare la primogenita Maia che le ha suggerito Bear. Il mattino dopo, la bufera è passata. Cora, invece, sente ancora infuriare dentro di sé lo stesso vento che ha messo sottosopra la città. Mentre va all’anagrafe, ferma il passeggino sotto una quercia e stringe forte la mano di Maia. Gordon, Julian, Bear. Cora deve decidere se assecondare la volontà di suo marito o ribellarsi. In tre scenari alternati, la madre dà al figlio un nome diverso. Una scelta che comporta tre vite differenti. Una decisione che innesca infinite possibilità. Perché un nome non è mai soltanto un nome. Può essere dono, eredità, promessa; oppure trasformarsi in vincolo, marchio, condanna. Può proteggere o ferire. Può esprimere amore o potere. E può cambiare un’intera esistenza. Questo romanzo ci spinge a riflettere sulle conseguenze delle nostre scelte e su come il nome dato a un bambino possa influire sul suo futuro

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Le conseguenze del male (vol. 3)
Di Gian Andrea Cerone

Una nuova travolgente indagine per il commissario Mandelli e la sua squadra

In una Milano torrida e semideserta di metà agosto, una donna viene trovata annegata nel Lambro. Non è il primo caso, nelle ultime settimane altre tre donne sono morte in circostanze misteriose. Tutte sono rimaste senza identità. Due giovani poliziotte della UACV, l’Unità di Analisi del Crimine Violento, non sono convinte che si tratti di suicidi e approfittano delle vacanze del resto della squadra per mettere in piedi un’indagine in proprio. La loro solitudine dura poco, perché il commissario Mandelli, che si sta godendo gli ultimi giorni di mare in Liguria con la moglie Isa, viene richiamato in città per seguire la pista di un rapimento che lo tocca da vicino: è scomparsa quella Clara per cui tanti anni prima il suo cuore di marito fedele aveva (quasi) vacillato. l’ispettore Casalegno, in pieno idillio amoroso in montagna, non potrà sottrarsi all’obbligo morale di dare man forte al suo capo e mentore. Mentre l’inchiesta sui presunti suicidi scoperchia un baratro di orrore e prigionia, la caccia di Mandelli e Casalegno si addentra nei meandri della vecchia e nuova criminalità impegnate in una feroce lotta per il potere. Tra colpi di scena, sparatorie e piani di vendetta, le indagini si intrecciano, trascinando la squadra di Mandelli e il lettore fin nel cuore della Brianza, dove una cascina maledetta è lo scenario di vecchi fantasmi e crimini indicibili. Nella vertiginosa ricerca di verità, nessuno potrà sottrarsi alle conseguenze del Male.

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Mesopotamia
Di Olivier Guez

Dalla scoperta di giganteschi giacimenti di petrolio ai crudeli giochi di potere tra inglesi, francesi e tedeschi, dalle trattative sotto le tende beduine alle sabbie di Baghdad, dove il destino di migliaia di persone è ogni giorno appeso a un filo: Olivier Guez recupera dal deserto la vita di una donna straordinaria, per raccontare l’epopea travolgente di una terra mitica e maledetta, la terra di Abramo, la terra del diluvio e di Babele, dei sogni infranti di Alessandro Magno: la Mesopotamia.

«Olivier Guez affronta nel nuovo romanzo la figura “impossibile da incasellare” di Gertrude Bell, avventuriera e spia vittoriana.» – Stefano Montefiori, La Lettura

Avventuriera, archeologa, scrittrice, diplomatica, spia in grado di parlare fluentemente arabo e persiano, Gertrude Bell fu la donna più potente dell’impero coloniale britannico al termine del primo conflitto mondiale. Protagonista della creazione del moderno stato dell’Iraq, di cui ha contribuito a tracciare i confini, idealista come il suo fedele alleato Lawrence d’Arabia, coraggiosa, tenace e imperialista come il giovane Winston Churchill, figlia amata e incompresa di una ricca famiglia vittoriana, donna disperatamente innamorata, Gertrude Bell resta per noi un enigma, persa nel silenzio che la Storia, troppo spesso, riserva alle imprese femminili. Dalla scoperta di giganteschi giacimenti di petrolio ai crudeli giochi di potere tra inglesi, francesi e tedeschi, dalle trattative sotto le tende beduine alle sabbie di Baghdad, dove il destino di migliaia di persone è ogni giorno appeso a un filo: Olivier Guez recupera dal deserto la vita di una donna straordinaria, per raccontare l’epopea travolgente di una terra mitica e maledetta, la terra di Abramo, la terra del diluvio e di Babele, dei sogni infranti di Alessandro Magno: la Mesopotamia.

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Delitto sotto le torri
Di Luca Viozzi

In una piccola villa arredata con quadri antichi e librerie piene di letture importanti, si trovava un imponente scrivania in mogano avente tre cassetti gemelli. Il proprietario li teneva chiusi a chiave. Solo alla sua morte gli eredi scoprirono in parte il segreto nascost

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Buonvino e l'omicidio dei ragazzi
Di Walter Veltroni

In un’indagine che spazia dal cuore di Roma a Centocelle e il cui centro non sarà in un luogo geografico, ma in un luogo digitale, un universo di fotografie, messaggi e commenti, Walter Veltroni, muovendosi tra comicità e tragedia, ci accompagna nella solitudine di una generazione: i ragazzi che muoiono.

«Che strano, pensa, fino a quel momento non aveva visto passare nessuno. Può darsi che siano entrati dall’altra parte, dal piazzale della Galleria Borghese. Ma è molto presto, troppo presto. Fa qualche passo per conquistare una migliore visuale ma non scorge nulla, tutto sembra deserto. E ora anche le voci non si sentono più: erano di ragazzi e ragazze, sembravano divertite. O forse no, sembravano impaurite.»

La nuova indagine di Buonvino, al commissariato di Villa Borghese, comincia con un suono misterioso. Buonvino, mentre con i suoi festeggia il ritorno di Ivano, il barista, al suo chiosco, sente qualcosa che lo inquieta, potrebbe essere una risata, un pianto, potrebbe essere anche un grido d’aiuto. È mattina presto, è sabato, Villa Borghese ha appena aperto i battenti, il commissario manda i suoi a controllare, ma non trovano niente. Eppure, la memoria di quel suono non svanisce. Così, quando la domenica all’alba lo chiamano perché hanno trovato una ragazza, giovane, giovanissima, sedici o forse diciassette anni, impiccata all’orologio ad acqua del Pincio, il commissario sa, con l’intuito che lo contraddistingue, che quel grido, riso o pianto, è stato una premonizione. Buonvino non ha avuto figli e, davanti al corpo della ragazza, capisce che i figli sono di tutta la società e che gli assassini dei figli vanno trovati.

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La sonnambula
Di Bianca Pitzorno

Libro incluso nella dozzina finalista del Premio Strega 2026

Una bambina abitata da un dono.
Quattro donne che vogliono conoscere il loro futuro.

Un romanzo sul potere del pensiero femminile.

«Mostro un’isola anche borghese dove le donne sopravvivono al mondo maschile attraverso la parola e libertà segrete.» – Bianca Pitzorno intervistata da Cristina Taglietti per La Lettura

 

Di rado il destino si rivela fin dall’infanzia: ma è proprio quello che accade alla protagonista di questo romanzo, preda fin da bambina di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori cercano di tenere nascosto questo suo dono e sperano che un buon matrimonio possa metterla al sicuro: e invece è proprio quel matrimonio il luogo più pericoloso per lei, che sarà costretta a fuggire più lontano che può per ricostruirsi una vita contando solo sulle proprie forze. Comincia così, in una città della Sardegna, l’avventura di Ofelia Rossi, “rinomata sonnambula”, donna sola e fiera, che nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire. Le sue clienti sono perlopiù signore che covano nell’animo inquietudini e desideri per sé stesse o per coloro che amano. La sonnambula le fa parlare, le sa ascoltare, poi simula una trance, impugna una penna d’oca e scrive il suo responso. Fino a quando cominciano a verificarsi eventi che sfuggono anche alla sua sapiente regia, e il passato torna a bussare alla sua porta… Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d’animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite.

Proposto da Roberta Mazzanti al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«Non chiedetevi a quale genere appartiene questo romanzo, ma abbandonatevi al piacere di una narrazione che Bianca Pitzorno mantiene in equilibrio tra realtà e invenzione: come un’acrobata tra romanzo picaresco, sentimentale, fantastico e storico, riattraversa tradizioni popolari e colte, ne ribalta le convenzioni e ci trascina in una sarabanda sorprendente, dove ogni frammento si fonda su un dato storico e si fonde con l’invenzione romanzesca. La vicenda della Sonnambula nella Sardegna di fine Ottocento sfugge al pittoresco perché radicata in ricerche d’archivio e memorie familiari; evita gli stereotipi del femminile perché le protagoniste sono donne normali ed eccentriche, che nei consulti con la Sonnambula trovano il coraggio di sottrarsi alla sottomissione ai costumi tradizionali. Geniale è la rappresentazione della relazione fra la Sonnambula e le sue clienti come una “terapia di parola”: forse nessun potere sovrumano, ma la capacità di ascoltare e trarre consigli preziosi. Così il lettore sospende l’incredulità di fronte a personaggi reali più fantastici degli inventati, fino al lieto fine che rovescia i ruoli di genere nella libertà nomade del circo.»

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L'altra figlia
Di Annie Ernaux

Ancora una volta la grande autrice francese intesse una prodigiosa corrispondenza di sensi tra vivi e morti, scolpendo in una scrittura perfetta la storia di una relazione fragile, preziosa e irrimediabile come ogni esistenza umana.

«In queste pagine davvero splendide, temprate nel coraggio, Annie Ernaux esprime a pieno il suo inimitabile talento.» – Le Monde

In un’assolata domenica d’estate una bambina ascolta per caso una conversazione della madre, e la sua vita cambia per sempre: i genitori hanno avuto un’altra figlia, morta ancora piccola due anni prima che lei nascesse. È una rivelazione che diviene spartiacque di un’infanzia, segna il destino di una donna e di una scrittrice.

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Domani interrogo
Di Gaja Cenciarelli

Da questo film è stato tratto il film diretto da Umberto Carteni, con Anna Ferzetti

La periferia romana dove sorge la scuola che è al centro di questo romanzo è la Rebibbia raccontata da Zerocalcare. Nel liceo si parla romano, e le aule sono abitate da strani esseri viventi: alcuni disegnati sui muri, alcuni umani ma dalle cui bocche escono suoni incomprensibili alla professoressa, che non ha mai pensato di avere la vocazione all’insegnamento e invece ce l’ha, solo che non è una vocazione, è un mestiere. La professoressa, infatti, non ama la vocazione, ama l’inglese. La professoressa è un’intellettuale. La professoressa ha studiato in Italia e all’estero. La professoressa cammina, cammina, cammina perché Roma è grande e perché camminando pensa. Gli studenti e le studentesse, invece, non camminano, vanno in motorino o in macchina, e non studiano. Gli studenti e le studentesse – e tutti lo siamo stati – sanno valutare, pesare le persone che siedono dietro la cattedra e, nonostante non abbiano voglia di aprire i libri, sentono, piano piano, il desiderio di capire la professoressa, e di esserne capiti. Danilo Dolci ha scritto che si cresce solo se sognati, e l’autrice di questo romanzo chiosa che si può crescere anche se sei l’incubo di qualcuno. Tra i professori di Frank McCourt e Domenico Starnone, passando per gli studenti in piedi sul banco nell’Attimo fuggente, sta la professoressa di Gaja Cenciarelli, convinta sì che la cultura sia qualcosa di quotidiano, convinta sì che certe parole dialettali o certe squadre di calcio, certe sigarette fumate insieme agli studenti prima che la lezione cominci facciano parte del lavoro di chi insegna e di quello di chi impara, ma disillusa che l’istruzione possa – come si sente dire spesso – salvare il mondo. Ciò nonostante, in questo romanzo di Shakespeare e spaccio, la professoressa il mondo lo salva. Perché il mondo è le persone che incontriamo. Specialmente a scuola.

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Adriatica
Di Massimo Gezzi

Al terzo posto della classifica di qualità dell’Indiscreto 2026 – Sezione Narrativa

Libro presentato da Laura Pugno nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.

Massimo Gezzi mette assieme generazioni diverse, sogni perduti e ingenue speranze, in una provincia immaginaria, una indimenticabile provincia dell’anima che si affaccia sul mare. E fonde giovinezza e senilità in un affresco misurato, preciso e nitido.

«Prima di questo libro, Adriatica non esisteva. Adesso è un posto indimenticabile.» – Andrea Bajani

«A Massimo Gezzi importa soprattutto raccontare un mondo affollato di individui spesso ignorati dalle narrazioni contemporanee. La storia delle loro violenze e delle loro gioie equivale alle decine di storie sotterranee e quotidiane che si verificano dappertutto, in qualsiasi periferia del mondo occidentale.» – Francesco Brancati, Doppiozero

«Massimo Gezzi inventa una città che non c’è, mentre ci sono, eccome, i personaggi e le passioni.» – Marco Balzano, La Lettura

 

È una sera di metà maggio ad Adriatica, la luna è alta in cielo e il mare è quasi immobile. Emilie va verso il molo. Ha bisogno del silenzio questa sera. Non ha nessuna voglia di rimettere piede a casa. Ha gli occhi gonfi e la gola irritata per le urla. Sua madre si scola una bottiglia di vino al giorno e ha il coraggio di accusare lei di fare schifo. Troppo, per una sera così calma di vento. Meglio poi il molo, meglio quel “coso in mezzo al mare” della lingua di spiaggia accanto allo sbocco del depuratore dove lei e Giada, l’amica del cuore, hanno appena dato fiato alle smanie, alle fantasie e ai loro segreti inconfessabili di adolescenti. Anche Tullio ha bisogno del silenzio e del mare questa sera. Ha quasi settant’anni e vive da solo nell’appartamento che sua madre gli ha lasciato. Gli gira forte la testa, ma non riesce a smettere di bere. Benedice e maledice il mare, il profumo delle acacie, il brillio intermittente del faro e una reliquia conservata in una scatola sepolta nel mobile della sua camera: l’immagine di una giovane donna, la più preziosa e la più cara. Entrambi, la ragazza e il sessantottenne, percorrono il lungomare di Adriatica e si avventurano su quel molo, con la speranza di ordinare i pensieri e di ritrovare la calma. Ma le loro vite finiranno per scontrarsi e per aprirsi l’una all’altra, e i due scopriranno di condividere memorie e segreti, zone d’ombra e sospetti. Finché alla fine del loro girovagare notturno, consumati da un fuoco che si riaccende in un pub popolato da tifosi rumorosi e razzisti, assisteranno a un evento singolare che metterà fine a tutto, o da cui tutto potrà ricominciare.

Proposto da Laura Pugno al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«Una piccola città immaginaria, Adriatica, uno di quei luoghi da cui di solito si racconta il venir via, per desiderio o per obbligo: Massimo Gezzi narra invece le storie di chi sta sospeso e rimane. Vite disagiate, che non sarebbero destinate a incontrarsi, quelle di Émilie e Tullio, nell’età dell’inizio, e in quella che scorge già il contorno della fine. Tutto accade in una notte, in questo minuscolo pianeta Solaris. Émilie delude l’amica perfettina, più ingenua che veramente integrata nello spietato meccanismo sociale a cui lei si è da sempre sottratta, pagando il prezzo mostruoso dell’emarginazione adolescenziale. Tullio scopre la fine mortale di un amore lontano, che nel tempo dopo il suo termine si è mangiato tutto lo spazio della realtà. Qui, l’abilità poetica dell’autore sta nell’evitare ogni lusinga di consolazione, ogni seduzione del conforto. Quando tutto finisce, protagonisti e lettori, saremo in un altrove esploso, o in noi si sarà innescato appena un principio di cambiamento. Il lieto fine in letteratura, sembra dirci Massimo Gezzi, oggi come oggi forse è questo?»

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La morte della Pizia
Di Friedrich Durrenmatt

«Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio La morte della Pizia e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma.

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Formule mortali. La prima indagine dei Cinque di Monteverde
Di François Morlupi

In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo attira la sua attenzione. Vicino a una macchia di cespugli scopre, con terrore, una mano mozzata. Poco più in là, gli arti amputati di un uomo sono disposti sul terreno a disegnare una celebre formula fisica. Il brutale omicidio turba la quiete del quartiere, ma soprattutto sconvolge l’instabile equilibrio del commissario Ansaldi, che con il trasferimento nella capitale sperava di aver trovato una tregua agli orrori cui ha assistito nella sua lunga carriera in polizia. Meticoloso e sensibile, la sua grande umanità lo porta a essere preda perfetta dell’ansia e degli attacchi di panico. Ciononostante rimane un professionista integerrimo che davanti al dovere non si tira mai indietro: costi quel che costi, troverà l’assassino. Ma prima dovrà capire come creare uno spirito comune con gli agenti della sua squadra investigativa, non meno unici e fragili di lui. Insieme, diventeranno i Cinque di Monteverde. Con il suo stile inconfondibile, che alterna il buon umore alla malinconia, Morlupi getta uno sguardo sugli abissi non solo di una mente criminale, ma della nostra intera società, che nasconde in bella vista i suoi istinti più feroci.

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La disobbediente
Di Elizabeth Fremantle

Brucia di passione, Artemisia. Passione per la vita, per l’arte che le scorre nelle vene: il mondo le appare così ammaliante che non può solo guardarlo dalla finestra. Artemisia ha imparato sin da bambina i segreti delle polveri da cui nascono i colori e ha il dono di saperne trarre la vita. Come vorrebbe dipingere e scoprire ogni cosa! Invece, tutti quei misteri di cui palpita Roma, come una peccaminosa statua di Ermafrodito che si vocifera sia nascosta nel palazzo di un cardinale, a lei sono negati. In quanto donna, ogni parte di sé – il suo corpo, la sua abilità, il suo vero io – deve rimanere celata. La sua anima ardente si ribella alle regole che la vorrebbero silenziosa e sottomessa, ma è suo padre, il pittore Orazio Gentileschi, a disporre del suo destino. Nonostante le abbia insegnato a dipingere, maledice il cielo di aver dato tutto quel talento a una figlia femmina e non vede l’ora di affibbiarla a un marito, mentre si appropria senza vergogna delle sue opere. Ma, nel vigore dei suoi diciassette anni, Artemisia sente di non aver bisogno di un uomo, le basta la sua arte per essere felice. Quando Agostino Tassi, anch’egli pittore, entra nella vita dei Gentileschi, le fa balenare per un istante un mondo di possibilità artistiche. Invece, come un rapace, le strappa con la violenza quella fugace illusione. Mentre tutti la spingono a piegarsi al suo destino, Artemisia capisce di non poter fare a meno della sua libertà, qualunque sarà il prezzo da pagare, e decide di dimostrare al mondo di quale ardimentoso slancio è capace il cuore di una donna.

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Figli per i Bastardi di Pizzofalcone
Di Maurizio De Giovanni

«I figli. Forse quando non li hai non ne senti la mancanza, e quando li hai ti chiedi come facevi a vivere prima di averli. Forse».

È una calda notte di luglio quando in via Egiziaca a Pizzofalcone un’automobile investe Francesco Cascetta e scompare. Nessuno ha visto niente, non ci sono telecamere che aiutino a capire cosa è successo. Un’anziana insonne ha sentito un tonfo, si è affacciata al balcone e ha notato il corpo, tutto qui. È un mistero anche il motivo per cui l’uomo – noto medico patologo – si trovasse in quella zona a un’ora tanto tarda. Ma è subito chiaro che a uccidere Cascetta non è stato un pirata della strada: qualcuno lo voleva morto. Scoprire il colpevole sarà compito dei Bastardi, la più sgangherata e abile squadra di poliziotti della città. Le pressioni, al solito, non mancano. Se da un lato il loro lavoro è sempre sotto esame da parte dei superiori, dall’altro la loro vita privata non smette mai di complicarsi.

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L'ultimo omicidio alla fine del mondo
Di Stuart Turton

Chi risolve l’omicidio, salva il mondo!

«Un romanzo straordinario. Midsommar incontra Stazione undici e The Mist in questo brillante giallo postapocalittico. Audace e assolutamente sconvolgente. Stuart Turton è uno degli scrittori con più inventiva nella narrativa contemporanea». – Will Dean

«Un folgorante thriller postapocalittico che si trasforma in una corsa contro il tempo. Questa detective story distopica è un perfetto gioco di incastri». – Publishers Weekly

«Un libro avvincente, incentrato su cosa significhi essere umani e se valga la pena preservare queste qualità». – Library Journal

Fuori dall’isola non c’è nulla: il mondo è stato distrutto da una fitta nebbia che ha invaso il pianeta, devastando tutto e uccidendo qualunque forma di vita. Sull’isola, invece, ogni cosa è idilliaca: la natura è rigogliosa, l’aria pulita e centoventidue persone vivono in perfetta armonia, sorvegliate da Niema, suo figlio Hephaestus e Thea, tre scienziati che sono stati in grado di proteggere quel luogo paradisiaco dalle insidie esterne. Gli abitanti del villaggio hanno poche pretese, si accontentano di pescare, coltivare i campi e godere dei frutti della terra e se hanno un dubbio possono appellarsi ad Abi, un’entità che ognuno di loro sente nella propria mente. L’importante è che rispettino sempre il copri fuoco e le regole imposte dagli scienziati. Fino al giorno in cui, con orrore degli isolani, Niema, la scienziata più anziana, viene trovata brutalmente uccisa. Oltre ad aver lasciato l’intera isola sotto shock, l’omicidio ha innescato un abbassamento del sistema di sicurezza intorno all’isola, l’unica cosa che teneva a bada la nebbia. Se il caso non verrà risolto entro 107 ore, la nebbia soffocherà l’isola e tutti i suoi abitanti. Ad aggravare la situazione c’è che il guasto nel sistema ha anche cancellato la memoria di tutti gli abitanti: nessuno ricorda più ciò che è accaduto la notte precedente, il che significa che qualcuno sull’isola è un assassino e non sa di essere. Nel frattempo, il tempo stringe.

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Il tempo dell'ipocrisia
Di Petros Markaris

Torna il mitico commissario Kostas Charitos nel nuovo romanzo del maestro del noir mediterraneo.

Il proprietario di una catena di alberghi viene ritrovato morto nei dintorni di Atene. Chi rivendica la paternità dell’omicidio lo accusa di ipocrisia. A partire da questo primo delitto, molte altre persone vengono assassinate e l’accusa, rivolta alle vittime, è sempre la stessa – ipocrisia – che sembra l’unico elemento in comune tra di esse. La polizia brancola nel buio ma Kostas Charitos, anche se è appena diventato nonno, non riesce a stare alla larga dalle indagini. E non riesce a smettere di farsi un’unica domanda: perché l’ipocrisia sembra essere il comune denominatore di questi omicidi? E perché, si chiede, i responsabili di queste morti si firmano col titolo di “Armata degli Idioti Nazionali”?

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Ultime della notte. La prima indagine di Kostas Charitos
Di Petros Markaris

Nella sua prima indagine, il commissario Kostas Charitos deve fare i conti con una città molto diversa dall’Atene che pensiamo di conoscere.

Il commissario Kostas Charitos legge solo dizionari. Abita ad Atene, una metropoli senza tempo sospesa tra Oriente e Occidente. È sposato con Adriana da anni, ma le cose tra loro non vanno troppo bene e ormai da un po’ lei gli preferisce il televisore. Anche l’amata figlia è andata via di casa e a lui non resta che concentrarsi sul lavoro. Commissario scorbutico e dai metodi bruschi e poco convenzionali, Charitos sta indagando sull’omicidio di una coppia albanese brutalmente massacrata. È più che mai deciso a seguire la pista del delitto passionale, per tornare alla tranquillità delle sue letture, ma quando la giornalista – categoria che Kostas odia con tutto se stesso – Ghianna Karaghiorghi, che conduceva un’inchiesta sul medesimo caso, viene uccisa in uno studio televisivo poco prima di andare in onda, capisce che i suoi amati vocabolari dovranno aspettare. Nella sua prima indagine, il commissario Kostas Charitos deve fare i conti con una città molto diversa dall’Atene che pensiamo di conoscere, che si fa teatro di orribili delitti e dove si incrociano immigrati clandestini, pedofili, ex spie e trafficanti senza scrupoli, mentre si trova costretto a fronteggiare, oltre alle pressioni dei superiori, anche gli spietati media greci, pronti a tutto pur di fare notizia.

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Esercizi di stile
Di Raymond Queneau

“Esercizi di stile” è un esilarante testo di retorica applicata, un’architettura combinatoria, un avvincente gioco enigmistico. Tutto vero, però è anche un manifesto letterario (antisurrealista), è un tracciato di frammenti autobiografici, è la trascrizione di una serie di sogni realmente effettuati da Queneau. E perfino un testo politico, nonché un’autoparodia. Questo è quanto emerge dalle riflessioni che Stefano Bartezzaghi ha dedicato a questo libro-capolavoro. E la sua postfazione al volume diventa complementare alla classica introduzione di Umberto Eco, del quale si conserva anche la traduzione. In appendice, presentati per la prima volta in italiano, alcuni esercizi lasciati cadere nell’edizione definitiva, un indice preparatorio e l’introduzione, anch’essa inedita in Italia, scritta da Queneau per un’edizione del 1963.

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Le notti della morte blu. L'ufficio degli affari occulti, vol. 3
Di Eric Fouassier

Nel terzo volume della serie L’Ufficio degli affari occulti, Éric Fouassier dà vita a un romanzo rocambolesco e macabro, in cui l’orrore del soprannaturale incontra quello, profondissimo e assai più terrificante, che alligna nel cuore degli uomini.

Primavera 1832: la paura corre per le vie di Parigi. Un’epidemia di colera, subito ribattezzato «morte blu» per la cianosi che colpisce i corpi poco prima del trapasso, sta devastando il poverissimo quartiere di Saint-Merri. Eppure il colera non è l’unico timore dei parigini inorriditi: tre cadaveri vengono ritrovati a breve distanza l’uno dall’altro, diversamente mutilati. Tutte le vittime erano già state colpite dalla malattia, quindi l’assassino ha anticipato di poco una morte «naturale». Ma chi mai può essere in grado di estrarre di volta in volta dai corpi un polmone, il fegato o i reni, e soprattutto perché? Nella città della Monarchia di luglio, una città di nebbia e rancore, si muove un’ombra che solo l’ispettore Valentin Verne può fermare, l’uomo in cui un passato mostruoso si mescola alla passione per le ultime conquiste della scienza e della medicina. Incaricato da Vidocq, ex celebrità criminale e ora capo della Sûreté, di indagare su quello che più che mai è un caso per l’Ufficio degli affari occulti, l’ispettore non tralascia alcuna pista: dai complotti che vedono i ricchi avvelenare l’acqua dei poveri, ai piccoli traffici che animano i bassifondi, fino alla prostituzione. Tuttavia, seppur affiancato da nuovi compagni – Tafik, un mammalucco ex soldato delle armate napoleoniche, e l’amata Aglaé –, Verne non riesce a dimenticare l’oscura presenza del Vicario, il fantasma che aleggia sulla sua vita, la cui identità da sempre brama di svelare.

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L'estate che sciolse ogni cosa
Di Tiffany McDaniel

Lirico, struggente, sorprendente e davvero unico nel panorama contemporaneo, L’estate che sciolse ogni cosa è un romanzo di una bellezza folgorante che segna l’esordio di una nuova, grande voce letteraria.

«L’estate che sciolse ogni cosa dà l’impressione che Carson McCullers e Shirley Jackson si siano incontrate con Nathaniel Hawthorne in qualche remoto luogo celestiale per scrivere insieme il primo vero grande romanzo gotico di formazione del ventunesimo secolo» – Donald Ray Pollock

«Capita ogni tanto che sboccino sul mercato, come fiori nel deserto, titoli portati al successo dall’esclusivo gradimento dei lettori» – Leonetta Bentivoglio, La Repubblica

«Avolte compare un nuovo romanzo così strano e seducente che ti costringe ad abbandonare il tuo mondo per un altro mondo…così è per questa storia di un ragazzo magico – che potrebbe essere il diavolo – e della famiglia che lo accoglie. Vi spaventerà, ma vi ammalierà anche, e vi spezzerà il cuore» – Jacquelyn Mitchard

“Ero destinato a ereditare il carattere di mio padre. E di mia madre. Invece alla fine ricevetti in eredità il carattere di quella estate. Quell’estate divenne mio padre. E mia madre”.

Ci sono estati che ti entrano sotto la pelle come ricordi eterni. Per il giovane Fielding Bliss quell’estate è il 1984, l’estate che cambierà per sempre la sua esistenza e quella di tutti gli abitanti di Breathed, Ohio. Qui, in una giornata dal caldo torrido, il diavolo arriva rispondendo all’invito pubblicato sul giornale locale da Autopsy Bliss, integerrimo avvocato convinto di saper distinguere il bene dal male, e padre di Fielding. Nessuno in paese si sarebbe mai aspettato che Satana avrebbe risposto. E tantomeno che si sarebbe palesato come un tredicenne dalla pelle nera e dalle iridi verdi come foglie, eppure quel ragazzo uscito dal nulla sostiene davvero di essere il diavolo. A incontrarlo per primo è Fielding, che lo porta con sé a casa. I suoi genitori subito pensano che il giovane, che sceglierà di farsi chiamare Sal, sia scappato dalla propria famiglia, eppure le ricerche non portano a nulla, e in lui sembra esserci veramente qualcosa di impenetrabile e misterioso. Qualcosa che gli abitanti di Breathed non capiscono e li farà persuadere che quel ragazzo dalle lunghe cicatrici sulle spalle sia realmente quello che dice di essere: il diavolo. Intanto, un’afa incredibile scioglie i gelati e i pensieri e confonde i rapporti e le certezze, il senso del bene e del male, dell’amore e della sofferenza, della fiducia reciproca e della paura. Lirico, struggente, sorprendente e davvero unico nel panorama contemporaneo, L’estate che sciolse ogni cosa è un romanzo di una bellezza folgorante che segna l’esordio di una nuova, grande voce letteraria.

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Gli omicidi dei tarocchi
Di Barbara Baraldi

Un giallo magnetico e visionario, una storia che fonde logica e mistero, un segreto sepolto fra molti destini intrecciati.

«Tutto quello che è nei tarocchi è già dentro di te.»
«È proprio questo a farmi paura.»

«Barbara Baraldi disegna una trama serrata e imprevedibile.» – Severino Colombo, La Lettura

«Un noir onirico ed esoterico, con la precisione logica di un algoritmo e la visione febbrile di un sogno inquieto.» – Beppe Cottafavi, Il Domani

Trieste è una città abituata al silenzio, ma questa volta tace per paura. Un killer senza volto ha commesso due delitti: le vittime non sembrano avere nulla in comune, se non che sulle scene vengono trovate due carte dei tarocchi, la Temperanza e la Ruota della Fortuna. Appena la commissaria Emma Bellini le vede, il gelo la attraversa. Quelle carte fanno parte di un mazzo realizzato a mano da sua sorella Maia, artista e appassionata di esoterismo, con cui non parla da anni. Emma ora non può evitare il confronto. Deve ritrovare Maia, interrogarla, capire cosa leghi il mazzo agli omicidi. Maia, però, è atterrita: rivela di aver distrutto tutte le carte da tempo, dopo un evento drammatico che ha stravolto la sua vita e l’ha portata a rinnegare per sempre la divinazione. Un trauma che le ha lasciato una parola incisa nella memoria, come un’eco lontana o un marchio a fuoco. Safir. Quando un terzo cadavere viene ritrovato, con un’altra carta accanto, l’indagine diventa una corsa contro il tempo. Mentre Emma segue i fili logici di un enigma che sembra sfuggire a ogni razionalità, Maia rimette mano ai tarocchi per cercare di far pace con il passato. E, forse, per ritrovare sua sorella.

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Lo specchio delle nostre miserie
Di Pierre Lemaitre

Lo specchio delle nostre miserie chiude la straordinaria trilogia inaugurata con Ci rivediamo lassù, Premio Goncourt nel 2013, e proseguita con I colori dell’incendio, confermando Pierre Lemaitre come uno dei grandi maestri della narrativa mondiale.

Aprile 1940. Louise ha trent’anni. Fa l’insegnante di scuola elementare a Parigi e il sabato dà una mano come cameriera al ristorante del signor Jules a Montmartre, dove non si parla d’altro che di quella ” drôle de guerre “, quella “strana guerra” scoppiata da pochi mesi con l’invasione tedesca in Polonia e che non si pensa possa realmente coinvolgere la Francia. Nessuno dunque ha previsto la catastrofe, men che meno Louise che finirà per ritrovarsi in mezzo alla strada, costretta alla fuga come milioni di altre persone in preda al panico in un paese sprofondato nel caos. Ed è proprio nel corso del drammatico esodo dalla capitale che lei potrà ricostruire la storia della sua vita e delle sue origini e scoprirà che questa guerra, proprio come tutte le altre, porta con sé un corteo grandioso e squallido di eroi e di mascalzoni. Segreti di famiglia, grandi personaggi, amori appassionati, colpi di scena, farsa e tragedia, avventure e sventure si avvicendano con rara potenza narrativa grazie a una scrittura magnifica e a una perfetta padronanza della trama.

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Il custode
Di Niccolò Ammaniti

«È come se Ammaniti avesse spostato il baricentro dal realismo sporco degli anni Novanta a una dimensione più simbolica, senza però rinunciare alla concretezza dei corpi, delle pulsioni.» – Cristina Taglietti, La Lettura

«Niccolò Ammaniti racconta il presente nel modo più potente e realista possibile.» – Teresa Ciabatti

 

«Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno».

Niccolò Ammaniti scrive il suo romanzo d’amore più pauroso, scavando nei desideri nascosti di un adolescente, Nilo Vasciaveo, che con la sua famiglia custodisce un segreto antico e letale.

In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L’arrivo in paese di Arianna – giovane donna bella e alla deriva – e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare.

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La locanda dell'ultima solitudine
Di Alessandro Barbaglia

Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’ultima solitudine per dieci anni dopo. Ed è certo che lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L’importante è sapere aspettare. Anche Viola, nel minuscolo paese di Bisogno, sogna nuovi orizzonti e aspetta… Senza conoscersi Libero e Viola si sfiorano, come due isole lontane che per l’istante di un’onda si trovano dentro lo stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo non importa. La Locanda dell’ultima solitudine sorge proprio dove il cielo bacia il mare e il destino scrive le sue storie.

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Il mago del Cremlino
Di Giuliano Da Empoli

La Russia è “la macchina degli incubi dell’Occidente” e questo romanzo, che è un viaggio alla scoperta della mente genialmente tortuosa di uno stratega del Cremlino, ci porta al cuore di quella macchina e di quegli incubi. Nel corso di una lunga notte, Vadim Baranov, l’uomo conosciuto come “il mago del Cremlino”, racconta gli uomini e le vicende che hanno accompagnato la trasformazione di un anonimo funzionario del Kgb nell’inesorabile Zar di oggi. Ispirato a una figura realmente esistente, Baranov è un personaggio di straordinaria originalità, lontano da come ci immaginiamo possa essere un consigliere di Putin: proviene dall’avanguardia artistica, ha prodotto dei reality tv, scrive romanzi sotto falso nome. È un uomo colto ma è anche un manipolatore senza scrupoli, capace di trasformare un paese intero nella scena di un teatro dove non esiste altra realtà che il compimento della volontà dello Zar. Un negromante che si nutre delle forze del caos per costruire il potere senza limiti del quale finirà col rimanere lui stesso prigioniero. Queste pagine si leggono come quelle di una tragedia antica animata da personaggi reali, piena di vendette, inganni e crimini. Ma al di là della radiografia implacabile del sistema con i suoi cortigiani, i suoi oligarchi, i suoi esuli braccati, le sue escort, i suoi killer, Il mago del Cremlino ci racconta la favola più tremenda di tutte: quella di un potere spietato, per il quale la violenza – come l’attualità ci ricorda tragicamente – costituisce l’unico orizzonte di sopravvivenza possibile. Al centro di questo sinistro palcoscenico si aggira un uomo imbalsamato in vita, solitario, paranoico, che lavora di notte: questo è diventato lo Zar, o forse è sempre stato così e “l’unico trono che gli porterà la pace è la morte”. Questo libro intenso, visionario, ha la grazia senza tempo di un classico pur nella sua bruciante attualità. L’erudizione, lo stile e l’arte di raccontare di Giuliano da Empoli conferiscono a questa storia cruda e brutale un livello di purezza quasi metafisica. È Il Principe di Machiavelli attraversato dalle nebbie di John le Carré, narrato con le cadenze della grande letteratura russa.

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Miserere
Di Marina Marazza

Nella Milano del 1630 infuria la peste, ma Alma Osio non ha paura, è convinta che non morirà prima di aver compiuto la sua missione: vendicare sua madre e suo padre. Alma infatti è figlia della relazione proibita tra Virginia de Leyva, la Monaca di Monza, murata viva, e Giovan Paolo Osio, signore di Usmate, torturato e ucciso nelle segrete di un traditore. Dopo una vita di fughe e molti compromessi con il destino, oggi Alma è una donna libera e ricca che può permettersi il maggiore dei lussi, la verità. Per trovarla però dovrà scendere nell’anima nera della città, tra feste equivoche in palazzi nobiliari, intrighi di aristocratici e prelati alla corte del Borromeo, delitti di artisti avidi di sangue quanto di ispirazione, mentre il suo passato la insegue a sua volta. Al suo fianco Dulce, l’amica e amante conosciuta in una casa di tolleranza spagnola, e un coraggioso cacciatore di lupi e di uomini che lei ha salvato dalla morte. Marina Marazza firma l’ideale seguito del suo Io sono la strega, la vicenda di una donna decisa a placare la propria sete di giustizia. Intorno a lei, lo scenario straordinariamente vivido di una città travolta dal panico per un morbo che uccide senza distinzioni di classe o di censo. Personaggi di fantasia e figure realmente esistite si alternano in una Milano insieme manzoniana e incredibilmente contemporanea.

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L'atlante dell'invisibile
Di Alessandro Barbaglia

In uno stile romantico e inimitabile, capace di portare in poche pagine il lettore dal riso alla commozione più profonda, Alessandro Barbaglia con questo suo secondo romanzo regala a chi lo legge un gioiello che raggiunge straordinarie vette di intensità e poesia.

“Ti sei mai chiesto dove va a finire tutto quel bianco quando la neve si scioglie? O il vento quando smette di soffiare, o le quattro di pomeriggio quando arrivano le cinque? Ti sei mai chiesto dove vanno a finire le cose infinite quando finiscono?”

Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando nel 1989, in una sera di fine estate, rapiscono la luna in segno di protesta. Vivono a Santa Giustina, un lontanissimo paese fatto di baite di legno ai piedi delle Dolomiti che sta per essere sommerso da un lago artificiale, portandosi dietro tutti i loro ricordi, le gare con le lumache, il prato del castagno, i primi baci. Il progetto della diga risale al 1946. Ai tempi, gli abitanti di Santa Giustina non accettarono di abbandonare le loro case per trasferirsi al “paese nuovo” e rinunciarono ai benefici promessi nel caso di una resa immediata. Si avvicina però il momento dell’esproprio definitivo. Proprio negli anni Quaranta si sono conosciuti Elio e Teresa, e precisamente il 19 marzo 1946, in un bar Sport gremito di una folla accalcata per seguire la cronaca radiofonica della prima Milano-Sanremo del dopoguerra. Senza essersi mai visti né incontrati, Elio e Teresa – ormai anziani e da sempre innamorati l’uno dell’altra e del loro paese vicino a Milano – e i quattordicenni Dino, Ismaele e Sofia sono tormentati dalle stesse domande: “dove vanno a finire le cose infinite?”, “dove si nascondono l’infanzia, l’amore o il dolore quando di colpo svaniscono?”. E se Elio, per rispondere, costruisce mappamondi dalle geografie tutte inventate e sbagliate – descrivendo così la terra magica dove abita l’invisibile e costringendo Teresa a correggere tutto con puntiglioso realismo –, i bimbi di Santa Giustina via via che crescono si allenano a non smettere di scorgere l’invisibile tra le pieghe del reale e a conservarlo a modo loro, in una sorta di gioco segreto. In una danza fatta di immaginazione, ricordo ed elaborazione del lutto, Teresa incontrerà i bambini diventati adulti nella notte più incredibile delle loro vite: quella durante la quale, per pochi istanti di eternità, riemergerà il paese sommerso di Santa Giustina. E con lui l’amore, il dolore, l’infanzia e tutta la meraviglia che si nasconde nell’invisibile. In uno stile romantico e inimitabile, capace di portare in poche pagine il lettore dal riso alla commozione più profonda, Alessandro Barbaglia con questo suo secondo romanzo regala a chi lo legge un gioiello che raggiunge straordinarie vette di intensità e poesia.

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La mossa del matto
Di Alessandro Barbaglia

«Un altro romanzo che mi rovinerà, lo regalerò a tutti!» – Daniel Pennac

La mossa del matto è la storia di una vita, quella di Bobby Fischer, partendo dalla ricostruzione della finale del campionato mondiale di scacchi del 1972, la sfida del secolo, quella tra il “matto” americano, Bobby Fischer, e il campione in carica, il leggendario scacchista russo Boris Spasskij. Giocata in piena Guerra Fredda, quella sfida USA-URSS è molto di più di una “semplice” partita di scacchi: Barbaglia vi ritrova l’epico scontro tra Achille e Ulisse, in cui si fronteggiano la ferocia di un guerriero assetato di sangue e l’intelligenza calcolatrice di uno stratega: uno dei miti fondatori della nostra cultura.

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Omicidi Srl
Di Alessandro Robecchi

Omicidi Srl è una commedia nera, feroce e divertente, che segue Il tallone da killer, precisa i contorni dei protagonisti, gioca con la satira, l’azione e il genere noir, si diverte a vedere la storia gialla dalla parte dei cattivi per rivelarci che anche i buoni… insomma…

«Alessandro Robecchi ritrova i suoi due rocamboleschi sicari: vorrebbero smettere, allargano il business. Premiata ditta di teneri killer.» – Severino Colombo, La Lettura

Ammazzare la gente per soldi, pianificare, contenere le spese, gestire una piccola azienda di eliminazioni, con due principi basilari: «La sicurezza prima di tutto» e «Deve sembrare un incidente». Il Biondo e Quello con la cravatta sono killer professionisti, e hanno gli stessi dubbi e le stesse difficoltà di ogni professionista. Questioni etiche e questioni pratiche, dubbi esistenziali e dubbi tecnici su come onorare i contratti, modi, tempi, risvolti morali dell’ammazzare qualcuno. Niente di personale, è solo lavoro. Questa volta sono alle prese con un contratto inedito che li pone di fronte a una questione morale: accettare l’incarico, molto ben pagato, o cedere ai loro dubbi etici? Proprio per questo, per chiedere consiglio a una collega, coinvolgono la loro «stagista» Francesca Aroldi. Parte quindi una sequenza di contrattempi, infortuni, difficoltà, piani falliti, svolte e testacoda, incidenti di percorso, problemi familiari e pistole da pulire. Una trama di impicci e sviluppi a sorpresa, in cui, nell’azienda dei killer, si confrontano due scuole di pensiero: la pianificazione scientifica dell’omicidio che tende al delitto perfetto, e l’improvvisazione; lo spartito rigoroso fatto di piani infallibili, e il free jazz. Il Biondo e Quello con la cravatta giocano sul cinismo e sul disincanto, come anche cinico e disincantato è l’ambiente in cui si muovono, che attraversano, che descrivono in dialoghi veloci e fulminanti. Una società avida, senza scrupoli, che i due soci osservano con implacabile sarcasmo immersi in una Milano sgangheratamente ricca.

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Viaggiare in giallo
Di Gimenez-Bartlett, Malvaldi, MAnzini, Recami, Robecchi, Savatteri

Viaggio e delitto, e gli investigatori più amati del momento, in sei racconti noir che si leggono d’un fiato.

Nella letteratura poliziesca sono molti gli scrittori che si sono messi alla prova con eleganti misteri ambientati in luoghi lontani dal quotidiano, dove l’investigatore deve ancora di più affinare le proprie capacità deduttive. In questi racconti i detective di casa Sellerio si mettono in cammino e il loro viaggio si tinge subito di giallo. I Vecchietti del BarLume di Marco Malvaldi non potevano perdere una crociera a prezzo stracciato con indagine inclusa; Petra Delicado in un pullman di studenti pendolari ritrova un cadavere a pezzi, nel racconto di Alicia Giménez-Bartlett; Carlo Monterossi e il resto della banda ideata da Alessandro Robecchi, in gita in Brianza, si imbattono in un rapimento; il piccolo Enrico, nipote del tappezziere della Casa di ringhiera, è immaginato da Francesco Recami nel più avventuroso dei viaggi tra Corsica e Sardegna; Saverio Lamanna e Peppe Piccionello sono a Praga per un intrigo internazionale ben congegnato da Gaetano Savatteri; e Rocco Schiavone di Antonio Manzini è alle prese con una rapina da camera chiusa su un Frecciarossa. Suspense, divertimento e gli amici detective di sempre resi più veri e più umani da alcune delle più originali e apprezzate penne del poliziesco.

Nella balena
Di Alessandro Barbaglia

Un romanzo potente, poetico e impastato di archetipi, lieve ma capace di scavare in profondità. Dalla voce unica di Alessandro Barbaglia, una grande storia di abissi ed equilibri sospesi tra le nuvole, di solitudine e incontri prodigiosi, di semi assopiti nella terra che germogliano, miracolosi.

Questa è la storia di Herman, figlio della Donna Sirena e dell’Uomo Pesce; è la storia di un bimbo che si fa uomo imparando a lottare dall’Uomo Elefante e allenando all’equilibrio la grande Bird Millman, la poetessa dell’aria: la più straordinaria funambola di tutti i tempi, la prima donna a danzare su una corda sospesa nel vuoto tra due grattacieli.

Herman è figlio del circo, il circo classico, quello fatto da “uomini che camminano con la loro bruttezza, fieri di generare meraviglia”. Ma è anche la storia di Cerro, che invece abita a Novara in una casa troppo grande e troppo vuota perché è rimasto presto senza madre. E anche un po’ senza padre, che insieme alla moglie ha smarrito nei ricordi la sua capacità di amare. Da bambino Cerro contava il tempo in mirtilli: era capace di mangiarne uno al secondo, e portava al guinzaglio CuccioloAlfredo, un cane che sapeva essere dolce solo con lui. Teneva a bada così la solitudine, nutrendosi di piccole gioie. Ma da adulto? Un mirtillo lo farà ancora felice? Herman e Cerro non s’incontreranno mai, ma avranno per sempre in comune qualcosa di immenso, la più grande attrazione del circo: una balena, Goliath, l’altra protagonista di questa storia. I genitori di Cerro si sono conosciuti proprio davanti a lei, il giorno in cui il circo era di passaggio sulle sponde del lago Maggiore ed Herman guidava il camion su cui viaggiava Goliath. L’amore tra loro è nato nel segno della balena. Ma che cos’è Goliath: un mostro o una meraviglia? E in fondo che cos’è l’amore stesso: un sogno sublime o un incubo spaventoso? Perché l’irrequieta Marilisa attrae così tanto Cerro? E cosa sono la dedizione e la fede con cui Herman si prende cura per quasi trent’anni della balena? Esiste un amore più giusto di un altro? O forse l’amore è sempre e comunque un esercizio di sottomissione ed elevazione insieme, un’ossessione che ti spacca e ti completa?

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Il nido del corvo
Di Piergiorgio Pulixi

Una nuova coppia di indagatori indimenticabili.
Un universo crime in espansione.
Un autore che cambia le regole del gioco.

«Era un artista, un perfezionista, un esteta. Cercava solo la grazia, la bellezza assoluta. E quando l’aveva davanti, sapeva che il vero delitto sarebbe stato lasciarla scappare.»

«Nell’ultimo giallo di Pulixi il territorio è l’essenza stessa dell’indagine.» – Sergio Pent, Tuttolibri

«Un panorama terrificante, compreso il Farwest sardo: l’ideale per un thriller davvero cupo e nettamente al di sopra della media.» – Il Fatto Quotidiano

Sardegna, Penisola del Sinis, una giovane donna scompare nel nulla.
Sei mesi di silenzio e indagini a vuoto. Poi, un unico agghiacciante segnale: il cellulare di Angela Floris si riaccende. Sul luogo del rilevamento gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi trovano un macabro reperto che vale da firma. Si tratta di una mano femminile, troncata e in stato di perfetta conservazione. È l’inizio di un duello perverso con un assassino che agisce da artista della morte. Non si limita a uccidere ma osserva, studia, contempla, collezionando gli arti delle vittime come fossero opere. Per Corvo e Zardi, partner nel lavoro ma opposti per indole e modo di vedere le cose, comincia una caccia allucinata. Lui, mentalità da monaco guerriero, ancorato alla famiglia e alla fede per tenere a bada antichi traumi; lei, spirito in tempesta con il fascino dell’azzardo nel gioco e nella vita, capace di domare il caos soltanto quando lo incanala nei casi da risolvere. Mentre i demoni personali riaffiorano e un’altra ragazza scompare, i due poliziotti capiscono che il killer non li sta solo sfidando, li ha scelti. Attirandoli tra stagni di sale e campagne desolate, trasforma ogni scoperta nella tappa di un incubo meticolosamente orchestrato. Più Corvo e Zardi si avvicinano alla verità, più diventa chiaro che le vittime erano solo un prologo. Il vero capolavoro, l’opera suprema che l’Artista vuole realizzare, forse sono proprio loro.
Sullo sfondo di una Sardegna sospesa tra west selvaggio e lande crepuscolari, Pulixi firma una storia ipnotica e avvolgente, che scandisce una deriva nei chiaroscuri dell’anima umana.
Il nido del corvo è il big bang di un universo narrativo in espansione, nelle cui pieghe si muovono anche i personaggi del precedente romanzo, La donna nel pozzo. Ogni libro diventa il tassello di un mosaico più grande, racconto di un mondo che svela connessioni segrete, inaspettate, imprevedibili, ma che rapisce e cattura ugualmente chi vi entra per la prima volta, inaugurando un viaggio nella crime fiction di cui sentiremo parlare nei prossimi anni.

 

Era l’Artista.
A caccia della vittima perfetta.

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L'uomo marchiato
Di Robert Galbraith

Una nuova indagine che inchioda il lettore alla pagina.
Che cosa riserva il futuro a Robin e Strike?

«Un intreccio che si dipana a ritmo scatenato. Con una naturalezza che può essere frutto solo di grande disciplina e abilità. Un trionfo della narrazione.» – The Guardian

«L’ottavo volume con protagonista Cormoran Strike, con i suoi quattro omicidi (forse cinque) e una sessantina di personaggi, risponde a meccanismi da serie tv. D’altra parte l’autore, Robert Galbraith, è pur sempre J.K. Rowling.» – Vanni Santoni, La Lettura

Un cadavere mutilato e con un marchio sulla schiena viene ritrovato nel caveau di un negozio di argenteria. All’inizio la polizia crede che si tratti di un rapinatore già noto ai loro archivi, ma non tutti concordano con questa teoria. Fra loro c’è Decima Mullins, che chiede l’aiuto dell’ormai celebre investigatore privato Cormoran Strike: è certa che il corpo nel caveau fosse quello del suo fidanzato, padre del suo bambino appena nato e scomparso all’improvviso in seguito a circostanze misteriose. Più Strike e la sua socia Robin Ellacott approfondiscono il caso, più l’indagine si rivela intricata. Il negozio di argenteria non è un negozio qualsiasi, si trova accanto alla Freemasons’ Hall ed è specializzato in manufatti massonici. Oltre al rapinatore e al fidanzato di Decima, diventa subito chiaro che ci sono molti altri uomini scomparsi che potrebbero corrispondere al profilo del corpo ritrovato nel caveau. Ma c’è un altro caso irrisolto e imprevedibile che rischia di diventare pericoloso per Strike: il suo rapporto con Robin, sempre più legata al suo fidanzato, il detective Ryan Murphy. L’impulso di dirle la verità e confessarle i propri sentimenti sta diventando più forte che mai… Un nuovo thriller avvincente e meravigliosamente complesso che porta la storia di Strike e Robin a un altro livello, L’uomo marchiato è una lettura imperdibile per tutti i lettori di questa serie unica.

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L'ultimo colpo
Di Don Winslow

Sei storie dinamiche e profondamente incisive in cui Don Winslow fonde umanità, umorismo e azione, catturando ancora una volta l’essenza del mondo criminale e le sue sfumature.

«A un certo punto, accetti ciò che la vita ti offre. L’ultimo colpo è solo questo.»

«Il miglior crime che io abbia letto negli ultimi vent’anni». – Stephen King

«Ci sono tre scrittori di crime da cui sono irrimediabilmente dipendente. Uno di loro è Don Winslow.» – James Patterson

«Se il noir è ancora vivo, lo dobbiamo anche a un gigante come Don Winslow. Qui, la sua scrittura taglia come un rasoio. Magistrale.» – Piergiorgio Pulixi

«Don Winslow usa uno stile personalissimo senza mai scrivere lo stesso libro. Ha costruito un corpus di romanzi che raccontano l’America del suo tempo attraverso i generi.» – Matteo Persivale, Corriere della Sera

Rapinare quel casinò è assolutamente impossibile. Ed è proprio questo che rende l’idea irresistibile per un leggendario rapinatore che rischia di trascorrere il resto della propria vita in prigione. Ma in fondo, quello che conta davvero è L’ultimo colpo. Per raggranellare qualche soldo, un adolescente ambizioso e intraprendente consegna alcolici illegali alle persone che compaiono su quella che lui chiama La lista della domenica; finché un poliziotto corrotto, un’affascinante cliente e un falso guru non minacciano di infrangere i suoi sogni. In una tavola calda, due uomini della mala raccontano Una storia vera. Sembrano solo battute e pettegolezzi, ma poi si scopre che toccherà a qualcun altro pagare il conto. Un poliziotto solitamente onesto si trova a dover scegliere tra la lealtà al suo lavoro e l’affetto per un cugino scansafatiche il cui destino è L’ala nord. Per il surfista-detective Boone Daniels e la sua squadra, la star del cinema che sono incaricati di sorvegliare durante La pausa pranzo è un problema. Ma anche lei ha un problema: qualcuno la vuole morta… E per finire, un singolo, terribile errore manda in prigione un devoto uomo di famiglia e mette in rotta di Collisione l’uomo che vuole essere e l’assassino che è costretto a diventare.

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L'impronta del lupo
Di Jo Nesbo

Una metropoli ferita dalla violenza. Un poliziotto ostinato in cerca di risposte, anche su sé stesso. E un killer che si muove come uno spettro tra le maglie dell’America di oggi.

«I romanzi di Jo Nesbø dànno dipendenza». – Vanity Fair

«L’impronta del lupo ti cattura fin dalla prima pagina grazie a un’inquietante atmosfera di tensione continua e a una meticolosa attenzione per i dettagli. E, ovviamente, non sarebbe un romanzo di Nesbø se non ci fossero colpi di scena che nessuno era in grado di prevedere». – Independent

Minneapolis, 2016. Quando un mercante d’armi legato alle gang è vittima di un attentato, gli indizi sembrano puntare verso un suo vicino, Tomas Gomez, che però tutti descrivono come tranquillo e perbene. Eppure Tomas Gomez potrebbe essere il misterioso Lobo, un assassino prezzolato che negli anni Novanta aveva scosso il mondo della criminalità locale con la sua ferocia. Adesso sembra tornato, deciso a regolare vecchi conti in sospeso. Bob Oz è un detective con un passato doloroso e un problema con l’alcol e le donne, che compensa la mancanza di talento non arrendendosi mai. Il caso Gomez lo affascina, suo malgrado. E indagando, contro tutto e tutti, capisce che Lobo – “il lupo” – non è in cerca di vendetta, ma di giustizia.

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L'altro ispettore
DI Pasquale Sgrò

Da questo libro la serie TV di Rai 1

Gli incidenti succedono ma l’altro ispettore sa che certe volte si chiamano omicidi.

Domenico Dodaro, ispettore del lavoro trentottenne, dopo la morte della moglie torna a Lucca, la città dove è cresciuto. A Lucca c’è sua madre che può prendersi cura di Mimì, la figlia adolescente, c’è la sorella Lucrezia e c’è Alessandro, l’amico di famiglia paraplegico in seguito a un incidente in cantiere dove il padre di Domenico aveva perso la vita molti anni prima. Ma Domenico non fa in tempo ad ambientarsi, a riprendere contatto con i vecchi amici e a ritrovare i luoghi della sua infanzia, che l’agognata tranquillità viene scossa da un tragico evento: la morte di Karina Bogdani, giovane operaia tessile e ballerina piena di sogni, stritolata dall’orditoio di una nota industria della zona. Tra scatoloni ancora da aprire, nuovi colleghi e memorie dolorose risvegliate dal ritorno in città, Domenico si trova catapultato in un’indagine che, nel confine vischioso tra lecito e consentito, svela le crepe di un sistema lavorativo spietato. Per fortuna, a scalfire un impenetrabile muro di omertà e reticenze, troverà, inaspettato, il sostegno della PM Raffaella Pacini, compagna di classe e di avventure politiche al liceo, con la quale condivide, oltre alla sete di verità e giustizia, tanti ricordi del passato e una bella amicizia da recuperare.

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Cuore l'innamorato
Di Lily King

Tra i migliori libri del 2025 secondo il New Yorker e il New York Times

Con questo nuovo romanzo Lily King si conferma una magistrale cronista dell’esperienza umana e una delle scrittrici americane più importanti del nostro tempo. Scritto con la straordinaria sagacia e la sensibilità emotiva che ormai sono il suo marchio di fabbrica, Cuore l’innamorato è una storia profondamente commovente che celebra l’amore, l’amicizia e la forza del perdono.

«Una scrittrice di cui non perdo un romanzo». – Daria Bignardi, Vanity Fair

«Lily King è uno dei nostri grandi tesori letterari». – Madeline Miller

«Commovente e profondo, una storia d’amore davvero emozionante sul tempo e sul rimpianto». – David Nicholls

«Lily King ha scritto un altro capolavoro. Questo libro trabocca della sua genialità e del suo cuore. Siamo davvero fortunati». – Emma Straub

«La struggente storia di King sull’amore e la letteratura, sulle strade intraprese e quelle abbandonate, sui nostri io passati che non ci lasciamo mai davvero alle spalle, è silenziosamente intensa e quasi impossibile da posare». – Booklist

«Il melò di Lily King, che sa giocare con le emozioni dei tre protagonisti. Un amaro triangolo americano». – Livia Manera, La Lettura

La protagonista di Cuore l’innamorato, aspirante scrittrice, sa riconoscere una buona storia d’amore: i segreti e i sottotesti, gli alti e i bassi. Ma la sua storia d’amore più grande, quella che ha vissuto in prima persona, non ha mai seguito le regole. Nell’autunno dell’ultimo anno di college la ragazza incontra due studenti modello del suo corso di Letteratura, Sam e Yash. Grandi amici che vivono fuori dal campus nell’elegante casa di un professore in anno sabbatico, i ragazzi la invitano a entrare nel loro inebriante mondo fatto di fervore accademico, battute a raffica e partite a carte; la soprannominano “Jordan” e le fanno scoprire rapidamente i piaceri dell’amicizia, dell’amore e dell’ambizione intellettuale. La passione giovanile, però, è imprevedibile e lei si ritrova presto al centro di un triangolo amoroso complicato. Mentre la laurea si avvicina e si allontana, questi tre ventenni si trovano a fare scelte che cambieranno per sempre le loro vite. Alcuni decenni più tardi, Jordan sta vivendo la vita che sognava, e i giorni vulnerabili di un tempo sono solo un ricordo. Ma quando una visita a sorpresa e una notizia inaspettata fanno precipitare il passato nel presente, la donna torna in quel mondo che si era lasciata alle spalle ed è costretta a confrontarsi con le decisioni e gli inganni che hanno segnato la sua giovinezza.

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La foresta trabocca
Di Ayase Maru

La foresta trabocca è un romanzo dallo sguardo weird che sfida i pregiudizi di genere ed esplora, combinando realtà e fantasia, i sacrifici nelle relazioni di coppia e i confini tra arte e manipolazione.

Nowatari Rui è una donna stanca di essere il soggetto dei romanzi del marito, un celebre scrittore che la vede solo come fonte di ispirazione per la sua arte. Spogliata della sua identità e della sua vita privata, Rui è invasa da un sentimento di frustrazione e, in un momento di sconforto, ingerisce un’intera ciotola di semi che iniziano a germogliare su tutto il suo corpo. La donna-pianta si tramuta lentamente in un groviglio di radici e filamenti, fino a diventare una foresta che ingloberà l’intero quartiere e lo stesso marito, in una metamorfosi di libertà.

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Consumazioni al tavolo - Sentiamoci qualche volta
Di Gilberto Severini

All’apparenza un dialogo innocuo su vantaggi o complicazioni della vita in solitudine, in realtà, pagina dopo pagina, un impietoso scavo nel passato più intimo e privato dei due protagonisti, capace di rivelarne dolori, impotenze e speranze tradite.

In Consumazioni al tavolo, il romanzo di esordio di Gilberto Severini, si torna all’estate di “Tunnel of Love” e “Bette Davis Eyes”. Alberto, Gianni, Paolo e Paola, amici di lunga data, ma ora dispersi in vite lontane, si ritrovano nelle Marche per una vacanza colta, tra mare, teatro sperimentale, colazioni al bar e musica dall’autoradio. Sono stati adolescenti e ragazzi negli stessi anni e negli stessi luoghi, e ora che sono vicino ai quaranta devono affrontare antiche intimità e nuove distanze, recriminazioni e dolori, a fatica sepolti nel nome dell’amicizia e della consuetudine. L’incontro con un estraneo, Roberto, un diciottenne con le astuzie della sua età e con le incertezze di una vita ancora giovane, condurrà a una resa dei conti dagli effetti imprevisti. In Sentiamoci qualche volta, seconda prova narrativa dell’autore marchigiano, A. riceve e scrive lettere ad Andrea, un amico della giovinezza che, superati abbondantemente i trent’anni, si è convinto di aver sprecato la vita per essersi sposato con Laura senza averla mai amata, ma soprattutto per aver represso i propri veri desideri.

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La sartoria - Il praticante
Di Gilberto Severini

Non servono spazi esotici a Gilberto Severini per raccontare la commedia umana, nelle sue miserie come nelle sue grandezze, basta una piccola sartoria di provincia degli anni Sessanta, nella quale si riverberano le parole e i silenzi che muovono i caratteri e le storie dei due romanzi brevi, La sartoria e Il praticante. Nella sartoria, simile a un teatro, vanno in scena misteriosi drammi locali e allo stesso tempo le trasformazioni sociali dell’Italia in pieno boom economico. Da una parte, le feste patronali, i fuochi d’artificio, i matrimoni di campagna e i solenni predicatori cattolici, dall’altra, le fabbriche, la televisione, gli abiti confezionati, il nuovo capitalismo. Un universo di abitudini e valori si sta per esaurire, ma quello destinato a sostituirlo è ben lontano dall’essere fissato una volta per tutte. Sicché oltre che un teatro, la sartoria è anche un campo di battaglia, dove antichi riti e valori si scontrano con nuovi desideri e nuove libertà, in particolare dagli obblighi sociali. Valori incarnati, spesso in modo incerto, dai tanti personaggi che frequentano la sartoria del signor Guglielmo: dal signor Aldino allo studente Primo, dalla contessa al giovane Giulio. E in questa galleria di personaggi spicca il protagonista di entrambi i romanzi, Carletto, prima praticante nella sartoria e poi operaio. Giovane, incolto e inespresso, subisce la vita più che affrontarla, consapevole che il suo stesso corpo oltre che la sua anima non appartengono a sé ma a una collettività con regole proprie, verso le quali, per istinto, prova un sentimento di ribellione.

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Una stanza piena di gente
Di Daniel Keyes

Il 27 ottobre 1977, la polizia di Columbus, Ohio, arresta il ventiduenne Billy Milligan con l’accusa di aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie. Billy ha vari precedenti penali e contro di lui ci sono prove schiaccianti. Ma, durante la perizia psichiatrica richiesta dalla difesa, emerge una verità sconcertante: Billy soffre di un gravissimo disturbo dissociativo dell’identità. Nella sua mente «vivono» ben 10 personalità distinte, che interagiscono tra loro, prendono di volta in volta il sopravvento e spingono Billy a comportarsi in maniera imprevedibile. Nel corso del processo si manifestano il gelido Arthur, 22 anni, che legge e scrive l’arabo; il timoroso Danny, 14 anni, che dipinge solo nature morte; il violento Ragen, 23 anni, iugoslavo, che parla serbo-croato ed è un esperto di karaté; la sensibilissima Christene, 3 anni, che sa scrivere e disegnare, ma soffre di dislessia; e poi Alien, Tommy, David, Adalana e Christopher. Così, per la prima volta nella storia giudiziaria americana, il tribunale emette una sentenza di non colpevolezza per infermità mentale. Tuttavia Billy rimane un rebus irrisolto fino a quando, durante il ricovero in un istituto specializzato, a poco a poco non affiorano altre 14 identità autonome, tra cui spicca «il Maestro», la sintesi della vita e dei ricordi di tutti i 23 alter ego. E proprio grazie alla sua collaborazione è stato possibile scrivere questo libro, che con la passione e lo slancio di un resoconto in presa diretta ricostruisce l’incredibile vicenda di Billy Milligan e ci permette di entrare in quella «stanza piena di gente» che è la sua psiche. Una visita che ci lascia sconvolti e turbati, ma che ci induce a riflettere sull’abisso nascosto in ogni uomo. Perché, come scrive lo stesso Billy all’autore: «Solo chiudendo la porta sul mondo reale, noi potremo vivere in pace nel nostro».

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Ti telefono stasera
Di Lorenzo Marone

Le famiglie cambiano forma, ma non smettono mai di essere casa.
Il nuovo romanzo di Lorenzo Marone

«Pensavo: forse vivere è questo, un gesto ogni tanto, che ferma il tempo, un istante di affetto, un pomeriggio che nessuno racconterà, ma che resta inciso da qualche parte.»

«Una storia di dolcezze, disincanti, rapporto tra padri e figli in cui sono soprattutto i genitori a doversi rimettere in gioco ricalibrando rigide, teoriche – e per questo inconsistenti – categorie educative, fino a dover rivedere l’intera visione della loro esistenza». – Pier Luigi Razzano, la Repubblica

«Con Ti telefono stasera Lorenzo Marone scrive il suo romanzo più intimo, dichiaratamente autobiografico, sulla genitorialità e i rapporti di coppia, con un personaggio irretito in un rifiuto tipicamente maschile di crescere e improvvisamente inchiodato a una responsabilità a lungo schivata.» – Marzia Fontana, La Lettura

Giò Coppola ha cinquant’anni, per lavoro legge delle poco affidabili previsioni meteo e ha una vita sentimentale che assomiglia a una giostra. Ma la vera rivoluzione arriva quando l’ex moglie parte per lavorare un anno all’estero e lui si ritrova, dopo tanto tempo, a vivere con suo figlio: Duccio, nove anni, un concentrato di domande scomode e innocente saggezza. Con lui, Giò ha sempre avuto un rapporto che definisce minimalista, ma adesso, tra risvegli caotici, pranzi improvvisati e compiti di matematica che sfidano la logica, scopre il bello – e il difficile – di essere un padre a tempo pieno. Ma non è solo, intorno a lui si muove un cast di personaggi straordinari e strampalati: sua madre, sempre pronta a dispensare consigli non richiesti, e il padre, che parla poco ma, quando lo fa, lascia il segno. La sorella minore Lulù, con due matrimoni falliti alle spalle e un adolescente da crescere, che si è rifugiata in casa con la sua gatta Mafalda, amante dei talent show. E poi c’è Paco Meraviglia, l’amico di sempre, ottimista irriducibile e padre modello, innamorato della vita e delle persone, in perpetua ricerca dell’amore puro ed eterno, convinto che i genitori compiano gesti eroici ogni giorno. “Ti telefono stasera” è l’ironico e tenero racconto di una famiglia attualissima – con le sue complicazioni, il caos e l’invincibile voglia di far prevalere la fantasia – e di un rapporto tra padre e figlio di cui Lorenzo Marone illumina con sguardo partecipe fragilità e slanci temerari, paure e desideri. E attraverso la bellezza dell’imperfezione restituisce un nuovo, profondo significato all’essere padre oggi. Perché, forse, crescere un figlio è la più grande avventura di tutte. Pensavo: forse vivere è questo, un gesto ogni tanto, che ferma il tempo, un istante di affetto, un pomeriggio che nessuno racconterà, ma che resta inciso da qualche parte.

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L'ultimo conclave (Serie di Cal Donovan)
Di Glenn Cooper

Quando, a soli due anni dall’elezione, papa Giovanni XXIV viene trovato morto nel suo letto, il Vaticano deve superare in fretta lo sconcerto e organizzare un nuovo conclave. Il giorno d’apertura, dopo la tradizionale processione dei cardinali elettori, viene sancito l’Extra omnes e si chiudono le porte. Nel pomeriggio i fedeli attendono l’esito della prima votazione, tuttavia le ore passano senza che esca alcuna fumata. Stretta fra gli obblighi del cerimoniale e un senso di inquietudine sempre più forte, la segretaria di Stato Elisabetta Celestino decide di rompere il sigillo del conclave e aprire le porte. E la scena che si trova davanti è surreale. La Cappella Sistina è vuota. I cardinali elettori sono svaniti nel nulla. Arrivato in Vaticano come collaboratore della CNN per commentare il conclave, Cal Donovan si unisce subito alle indagini su quella scomparsa apparentemente impossibile. E, mentre il mondo rimane col fiato sospeso in attesa di notizie, a poco a poco Cal si rende conto con orrore che quello è solo l’ultimo tassello di un piano ordito da un gruppo di persone potenti e determinate, persone che da otto secoli tramano nell’ombra per lavare nel sangue le colpe della Chiesa e ricostruirla dalle fondamenta…

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Romanzo rosa
Di Stefania Bertola

Olimpia fa la bibliotecaria, è un’amante del cappuccino al bar, e la vera passione – la passione che tutto travolge – l’ha provata solo per tre giorni, nel 1977. Paola è avvocato, si è lasciata un matrimonio alle spalle e indossa vistosi giubbotti da aviatore. Nicola, invece, è un tipo che non si fa notare: brunetto, sui trenta, è anche carino, ma bisogna guardarlo sette o otto volte per accorgersi di lui. Manuela, poi, ha quarant’anni ed è disoccupata, ma investe i cento euro di un Gratta e Vinci per partecipare al corso in cui tutti questi personaggi s’incrociano: “Come scrivere un romanzo rosa in una settimana”, che Leonora Forneris, insegnante spinosa e scrittrice di fama, tiene al Circolo dei Lettori. Con la ricetta giusta e i trucchi del mestiere per confezionare, lezione dopo lezione, pagina dopo pagina, giorno per giorno, un Melody di sicuro successo. Tra passioni di carta e flirt reali, marmellate alle arance amare e misteriose limousine, uomini che amano i cani e donne che amano i gatti, Stefania Bertola ci trasporta in un universo dalle tinte pastello, creando un romanzo che sa di rosa. In ogni senso.

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Bugie su mia madre
Di Daniela Droscher

Best seller in patria e acclamato successo internazionale, Bugie su mia madre è la storia ironica, spietata e coraggiosa di una liberazione dal peso dello sguardo maschile.

«Accostare il nome di Daniela Dröscher a quello di Annie Ernaux è un atto del tutto naturale.» – Wiebke Porombka, giornalista radiofonica di Deutschlandradio

«La tedesca Daniela Dröscher mischia sfera pubblica, sfera privata, sfera segreta. Intreccia cronaca famigliare e finzione romanzesca. E i suoi personaggi, compresa la bimba che (forse) era, ruotano intorno a una figura femminile eccessiva.» – Alessandra Iadicicco, La Lettura

Germania, anni Ottanta. Ela ha sei anni e «come una piccola investigatrice privata» osserva la vita domestica trasformarsi in un campo di battaglia: la madre è troppo grassa e deve dimagrire a tutti i costi. Così ha decretato il capofamiglia, ossessionato dal corpo della moglie, che ritiene responsabile di ogni suo fallimento, dalla mancata promozione alle ambizioni sociali frustrate. Giorno dopo giorno, attorno a quel corpo si stringe un assedio fatto di ammonimenti, vergogna e controllo. Ormai adulta, l’autrice ritorna su quegli anni con uno sguardo capace di districare finalmente verità e menzogne, elementi essenziali di quel dominio quotidiano a cui da bambina assisteva impotente. Alternando il passato di vivaci capitoli narrativi al presente di fulminanti analisi, Daniela Dröscher ricostruisce le tensioni di un’infanzia segnata dai non detti, svelando con precisione i meccanismi invisibili attraverso cui il patriarcato modella il corpo e la vita delle donne.

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Intrigo bretone. Omicidio a Pont-Aven
Di Jean-Luc Bannalec

È una magnifica giornata d’estate a Concarneau, la maestosa “città blu” gioiello della Bretagna, e il commissario Georges Dupin siede ai tavoli dello storico ristorante Amiral. Da quando, due anni e sette mesi prima, è stato trasferito da Parigi alla remota provincia, beve qui ogni mattina il suo petit café dedicandosi alla lettura dei quotidiani locali: un rigoroso rituale che può aiutarlo a familiarizzare con gli insoliti costumi di quella gente “ai confini del mondo”. Quel giorno, tuttavia, a disturbare la sua lettura è l’insistente squillo del cellulare. All’altro capo, l’insopportabile voce di Kadeg, il più zelante dei suoi ispettori, lo informa di un fatto straordinario: un brutale omicidio ha sconvolto l’idilliaco paesino di Pont-Aven, rinomato borgo di artisti. La vittima è Pierre-Louis Pennec, nonuagenario proprietario dell’Hotel Central: un albergatore leggendario, un’istituzione nel Finistère. Dupin sa che il caso va risolto alla svelta: l’assassinio di un personaggio tanto stimato ha colpito i bretoni al cuore e le pressioni delle autorità locali non tarderanno a farsi sentire. Costretto a districarsi tra l’ostinato silenzio degli indigeni e il loro stile di vita, del tutto inconcepibile per un parigino doc, il commissario Dupin non tarderà a rendersi conto che la vita apparentemente irreprensibile di Pierre-Louis Pennec nascondeva in realtà un incredibile segreto.

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Il mio rifugio e la mia tempesta
Di Arundhati Roy

Tra i migliori libri del 2025 secondo il New Yorker e il New York Times

Un libro che è un viaggio nella storia di una nazione – dal Kerala verde smeraldo al Goa degli hippy ai sobborghi della capitale – e di una scrittrice che sfugge alle definizioni e rifiuta gli stereotipi: «Non ero abbastanza cristiana. Non ero abbastanza induista. Non ero abbastanza comunista… Donna libera. Scrittura libera. Come mi aveva insegnato mia madre».

«Scrivere questo libro è difficile quanto non scriverlo. Forse ancor più che da figlia che piange la scomparsa di sua madre, la piango da scrittrice che ha perso il suo personaggio più avvincente. In queste pagine, mia madre, la mia gangster, vivrà. Lei è stata il mio rifugio e la mia tempesta.»

 

All’indomani della morte della madre, nel settembre del 2022, Arundhati Roy inizia a scrivere per dare voce ai sentimenti profondi e contraddittori che da sempre la legano a quella donna carismatica dalla quale si è allontanata all’età di diciotto anni, «non perché non la amassi, ma per poter continuare ad amarla». Ne nasce un libro che racconta la vita di Arundhati a partire dalla sua infanzia, attraverso gli anni che la portano alla scrittura, all’impegno per le cause sociali ed ecologiche, fino al successo con “Il dio delle piccole cose”, che coincide però con una svolta drammatica nella politica del suo paese e con la fine burrascosa del suo matrimonio.

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L'uomo che voleva capire l'amore
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Libro vincitore del Premio Cimitile 2025 – Miglior opera edita di narrativa

Dalla penna dell’autore bestseller Francesco Sole, undici indimenticabili lezioni che parlano al cuore di tutti coloro che desiderano capire l’amore.

Proprio come il vino, l’amore non si giudica dal tempo che passa, ma dal sapore che lascia. Un mese con la persona giusta vale più di tanti anni passati con chi non ha mai saputo farti ubriacare il cuore. Due vite che si sono intrecciate per amore possono tornare a separarsi, come se nulla fosse? È questo che si chiede Marco Boneri, stimato professore di filosofia, quando decide di tenere un corso sull’Amore. Quello con la «A» maiuscola, quello che lui ha provato una volta soltanto, quando ha conosciuto Sara. Il loro è stato un incontro casuale, in un hotel di Porto, un giorno di metà marzo. Nessuno dei due si sentiva pronto per innamorarsi: lui era un giovane accademico con la testa persa nei suoi libri; lei una donna in carriera, forte e volitiva, con una certa resistenza alle relazioni stabili. Eppure l’attrazione tra loro è stata immediata e irresistibile. Sara e Marco diventano all’improvviso i protagonisti di una Grande Storia d’Amore. Sembra l’inizio di una favola finché, un giorno, Marco legge una mail sul computer di Sara e un terribile sospetto si insinua tra di loro. Conosce davvero la donna che ama? Da quel momento tutto precipita in un vortice di dubbi, risentimento e incomprensioni. Ma una relazione può finire così? È possibile riavvolgere il filo del tempo e tornare a essere perfetti sconosciuti? Una scelta sbagliata dopo l’altra, lezione dopo lezione, Marco si ritrova a mettere in discussione tutto quello che credeva di sapere sull’amore. Perché ci sono verità che neanche i più grandi filosofi possono insegnarci, e ci sono domande a cui solo il cuore può rispondere.

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Osso. Anche i cani sognano
Di Michele Serra

«Avrete sicuramente accarezzato un cane, nella vostra vita. Prima di voi, infinite volte la mano di un essere umano si è posata su un cane. Ci sembra il più banale dei gesti. Non lo è. Se avrete la pazienza di leggere questa storia, proverò a spiegarvi perché.»

Questa è la storia di un cane e di un uomo. Il cane è magro, denutrito, spunta all’improvviso come un’apparizione e ha fame, molta fame. L’uomo è un vecchio, è stanco e vive immerso nella solitudine in una casa al confine tra il mondo degli uomini e quello degli animali. Insieme a loro c’è il bosco. Pieno di luci, ombre e cose nascoste. Assomiglia ai sogni, a quello che abbiamo dentro ma a cui non sappiamo dare un nome. Il cane appare e scompare davanti alla casa, proprio come un sogno. Il vecchio vorrebbe avvicinarlo, nutrirlo, prendersi cura di lui. Comincia col dargli un nome: Osso, che gli suggerisce la nipotina. Poi si mette ad aspettare, con una ciotola di cibo appoggiata sul prato. E così, lentamente, i due si studiano, si conoscono. O forse il loro incontro è avvenuto migliaia di anni fa, quando gli uomini cacciavano e vivevano nelle capanne, con la nascita della straordinaria alleanza tra l’uomo e il lupo.

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Cesare. La conquista dell'eternità
Di Alberto Angela

Un viaggio appassionante nella vita e nel mito di Giulio Cesare: Alberto Angela racconta l’uomo dietro la leggenda.
Tutto concorre a farci immergere nella Storia come raramente un libro era riuscito prima, permettendoci di sentirla così vicina e così viva.

«Avete amato il film Il gladiatore di Ridley Scott o la serie tv Il trono di spade? Vi siete lasciati cullare dalle storie della saga di Guerre stellari? Vi è piaciuta la figura vincente e sicura di James Bond? Ecco allora a voi la versione reale di quello che pensavate fosse solo frutto della fantasia hollywoodiana. Il De bello Gallico, infatti, è anche: foreste che si credono abitate da esseri mitologici, legioni che combattono immense battaglie, intrighi di palazzo, santuari galli con scheletri decapitati, marce nella neve, tradimenti da parte di persone fidate, trappole, scontri di flotte nell’oceano… Lo avreste mai pensato?» – Alberto Angela

«Dopo tre anni di attesa, Alberto Angela torna in libreria con un’opera che promette di affascinare lettori, appassionati di storia e curiosi di ogni età: “Cesare. La conquista dell’eternità”, un viaggio immersivo nel mondo del De Bello Gallico, l’opera di Giulio Cesare che tutti ricordano dai tempi del liceo ma non molti conoscono davvero.» – Wired

Immaginate di partire assieme a Giulio Cesare e alle sue legioni. È il 58 a.C., la Gallia è una terra lontana, abitata da popolazioni bellicose, mai dome, che hanno già inflitto dolorose sconfitte ai Romani. Ma è anche una terra ricca e prospera. Giulio Cesare vuole conquistarla, per sé e per Roma, e per farlo è disposto ad affrontare ogni avversità: estenuanti marce nella neve e battaglie sanguinose, intrighi di palazzo e tradimenti, ponti da costruire e flotte da creare da zero, foreste che si dicono stregate e santuari con scheletri decapitati. Sarà un viaggio avventuroso e pieno di scoperte, che Cesare guiderà con il coraggio e la curiosità di Ulisse. Ma sarà anche un viaggio interiore, a fianco di un uomo implacabile e geniale, carismatico e instancabile, eppure non privo di dubbi e paure recondite. Un condottiero con i suoi lati oscuri e violenti, ma anche un fine pensatore e un grande scrittore, che ama con passione, tradisce ed è tradito, che è fidanzato, marito, padre, amante, vedovo, eterosessuale, bisessuale… E sullo sfondo del racconto, a completare il vasto affresco di quell’epoca cruciale per il destino di Roma e dell’Europa, ecco comparire Cicerone e Catullo, Cleopatra e Marco Antonio, Crasso e Pompeo, Calpurnia, la dolce moglie di Cesare, e Giulia, la sua amata figlia. Alberto Angela torna in libreria con un’opera unica e grandiosa, che prende spunto dal De bello Gallico per trascinarci in un’avventura senza pari. Le pagine si susseguono con il ritmo e le atmosfere dei film e delle serie tv più avvincenti, e al tempo stesso arricchiscono il lettore di scoperte, curiosità e riflessioni sul mondo romano. Le ricostruzioni dei volti, delle scene di battaglia e di vita quotidiana, realizzate grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, consentono inoltre di rivedere, come fossero attuali, fotogrammi di vita andati perduti.

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Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza

A cura di Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini, Leonardo Tosti
Prefazione di Ilan Pappé
Con interventi di Susan Abulhawa e Chris Hedges
Traduzione dall’arabo di Nabil Bey Salameh
Traduzione dall’inglese di Ginevra Bompiani ed Enrico Terrinoni

Il libro è anche un’iniziativa concreta di solidarietà verso la popolazione palestinese. Per ogni copia venduta Fazi Editore donerà 5 euro a EMERGENCY per le sue attività di assistenza sanitaria nella Striscia di Gaza.

«Un’antologia di autori palestinesi, alcuni uccisi durante il conflitto della Striscia, dà conto di una produzione che nasce consapevole della propria inutilità. Eppure versi composti in condizioni estreme rilanciano il valore della testimonianza.» – Daniele Piccini, La Lettura

«Posso scrivere una poesia / con il sangue che sgorga». – Yousef Elqedra

«La libertà per cui moriamo / non l’abbiamo mai sentita». – Haidar al-Ghazali

«La poesia nella mia prigione / È nutrimento / È acqua e aria». – Dareen Tatour

«Se devo morire, / che porti speranza, / che sia una storia». – Refaat Alareer

La poesia come atto di resistenza. La forza delle parole come tentativo di salvezza. È questo il senso più profondo delle trentadue poesie di autori palestinesi raccolte in questo volume, in gran parte scritte a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, nella tragedia della guerra in Palestina, in condizioni di estrema precarietà: poco prima di essere uccisi dai bombardamenti, come ultima preghiera o testamento poetico (Abu Nada, Alareer), mentre si è costretti ad abbandonare la propria casa per fuggire (al-Ghazali), oppure da una tenda, in un campo profughi dove si muore di freddo e di bombe (Elqedra). Come evidenzia lo storico israeliano Ilan Pappé nella prefazione, «scrivere poesia durante un genocidio dimostra ancora una volta il ruolo cruciale che la poesia svolge nella resistenza e nella resilienza palestinesi. La consapevolezza con cui questi giovani poeti affrontano la possibilità di morire ogni ora eguaglia la loro umanità, che rimane intatta anche se circondati da una carneficina e da una distruzione di inimmaginabile portata». Queste poesie, osserva Pappé, «sono a volte dirette, altre volte metaforiche, estremamente concise o leggermente tortuose, ma è impossibile non cogliere il grido di protesta per la vita e la rassegnazione alla morte, inscritte in una cartografia disastrosa che Israele ha tracciato sul terreno». «Ma questa raccolta non è solo un lamento», nota il traduttore Nabil Bey Salameh. «È un invito a vedere, a sentire, a vivere. Le poesie qui tradotte portano con sé il suono delle strade di Gaza, il fruscio delle foglie che resistono al vento, il pianto dei bambini e il canto degli ulivi. Sono una testimonianza di vita, un atto di amore verso una terra che non smette di sognare la liberta`. In un mondo che spesso preferisce voltare lo sguardo, queste poesie si ergono come fari, illuminando ciò che rimane nascosto». Perché la scrittura, come ricordava Edward Said, è «l’ultima resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia dell’umanità». Per ogni copia venduta Fazi Editore donerà 5 euro a EMERGENCY per le sue attività di assistenza sanitaria nella Striscia di Gaza. Prefazione Ilan Pappé. Con interventi di Susan Abulhawa e Chris Hedges.

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Furto
Di Abdulrazak Gurnah

Nel primo romanzo scritto dopo il conferimento del premio Nobel per la Letteratura nel 2021, Abdulrazak Gurnah narra la vita di tre giovani che crescono in una realtà che cambia vertiginosamente intorno a loro. Nello stile magnifico di un maestro della letteratura mondiale, un romanzo toccante e potente sul diventare adulti, tra i primi passi nell’amore e la tentazione di un tradimento che potrebbe cambiare tutto per sempre.

«Questo non è solo un libro. È un intero universo tenuto insieme dalla prosa bellissima di Gurnah. Nelle storie di Badar, Fauzia e Karim si celano gli interrogativi di intere generazioni che si confrontano con un mondo in continua evoluzione.» – Maaza Mengiste

«Dopo aver letto questo romanzo, noi lettori siamo più pronti a capire cosa significa lottare, osare, amare, cosa significa essere umani.» – Elif Shafak

Tanzania, anni novanta. Karim, Fauzia e Badar sono tre ragazzi che stanno per raggiungere la maggiore età. Sognano in grande, sperando in un futuro ricco di possibilità nel loro giovane paese, indipendente solo da pochi decenni. Karim, ambizioso e spavaldo, è appena tornato nella sua tranquilla città natale dopo l’università. Fauzia, la sua fidanzata, intravede nel matrimonio un’occasione per fuggire da un’educazione soffocante. Badar è un servo, non ha mai conosciuto i suoi genitori e sembra che le porte del futuro, per lui, siano tutte chiuse. Un’opportunità inattesa, però, porta Badar a servire la ricca famiglia di Karim, con il quale nasce un fortissimo legame che, ben presto, si estenderà anche a Fauzia. I tre muovono insieme i primi passi nell’età adulta, così che anche quando una falsa accusa colpisce Badar, i due amici non lo abbandonano. Mentre turismo, nuove tecnologie, grandi opportunità e pericoli inaspettati raggiungono il loro tranquillo angolo di mondo, Karim, Fauzia e Badar sono costretti a ripensare le loro vite, e a comprendere per la prima volta cosa significhi prendere in mano il proprio destino.

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Il mondo invisibile
Di Liz Moore

Dopo I cieli di Philadelphia, Liz Moore torna con un libro profondo e ci parla dell’infinito potere dell’amore, capace di infondere una misteriosa tenerezza persino al rapporto tra uomo e tecnologia, e di travalicare i limiti e le inesattezze della vita.

«Il mondo invisibile è un thriller avvincente e profondo sull’identità e gli albori dell’intelligenza artificiale, l’affascinante ritratto di una giovane donna» – The Washington Post

Ada Sibelius ha dodici anni, non ha mai conosciuto sua madre e vive con il padre David, un genio dell’informatica che dirige un importante laboratorio nella Boston degli anni Ottanta, dove si lavora su ELIXIR, un programma per replicare il linguaggio umano. Per Ada David è tutto, la sua infanzia trascorre tra la casa e il laboratorio del padre, e la sua fantasia è affascinata dall’esattezza di formule e codici. Ma quando la mente di David inizia a vacillare, Ada viene affidata a una collega, Liston, che la cresce insieme ai suoi tre figli. Ada scopre così la vita normale da cui è stata protetta fino a quel momento, e cerca di adattarsi senza tradire quel padre eccentrico e sfuggente, sulla cui identità inizia a emergere più di un dubbio. Anni dopo, ormai adulta e professionista insoddisfatta nella Silicon Valley, Ada riprende la ricerca della verità su di sé e sulla propria famiglia, una verità nascosta in un codice enigmatico che David le ha affidato.

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Le sarte della Villarey
Di Elena Pigozzi

Tratto da un’incredibile quanto straordinaria storia vera, Le sarte della Villarey è un’emozionantissima celebrazione della forza delle donne, un esempio di resilienza e Resistenza che diventa grido di speranza ed esortazione a non rassegnarsi mai al buio del mondo.

«Fare del bene è contagioso. Forse perché è fatto così il bene, un rivolo che si allarga fino a diventare mare.»

Ancona, 1943. La guerra semina dolore, spezza le famiglie e svuota le case. Lo sa bene Laura, che a diciotto anni è rimasta con il fratello Milo perché la madre è mancata da poco, mentre il padre è a combattere in Grecia e da tempo non dà più notizie. Sarà Alda, vedova forte e generosa che ha cresciuto da sola quattro figlie e che è sarta e factotum alla caserma Villarey, ad aiutare Laura, portandola con sé in caserma perché le dia una mano. E mentre Laura impara il nuovo mestiere, la storia subisce cambi repentini: la caduta del Duce, l’armistizio di Badoglio, l’Italia spaccata in due. Quando il 15 settembre Ancona è occupata dai tedeschi, alla Villarey vengono rinchiusi più di tremila soldati italiani, in attesa di essere deportati in Germania nei campi di lavoro nazisti. Alda però non ci sta ed escogita un piano per l’evasione perfetta.

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Mandorla amara
Di Cristina Cassar Scalia

Sette cadaveri su uno yacht alla deriva. Causa della morte, avvelenamento. Un delitto quanto mai insolito che spalanca un abisso di ipotesi, sospetti e stranezze in cui Vanina Guarrasi, nonostante il difficile momento personale, è pronta a calarsi.

«Vanina il cianuro non l’aveva mai annusato. Che odorasse di mandorla, non le era venuto in mente.»

«Cristina Cassar Scalia torna con la poliziotta Vanina Guarrasi: questa volta deve vedersela con un avvelenamento, quasi un topos del giallo. Ne nasce una trama in cui l’autrice sa dosare i colpi di scena e costruire le relazioni tra i personaggi.» – Severino Colombo, La Lettura

È una calda mattina di luglio quando l’avvocata Maria Giulia De Rosa e il medico legale Adriano Calí, usciti per una gita in mare, ascoltano alla radio un avviso della capitaneria di porto: nelle acque in cui stanno navigando c’è una grossa imbarcazione che potrebbe trovarsi in difficoltà. Il loro tentativo di soccorso si rivela però inutile, a bordo di quello che è un vero e proprio panfilo sono tutti morti. Calí, con la sua esperienza, ci mette poco a capire che a uccidere quelle persone è stata una dose di cianuro, forse mescolata a del latte di mandorla. E chiama subito l’amica vicequestore. Vanina, che si era allontanata per qualche giorno, rientra immediatamente nel capoluogo etneo per immergersi in un’indagine serratissima. Com’è ovvio, non le mancherà il sostegno del commissario in pensione Biagio Patanè. L’anziano poliziotto stavolta potrà aiutarla solo per telefono: si trova a Palermo accanto all’amata moglie Angelina, che ha appena subito un delicato intervento al cuore.

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L'alba dei leoni. La saga dei Florio
Di Stefania Auci

Il nuovo, imperdibile capitolo della saga che ha appassionato i lettori in Italia e nel mondo

Vincenzo dà le spalle al mare. «Che nome gli vuole dare?» chiede.
«Ha pregato san Francesco di Paola durante il parto e, siccome un figlio che si chiama Francesco lo avete già, questo Paolo lo vuole chiamare», risponde Mimma.
Vincenzo fa cenno di sì. «Paolo Florio», dice. È un un buon nome. Un nome da persona onesta.

«Sullo sfondo di un tempo ciclico, arcaico, scandito dall’alternarsi delle stagioni e dalle età della vita, Stefania Auci consegna ai lettori un romanzo corale dal ritmo serrato, popolato di personaggi e fitto di avvenimenti, verghiano per la rappresentazione dell’epica della fatica e l’ossessione per la roba […], per l’ideale della famiglia […].» – Marzia Fontana, La Lettura

«Ruggente.» – Elle

«Stefania Auci va all’origine dell’epopea, lì dove il destino sembrava sfavorevole. Questa scrittrice può raccontare tutto: la paura, il desiderio, l’ambizione, il successo. E ancora più indietro: la povertà, il coraggio. Un romanzo che incanta e commuove. – Teresa Ciabatti

«Auci è sempre Auci, forse anche di più. Non è solo il prequel della saga dei Florio. Stefania Auci intriga co un romanzo-mondo ipnotico come un film». – Style.corriere.it

1772. Bagnara Calabra è un pugno di terra rubato alla montagna, stretto tra rocce e mare. Scuro, compatto, chiuso. Ma è così, ed è la casa della famiglia Florio. Niente è facile, per loro, ogni cosa deve essere difesa con fatica e determinazione: dalla forgia di Vincenzo, uomo duro come il ferro che lavora, all’amore che Rosa, sua moglie, ha per i tanti figli che ha avuto e per i tanti che ha perso. Una vita fondata sull’orgoglio del proprio nome, sulla certezza che il presente è, insieme, un’eco del passato e la promessa del futuro. Almeno finché non arriva il destino a spezzare quei fili che sembravano così saldamente intrecciati: prima la fuga di un figlio, ribelle e sognatore, e la sua scoperta che la libertà è esaltante, ma si paga a caro prezzo; poi la natura, più matrigna che madre, che in pochi istanti sgretola case, uomini e speranze; e infine un sogno nuovo, lontano da Bagnara, in un’isola dove ci sono soldi e potere… Perché, nel 1799, quando Paolo e Ignazio Florio arrivano a Palermo, non sanno quale sarà il loro destino, ma sanno cosa sono stati. Hanno lottato contro un padre che li voleva schiavi, contro la disperazione di chi ha perso tutto, contro le ombre delle persone amate e perdute. Una consapevolezza che segna l’intera storia dei Florio, dall’inizio alla fine. E questo è l’inizio. Questa è l’alba dei Leoni di Sicilia.

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The book of love
Di Kelly Link

E se non sono al sicuro nel mondo, perché il mondo dovrebbe sentirsi al sicuro con me?

«Un sogno vertiginoso che non dimenticherete mai. » – Leigh Bardugo

«Divertente e straziante, surreale e sagace, pieno di dèi e altri mostri, The Book of Love è un romanzo splendido e sorprendente, scritto con l’arguzia, il calore e la capacità di immedesimazione unici di Kelly Link. » – Holly Black

«The Book of Love è un romanzo incredibile: le persone e i luoghi sono così reali che la magia che traspare dalle pagine come polvere di fata sembra non solo vera, ma anche indiscutibile. » – Cassandra Clare

«È un fantasy colossale — a cominciare dall’aspetto del volume, dall’ampia copertina rigida, e dalle settecento pagine attraverso le quali si estende — che rompe con i confini dello spazio-tempo, con l’idea di vita e di morte, con il significato della magia e quello di libero arbitrio.» – La Lettura

Morire può essere una grande avventura, soprattutto se sei un adolescente alle prese con la vita adulta. Laura, Daniel e Mo sono morti e non si ricordano come: sanno soltanto che sono riusciti a tornare indietro, riapparendo misteriosamente nell’aula del loro vecchio insegnante di musica. Insieme a loro Bowie, un’anima antica, ambigua e sfuggente. Vivere era complicato, ma rivivere è tutta un’altra storia, soprattutto ora che le loro esistenze sono indissolubilmente legate a quelle di un vasto assortimento di personaggi magici e dagli oscuri desideri in eterna lotta fra loro per imbrigliare la tempesta di magia ed emozioni che minaccia la vita della bucolica Lovesend, Massachusetts. È questo il viaggio dei protagonisti, attraverso poteri magici da sperimentare, pizza, domande sul destino, difficili prove da superare, tanto sesso e molta musica. Le leggi della magia sono implacabili: sono morti in tre, sono tornati in quattro, ma solo due possono restare. L’attesissimo primo romanzo di Kelly Link, The Book of Love, è una fiaba moderna sull’amore e la paura di non essere abbastanza, sul tempo che abbiamo avuto e su quello che ci resta, un viaggio nei cuori di quattro ragazzi in bilico tra l’orrore di diventare adulti e quella forma di amore puro e feroce che continua a esistere anche quando noi smettiamo di farlo.

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Il risveglio della signorina Prim
Di Naralia Sanmartin Fenollera

Perché sembra così arrabbiata? Perché ha tanta paura di perdere il suo posto nel mondo, tanto timore di rimanere indietro? Perché, cara, si difende tanto? La signorina Prim ha trent’anni, una spiccata sensibilità e un trascinante amore per i libri, ma è anche vittima dei suoi ideali e della rabbia verso un’epoca superficiale che sembra averli dimenticati. Un annuncio sul giornale contiene la promessa di una nuova vita: c’è un posto da bibliotecaria a Sant’Ireneo di Arnois, un incantevole paese in cui il tempo sembra sospeso e i cui abitanti hanno deciso di dichiarare guerra agli inganni della modernità. La signorina Prim viene così assunta per riordinare la biblioteca dell’«uomo dello scranno», un personaggio intelligente e colto, ma completamente privo di tatto e di delicatezza. La giovane bibliotecaria, dopo lunghe e accese discussioni con il suo datore di lavoro, inizierà a scoprire il caratteristico stile di vita e i segreti di quella comunità, decisamente fuori dalle convenzioni. Per il suo piglio brillante e l’intelligenza della narrazione, Il risveglio della signorina Prim è presto diventato un caso internazionale, un viaggio indimenticabile alla ricerca del paradiso perduto, della forza della ragione e della bellezza nascosta nelle piccole cose.

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La città dei ladri
Di David Benioff

È l’inverno del 1941 a Leningrado. La città è sotto l’assedio delle truppe tedesche e i suoi abitanti non hanno mai patito tanta fame. Per Lev, diciassette anni, naso grosso e capelli neri, e Kolja, giovane cosacco con la faccia impertinente, la fame, tuttavia, è ben poca cosa rispetto a quello che li aspetta. Lev ha rubato il coltello a un paracadutista tedesco morto assiderato e Kolja ha avuto la brillante idea di disertare. Reati gravissimi in tempo di guerra, per i quali la pena prevista è una sola: la fucilazione. Dopo qualche giorno trascorso in un cupo carcere sulla Neva, i due si ritrovano al cospetto di un colonnello dal collo taurino e le stelle ben in vista sulle mostrine. Il colonnello dapprima li squadra, poi li invita a seguirlo fino ai margini del fiume. Sulla Neva ghiacciata una ragazza, capelli corvini legati in uno chignon morbido, pattina esibendosi in piroette strette e veloci. È sua figlia e sta per sposarsi. Un matrimonio vero, alla russa, con musica e danze e… un solo problema: la torta nuziale. Ci sono lo zucchero, il miele, la farina e tutti gli altri ingredienti, ma mancano le uova, una maledetta dozzina di uova introvabili in tutta Leningrado per gli eroici soldati dell’Armata Rossa, ma non forse per una volgare coppia di ladri…

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I giorni in cui ho imparato ad amare
Di Francesco Sole

Una storia che parla di seconde occasioni e di ritorni, per ricordarci che ci sono luoghi che non smettono mai di chiamarci, anche quando facciamo di tutto per dimenticarli. E amori che, per quanto lontani, continuano a vivere nel punto esatto in cui li abbiamo lasciati.

Su che frequenza viaggia il cuore? Cesare Rinaldi non ne ha idea, l’amore non fa più parte della sua vita da molto tempo: da quando si è lasciato alle spalle il paese in cui è nato, sulle colline toscane, e si è trasferito a Milano per rifugiarsi in una vita che non gli appartiene. Promettente scrittore, lavora in una piccola casa editrice, ma il suo vero talento è un altro: scappare. Cesare scappa dall’ambizione, dalle responsabilità, dai sentimenti e soprattutto da sé stesso. Un giorno, però, dopo anni trascorsi sui libri a leggere le storie degli altri, è costretto a riscrivere la sua, di storia. È zia Ada a chiamarlo per dirgli che suo padre è morto, l’azienda vinicola di famiglia è sull’orlo del fallimento, e lui è l’unico che può sistemare le cose. Così, dopo più di dieci anni, fa ritorno a casa. Il rientro in Toscana è doloroso e lo mette di fronte a tutto ciò da cui era fuggito: i silenzi, le colpe, i ricordi, ma soprattutto Alessandra, la donna che ha amato e abbandonato all’altare. Solo, tra l’odore di umido, polvere e mosto, si ritrova ad affrontare il passato. A guidarlo è una psicologa incontrata quasi per caso, che riesce a insegnargli come gestire il cuore. Grazie a lei, Cesare impara a viaggiare su una nuova frequenza: la frequenza dell’amore, l’unica che potrebbe cambiare la musica di tutta la sua vita. Tra giorni di vendemmia, notti che profumano di desiderio e baci rubati tra i filari, Cesare dovrà affrontare il bivio più grande: scappare ancora, o finalmente restare.

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Nessuna via d'uscita
Di Michael Connelly

Dall’autore Best seller del New York Times Michael Connelly, torna Lincoln Lawyer con un caso contro un’azienda di intelligenza artificiale che potrebbe essere responsabile dell’omicidio di una ragazza adolescente.

«Connelly si cimenta efficacemente in tematiche di attualità, indagando la solitudine degli adolescenti e i pericoli dell’intelligenza artificiale senza tralasciare la trama avvincente per cui è noto. Sia i nuovi lettori che i fan della serie troveranno questo romanzo dal ritmo serrato estremamente soddisfacente.» – Publishers Weekly

L’avvocato Haller torna con un caso più attuale che mai: una causa contro un colosso dell’Intelligenza Artificiale, che potrebbe essere responsabile dell’omicidio di una ragazzina. Dopo il suo percorso di “rinascita”, Mickey Haller prende una nuova direzione e si dedica a un caso d’interesse pubblico, intentando una causa civile contro una società di Intelligenza Artificiale il cui chatbot avrebbe suggerito a un sedicenne di uccidere la sua ex ragazza perché lo aveva tradito. Rappresentando la famiglia della vittima, Mickey esplora il mondo dell’IA, in rapida espansione e in gran parte non regolamentato. Durante il processo, lo affianca il giornalista Jack McEvoy che vorrebbe assistere in silenzio per scrivere un libro sul caso. Ma Mickey lo mette subito al lavoro, affidandogli l’analisi della montagna di documenti emersi durante la fase di ricerca delle prove. Le indagini di McEvoy portano alla scoperta del testimone chiave: un informatore che fino ad allora aveva avuto troppa paura per parlare. Il caso è estremamente pericoloso, perché in gioco ci sono miliardi di dollari. Si dice che le macchine abbiano superato l’intelligenza umana nel 1997, quando il Deep Blue dell’IBM ebbe la meglio sul maestro di scacchi Garry Kasparov con una mossa chiamata “il sacrificio del cavallo”. Haller adotterà una strategia simile in tribunale per cercare di sconfiggere le immense forze dell’industria dell’IA schierate contro di lui e i suoi clienti.

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Estranea
Di Yael Van der Wouden

Libro vincitore del Women’s Prize for Fiction 2025.

Unico esordio a essere selezionato per il Booker Prize.

Ci sono romanzi che ci sfidano a cambiare prospettiva. Storie che parlano di ossessioni, scelte, superamento delle proprie convinzioni. Di segreti svelati e di come non sempre la nostra verità coincida con quella degli altri. L’estranea è uno di questi.

«Un romanzo che vale il vostro tempo, e persino una rilettura» – The Sunday Times

«Un magistrale mix di storia, suspense e autenticità storica.» – Corriere della Sera

«Un romanzo straordinario, pieno di emozioni, commovente.» – The Washington Post

Solo in casa Isabel si sente protetta. Lì, da bimba, ha potuto giocare felice, al riparo dai bombardamenti. Ancora oggi, vent’anni dopo, quei muri la difendono. Saldi e immobili, come lei. Per questo tutto deve essere in ordine: le posate allineate, le stoviglie lucidate, il giardino senza erbacce. Un mattino, però, Isabel trova la scheggia di un piatto di porcellana. La prima incrinatura in un mondo perfetto, a cui ne segue presto una seconda, ben più grave. Quel giorno, si presenta sulla soglia di casa Eva, la nuova fidanzata del fratello, che Isabel è costretta a ospitare per qualche tempo. Eva è l’estranea. Ha i capelli ossigenati tagliati troppo alla moda, un rossetto rosso troppo audace. Soprattutto, è troppo piena di vita e di entusiasmo, che riversa nelle stanze in cui echeggiano passi di danza e risate. Nulla è più immobile come prima. Eva ruba il silenzio – o, forse, lo sta dissipando. Mentre fuori la primavera tarda a mostrarsi, Isabel sente sciogliersi un nodo nel petto. Non solo. Sente anche una pulsione, una gravità ineluttabile, che la spinge, suo malgrado, verso Eva. Eppure, qualcosa le dice di rimanere vigile. Perché Eva fa molte domande. Forse la sua non è solo curiosità. Forse c’è un segreto in quelle mura, un segreto che non appartiene a Isabel. Appartiene alla casa stessa, a pareti che non sono permeate di silenzio bensì di grida disperate e mai sopite.

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Momenti di gioia imperfetta
Di Catherine Newman

Catherine Newman ci regala una narrazione fresca e vivace, capace di incarnare le voci, i silenzi e le contraddizioni di un’intera generazione di donne. Attorno al nucleo della famiglia si intrecciano temi complessi, affrontati con sensibilità e talvolta con necessaria crudezza, ma sempre con uno sguardo di arguta ironia. L’apparente quiete dell’ambientazione si trasforma progressivamente in un teatro di verità nascoste e rivelazioni improvvise dove le memorie della protagonista aiutano a tessere un filo narrativo intriso della tenerezza che avvolge i ricordi lontani.

«È gioia pura sotto forma di libro. Ho riso senza sosta, tranne nei momenti in cui ho pianto. La scrittrice compie un miracolo: ci ricorda quanta meraviglia si nasconda nella vita.» – Ann Patchett

«Leggere Catherine Newman è come passare ore con un’amica che vede i tuoi difetti e, nonostante tutto, ti ama ancora di più. Non l’ho solo letta, mi sono sentita compresa.» – Alison Espach

«”Momenti di gioia imperfetta” trasuda senso di famiglia. Le risate iniziano già dalla prima pagina grazie alle battute brillanti e le osservazioni argute che caratterizzano ogni pagina del libro.» – The Washington Post

Estate dopo estate, ormai da vent’anni, Rachel, detta Rocky, attende con impazienza la settimana di vacanza che trascorre con la famiglia a Cape Cod. Il loro modesto cottage in affitto sulla spiaggia è il confortevole palcoscenico di giornate di sole, nuotate nell’oceano, pasti indimenticabili e anche, naturalmente, di turbolenze di ogni tipo: emotive, coniugali e, a causa delle vecchie tubature, perfino idrauliche. Adesso, a cinquantaquattro anni, Rocky, pur assaporando felice quei pochi giorni da trascorrere tutti insieme, si ritrova stretta tra le esigenze dei figli, non più bambini ma sempre bisognosi di attenzioni, e i genitori anziani pieni di nuove questioni legate all’età che avanza. Per non dire della tempesta ormonale innescata dalla menopausa che la travolge con scatti d’ira, momenti di malinconia, caldane devastanti contro cui nulla può, neppure la brezza oceanica. In questa settimana preziosa tutto è in equilibrio, tutto è in continuo mutamento. E quando Rocky si ritroverà faccia a faccia con il passato e il futuro della sua famiglia, si convincerà di non poter più nascondere i suoi segreti alle persone che ama.

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Quando Chicco si spoglia sorride sempre
Di Gilberto Severini

“Cosa mi ricordava Congedo ordinario quando l’ho scoperto? Niente di già letto. Una voce nuova. Poi ci ripensai un po’. E mi dissi: non c’è schermo tra l’autore e il libro, tra i fatti che racconta e me. E una voce spoglia di artifizi, una voce pura che ci parla di cose essenziali. Allora ho fatto il nome di Sandro Penna e quello di Umberto Saba. Questo tipo di voce. Una voce rara e familiare che commuove subito, perché parla di gente semplice desiderosa d’incontri, incapace di viverli. Ecco i suoi racconti adesso. E la famiglia letteraria viene confermata. Quella dell’emozione diretta, quella dei drammi privati che rispecchiano la durezza della storia. Ma la storia è, diciamo così, fuori campo. Gilberto Severini non è uno che ci dica ‘Sono moderno’. Non ha bisogno di dirlo per esserlo. I suoi personaggi sono al limite della coscienza. Ragazzi che non vogliono sapere quello che cercano ma che lo cercano lo stesso. Zitelle che pagano per sognare, pronte a comprarsi – accidenti! – un ragazzo virtuale. Giovanotti tormentati dal senso di colpa ma inevitabilmente innocenti. Severini ci scrive una storia del sesso e del desiderio sognante tra le nuvole del cuore immaturo attraverso i suoi racconti sconvolgenti di solitudine e di poesia. Con due padrini maestosi e clandestini: il Saba di Ernesto e il Bioy Casares dell’Invenzione di Morel.” (René De Ceccatty)

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Le ottanta domande di Atena Ferraris
Di Alice Basso

Alice Basso è una certezza per librai e lettori. Dopo aver venduto mezzo milione di copie, è riuscita ancora una volta a creare una protagonista che è subito diventata la beniamina di tutti. A grande richiesta, torna in libreria con Atena Ferraris. Un personaggio speciale che ci insegna ad avere pazienza, perché una soluzione si trova sempre, anche quando si è pieni di interrogativi.

«Alice Basso ha creato la protagonista perfetta.» – Patrizia Violi, La Lettura

«Atena Ferraris è solitaria ma geniale.» – Elle

«Un romanzo che ci insegna che da vicino nessuno è normale.» – F

Avere tante domande senza risposta non è mica semplice. Parola di Atena Ferraris, che sarei io. Mio fratello Febo dice che si vive lo stesso, ma non sono d’accordo. A essere sincera, cercare soluzioni logiche a tutto per me è istintivo. Anche per questo ho fondato una rivista di enigmistica. Lavoro a casa, da sola, perché non sostare in mezzo alla gente. Eppure, da quando ho aiutato Febo a smascherare un mago imbroglione, mi ritrovo sempre più spesso a confrontarmi con altre persone. Ho persino trovato un ragazzo che vuole conoscermi e nuove amiche. Adesso una di loro, Elisa, ha bisogno di me per risolvere il mistero di una lettera minatoria. Nella sua azienda, dove si danno arie di grande modernità e fanno corsi di team building, c’è qualcuno che le fa mobbing. Tutti hanno fiducia nelle mie capacità, perché sono molto brava a risolvere i problemi altrui. Da quando esco di casa più spesso, però, non sono affatto sicura che sia vero, perché mi faccio un sacco di domande su me stessa. E non mi piace per nulla. Non so se voglio davvero capire chi sono, perché ogni risposta potrebbe appiccicarmi addosso un’etichetta, e le etichette ti chiudono in una scatola. Forse, aiutare i miei amici è l’unico modo per accettare il giudizio altrui. In più, qualche volta servono delle istruzioni d’uso precise per affrontare il mondo. Soprattutto per chi, come me, si sente perso.

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I miei giorni alla libreria Morisaki
Di Satoshi Yagisawa

«Iniziai a leggere un libro dopo l’altro. Quei vecchi libri nascondevano storie per me inimmaginabili. E non mi riferisco solo a ciò che raccontavano. Dentro ognuno trovai tracce del passato: sottolineature, segnalibri, fiori secchi. Erano incontri che superavano le barriere temporali, possibili solo attraverso i vecchi libri. E così cominciai ad affezionarmi alla libreria Morisaki.»

Jinbōchō, Tokyo. Il quartiere delle librerie e delle case editrici, paradiso dei lettori. Un angolo tranquillo e fuori dal tempo, a pochi passi dalla metropolitana e dai grandi palazzi moderni. File e file di vetrine stipate all’inverosimile di libri, nuovi o di seconda mano. Non tutti lo conoscono, più attratti da Ginza o dalle mille luci di Shibuya. Di sicuro Tatako – venticinquenne dalla vita piuttosto incolore – non lo frequenta assiduamente. Eppure è qui che si trova la libreria Morisaki, che appartiene alla sua famiglia da tre generazioni. Un negozio di appena otto tatami in un vecchio edificio di legno, con una stanza al piano superiore adibita a magazzino. È il regno di Satoru, l’eccentrico zio di Tatako. Entusiasta e un po’ squinternato, dedica la sua vita ai libri e alla Morisaki, soprattutto da quando la moglie lo ha lasciato. L’opposto di Tatako, che non esce di casa da quando l’uomo di cui era innamorata le ha detto di voler sposare un’altra. È Satoru a lanciarle un’ancora di salvezza, offrendole di trasferirsi al primo piano della libreria. Proprio lei che non è certo una forte lettrice, si trova di colpo a vivere in mezzo a torri pericolanti di libri e minacciosi clienti che continuano a farle domande e a citarle scrittori ignoti. Tra discussioni sempre più appassionate sulla letteratura moderna giapponese, un incontro in un caffè con un timido sconosciuto e rivelazioni sulla storia d’amore di Satoru, scoprirà pian piano un modo di comunicare e di relazionarsi che parte dai libri per arrivare al cuore. Un modo di vivere più intimo e autentico, senza paura del confronto e di lasciarsi andare.

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Nemesi
Di Wilbur Smith con Tom Harper

Ambientato sullo sfondo di un periodo tumultuoso della storia europea e africana, Nemesi incarna lo spirito d’avventura che è diventato sinonimo della saga dei Courtney, esplorando non solo le sfide fisiche affrontate nella natura selvaggia, ma anche le battaglie emotive e psicologiche che scaturiscono da ambizioni personali e dilemmi morali.

Parigi, 1794. Il fervore rivoluzionario è sfociato nel Regime del Terrore. Paul Courtney si nasconde tra la folla mentre osserva i condannati a morte salire sulla ghigliottina. Tra loro c’è anche sua madre Constance. Mentre assiste alla sua brutale esecuzione, sa che deve evitare la stessa sorte e mantenere la promessa che le ha fatto: restare vivo, a qualunque costo. Così si unisce all’esercito di Napoleone e viene inviato in Egitto, ma con il mondo in guerra e traditori in ogni angolo, fino a che punto sarà disposto a spingersi per sopravvivere? Città del Capo, 1806. Adam ha trascorso tutta la vita in Marina e nell’ombra di suo padre, il celebre ammiraglio Robert Courtney. Ma quando torna a Nativity Bay trova la tenuta distrutta e la sua famiglia massacrata. L’unico superstite è il padre, che prima di morire gli dona un prezioso cimelio di famiglia, la spada di Nettuno, e gli fa giurare sulla sua lama che non si fermerà finché non avrà ottenuto giustizia. Adam accetta dunque il proprio destino e si imbarca in un lungo viaggio per salvare l’onore della famiglia. Un viaggio che lo porterà da Città del Capo a Calcutta, e a scoprire che il nemico che cerca potrebbe essere più vicino di quanto immagini.

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Fiori per Algernon
Di Daniel Keyes

Uno dei grandi romanzi del XX secolo, un capolavoro della narrativa di anticipazione: il diario di un uomo che «voleva soltanto essere come gli altri».

Algernon è un topo, ma non un topo qualunque. Con un’audace operazione, uno scienziato ha triplicato il suo QI, rendendolo forse più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Charlie Gordon, che, fino all’età di trentadue anni, ha vissuto nella dolorosa consapevolezza di non essere molto… sveglio. Ma cosa succederà quando la stessa operazione verrà effettuata su Charlie? Quale sorte accomunerà la sua esistenza a quella del fedele amico Algernon? “Fiori per Algernon” è ormai considerato uno dei grandi romanzi del XX secolo, un capolavoro della narrativa di anticipazione: il diario di un uomo che «voleva soltanto essere come gli altri», un romanzo definito dal “New York Times” «magistrale e profondamente toccante», un’opera che ha ispirato film, serie televisive, musical, che ha vinto il Premio Hugo e il Premio Nebula e ha venduto oltre cinque milioni di copie nel mondo.

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Un inverno freddissimo
Di Fausta Cialente

Il romanzo con cui questa grande protagonista del Novecento letterario è arrivata sul podio del Premio Strega nel 1965. Una splendida testimonianza del primo dopoguerra, di povertà, coraggio e dignità che passano attraverso la vita di una protagonista indimenticabile.

È un inverno freddissimo quello del 1946 a Milano, un inverno molto duro tra le macerie. Una vecchia soffitta diventa il rifugio di una famiglia numerosa, che dopo le perdite della guerra cerca un nuovo inizio tra mille difficoltà. È Camilla a tenere tutti insieme: abbandonata dal marito, con tenacia e spirito di sacrificio si impegna a garantire un futuro alla sua famiglia allargata. I figli sono pieni di sogni: la ribelle Alba desidera una vita più agiata, Lalla vuole scrivere romanzi, Guido spera invece di diventare un attore. Vivono nella stessa casa anche il nipote Arrigo, musicista, con la moglie Milena; e Regina, vedova del partigiano Nicola, insieme alla sua bambina neonata. La soffitta milanese, popolata dai fantasmi del passato, deve difendere anche dal freddo interiore, fatto di distacchi e lutti. Ma è da questo freddo che riemergono anche le spinte più vitali, e Camilla, pur lacerata da profonde ferite, saprà alla fine riscoprirsi una donna libera e forte. “Un inverno freddissimo” esce per la prima volta nel 1966 ed entra nella cinquina del premio Strega. Oggi questo grande romanzo corale torna in libreria dopo più di quarant’anni (l’ultima ristampa è del 1976), inaugurando il progetto editoriale di nottetempo dedicato a Fausta Cialente.

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Notti nere. Un'avventura del Commissario Bordelli
Di Marco Vichi

«L’eterna lotta tra il Bene e il Male a colpi di inganni e di tranelli, le prove da superare per sconfiggere il buio e arrivare alla luce, un mondo magico che in realtà rifletteva il mondo vero… Chi è che decideva cos’era il Bene e cos’era il Male? Come si faceva a riconoscerli?»

Giugno 1970. Tutta l’Italia è seduta davanti al televisore per seguire le partite della Nazionale di calcio ai Mondiali in Messico, mentre i ragazzi, e soprattutto le ragazze, scendono in piazza per rivendicare i propri diritti, nel clima di protesta di quegli anni. Il mondo sta cambiando in fretta, pensa l’ex commissario Franco Bordelli, e ogni cambiamento si tira dietro un bel po’ di confusione. Adesso che è in pensione il tempo per pensare al passato – a sua madre, alla guerra, ai vecchi casi non risolti – non gli manca, ma fa anche tanti progetti per il futuro con la fidanzata Eleonora. Almeno finché il crimine non torna a bussare alla sua porta… Piras infatti, ormai prossimo a diventare commissario, lo coinvolge sempre nelle indagini, e adesso ci si mette pure il nuovo questore, che sembra proprio non poter fare a meno di lui. È come stare sospeso in un limbo tra il passato e il presente… il lavoro da sbirro e la pensione, i colpevoli da acciuffare e le passeggiate all’Impruneta. Ma il destino ha in serbo la più imprevedibile delle sorprese, e Bordelli non potrà tirarsi indietro.

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Comprensorio Rossolago
Di Chiara Moscardelli

Sentimentalmente disastrosa, socialmente imbarazzante, fisicamente imbattibile, è stata addestrata a lottare come un ninja, ma non è una poliziotta né una detective. È solo una tatuatrice molto curiosa con un talento innato per risolvere misteri.

Quand’è che aveva capito che l’amore verso un genitore non era incondizionato? Quando si era accorta che restando fedele al padre aveva tradito principalmente se stessa? Aveva tradito la bambina che era stata e la donna che avrebbe potuto diventare. «Non ho chiesto io di venire al mondo e, dal giorno in cui hai deciso di farmi nascere, tu questo me lo dovevi. E non perché sono una tua proprietà. Io non ti devo niente, papà.»

«La migliore scrittrice di rosa-crime italiana» – Brunella Schisa, Il Venerdí – la Repubblica

«La sua cifra stilistica è l’ironia» – Jessica Chia, Corriere della Sera

«Travolgente» – Francesca Pellas, Il Foglio

Da sempre impreparata a nuotare in quel mare in burrasca che è la vita, Olga Bellomo cerca di godersi un po’ di inaspettata tranquillità: sta cominciando a smantellare le barriere emotive che aveva costruito con tanta fermezza, e a far spazio poco alla volta a quei sentimenti che il padre le aveva insegnato a tenere lontani, anche quando questo significa dover rinunciare all’unico, vero amore che abbia mai avuto: il giornalista di nera Gabriele Pasca. La serenità però non dura a lungo. Il corpo di una donna viene scoperto in un bidone della raccolta differenziata, sepolto tra contenitori in Tetra Pak, vecchi giornali e volantini dell’autolavaggio. In paese la gente è sconvolta, la polizia procede a fatica, ma una donna ha assistito all’omicidio. Il killer l’ha vista e ora le dà la caccia. Per Olga è impossibile non investigare. Con l’aiuto dei suoi stravaganti amici, la ragazza si lancia in un’indagine che la costringerà a confrontarsi con vecchie storie di tradimenti e vendetta, fino a scoprire che la verità è spesso nascosta in dettagli che nessuno vuole guardare.

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La domestica a ore
Di Sveva

Un romanzo intenso e appassionante che racconta la forza silenziosa delle donne e la possibilità di ricominciare, sempre.

Isabella Boccadoro d’Este ha scelto di vivere senza ostentare le sue nobili origini, lavorando come domestica a ore a Milano. Con la sua discrezione e la sua innata sensibilità, porta ordine e serenità dove regnano solitudine e disarmonia. Finché una mattina, entrando nell’appartamento elegante dei Tizzoni, non trova Laura, la giovane padrona di casa, gravemente ferita. Dietro la facciata rispettabile di una famiglia perfetta, si nasconde una storia di violenza che minaccia di travolgere anche i due figli della coppia. Mentre la giustizia fatica a fare il suo corso tra bugie e omertà, Isabella si ritrova coinvolta personalmente sempre di più nella vicenda, scoprendo la forza della solidarietà femminile e la fragilità di chi sembra invincibile. Accanto a lei, Duccio Soldanieri, un capitano dei carabinieri affascinante e determinato, anche lui nobile, porta nella sua vita un sentimento nuovo e inatteso. Tra segreti, passioni e scelte difficili, Isabella dovrà affrontare le proprie paure e imparare che, a volte, avere coraggio significa lasciarsi amare.

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Miss Bee e il giardino avvelenato
Di Alessia Gazzola

L’attesissimo ritorno di Miss Bee. In questa nuova avventure più che mai, Beatrice dovrà far ricorso a tutta la sua sagacia e a tutta la sua forza d’animo per sciogliere i misteri del mondo e soprattutto quelli del cuore.

«Beatrice Bernabò osservava la processione, lo sguardo oltre il bovindo. Nel petto sentiva qualcosa di imprevisto e fastidioso, come una vecchia frattura che fa male quando cambia il tempo.»

Reduce da un evento inatteso e imprevedibile che le ha certamente stravolto l’esistenza, la giovane Miss Bee, alias Beatrice Bernabò, a poco più di vent’anni si trova in una situazione inedita. Una nuova vita le si spalanca davanti agli occhi… Ma guai, enigmi e financo delitti sono sempre all’orizzonte. Miss Bee si ritroverà invischiata in un enigma dai contorni ancor più foschi del solito, così come fosco le appare il suo presente sentimentale, per tacer del futuro…

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Sotto mentite spoglie
Di Antonio Manzini

Passo dopo passo, però, anche se stanco, amareggiato, arrabbiato, Rocco Schiavone continua a guardare il mondo con gli occhi socchiusi, a indignarsi, a tenere insieme il cuore e il cervello, la memoria e il futuro.

«Nel nuovo giallo di Antonio Manzini, il suo vicequestore deve vedersela con una rapina, un cadavere in un laghetto, un chimico sparito e soprattutto con il Natale (che detesta). Ma sul fronte sentimentale arriva una storia appassionata.» – Severino Colombo, La Lettura

Ad Aosta è quasi Natale. Una stagione difficile, per Rocco Schiavone, e non solo per lui. Un periodo dell’anno che da sempre con le sue usanze svetta nella nota classifica affissa in Questura. Tutto sembra andare male. Ovunque nelle strade si esibiscono cori di dilettanti che cantano in ogni momento della giornata. La città è preda di lucine a intermittenza, della puzza di fritto, dell’agitazione dovuta all’acquisto compulsivo. Lampeggiano vetrine e finestre, auto e antifurti. Di fronte ai negozi, pupazzi di raso e fiamme di stoffa si agitano al soffio dell’aria calda dimenando braccia, teste e lingue. Non c’è da aspettarsi niente di buono. E infatti. Una rapina finisce nel peggiore dei modi possibili, coprendo Rocco di ridicolo, fin sui giornali. Un cadavere senza nome viene ritrovato in un lago, incatenato a 150 chili di pesi. Un chimico di un’azienda farmaceutica sparisce senza lasciare traccia. Rocco non parla più con Marina. E nevica. Eppure qualcosa si muove. Sandra sta meglio, sta per uscire dall’ospedale. Piccoli spiragli, rari sorrisi, la squadra, come la chiama Rocco con un filo di sarcasmo, sembra crescere, i colleghi migliorano, i superiori comprendono. Schiavone a tratti sembra trovare le energie per affrontare gli eventi che si susseguono, le difficoltà che si porta dentro, e poi quello slancio svanisce e ancora si riforma. Il vicequestore entra ed esce dalla sua oscurità, a volte il sole lo aspetta, quasi sempre il cielo è plumbeo, una promessa di neve e di gelo.

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La luce degli incendi a dicembre
Di Matteo Bussola

«Sorseggiarono il caffè, l’uno davanti all’altra, fra le macerie della vita passata di lui e i frammenti di quella presente di lei, agitati da una dolce eccitazione per quel supplemento di vita cui sentivano di avere diritto, da una feroce nostalgia per una vita che non c’era mai stata».

Questa è la storia vera di un amore possibile. O forse è la storia possibile di un amore vero.

Margherita e Marcello si conoscono su un treno. Lei sta scappando dalla sua famiglia, lui vi sta facendo ritorno. Seduti l’una di fronte all’altro, su un vagone affollato, tra bambini che giocano e anziani che hanno voglia di chiacchierare, i due si prendono le misure. All’inizio sono cauti; poi, quasi senza accorgersene, si ritrovano a confidarsi. Parlano di rapporti di coppia, di figli, di sogni e fragilità, di promesse mantenute oppure dimenticate. Come in un film d’autore, nell’intimità di un’inquadratura fissa, Matteo Bussola mette in scena un dialogo a cuore aperto tra una donna che ha uno sguardo schietto e disilluso e un uomo che non smette di credere negli altri. Due persone dalle esistenze apparentemente ordinarie, familiari al punto che ci sembrano le nostre. E che, nella realtà parallela del viaggio, scoprono una parte inedita, inconfessabile, di sé. Un incendio fuori stagione che forse neppure il destino riuscirà a spegnere.

Come sarebbe Prima dell’alba se i protagonisti, anziché una ragazza e un ragazzo, fossero due adulti che si sentono traditi dal mondo? Sarebbe La luce degli incendi a dicembre. La storia di uno di quegli inattesi spiragli con cui la vita ci ricorda che siamo ancora in tempo.

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I rimedi del dottor Aiace Debouché
Di Andrea Vitali

Il grande narratore dell’Italia più vera. La giusta dose di ironia e invenzione narrativa per allentare le tensioni del mondo in cui viviamo.

Da un autore da oltre 3 milioni e mezzo di copie vendute.

«Andrea Vitali è un gran maestro, un funambolo che si diverte a tenerci sul filo della narrazione.» – Mirella Serri, Tuttolibri – La Stampa

Chiuso nel retrobottega della farmacia che ha da poco acquistato a Bellano, il dottor Aiace Debouché sta facendo i suoi conti e le sue valutazioni. È una sera di febbraio del 1920, ovattata dalla neve copiosa che ha imbiancato le rive del lago e coperto il paese di una coltre immacolata. Il risultato delle analisi del dottore appare quanto mai eloquente, ma la causa un po’ meno. Forse bisognerebbe indagare sulla scarsa varietà dell’alimentazione dei suoi nuovi concittadini, oppure verificare la presenza di una tara genetica che si tramanda di generazione in generazione; sta di fatto che data la frequenza con cui vengono richiesti alcuni tipi di farmaci è evidente che il malessere più diffuso in paese è la stitichezza. E lui, uomo di scienza dalle robuste ambizioni, si sente perciò investito del compito di trovare un rimedio potente e infallibile. Ma per il dottor Debouché l’arrivo a Bellano non riserva solo peculiarità di tipo sanitario. Vi trova una comunità con le proprie gerarchie, i propri riti e una spiccata tendenza al pettegolezzo. E anche la squisita mostarda del droghiere Vespro Bordonera, che oltre a vendere prelibatezze ha una figlia in età da marito che è un vero gioiello. Vuoi perché Virginia è davvero una bellezza, educata in Svizzera e con velleità di un matrimonio di livello, vuoi perché il Debouché è un ottimo partito e il migliore sulla piazza, l’incontro tra i due sembra già scritto dal destino. Solo che stavolta il farmacista scienziato i conti non li ha fatti con la dovuta accuratezza, soprattutto con sé stesso e con certi problemi che si trascina fin dalla giovinezza. Con “I rimedi del dottor Aiace Debouché” Andrea Vitali ci reimmerge nel cuore del suo mondo letterario, popolato da personaggi inimitabili e involontariamente comici. L’intreccio delle vicende mette in scena l’imprevedibilità della vita, le sue impensabili coincidenze e le inaspettate vie di fuga che gli abitanti di quella sponda del lago sanno inventarsi per fronteggiare gli eventi.

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L'ultima canzone d'amore
Di Lucinda Riley

Musica, fama e sogni di gloria. In attesa dalle grande occasione un’ombra incombe sulla loro felicità.
Una straziante e indimenticabile storia d’amore, un avvincente mistero sullo sfondo del mondo del rock degli anni sessanta.
L’ultimo romanzo di Lucinda Riley, editato da Harry Whittaker.

«Ma dove, Con Daly? E di cosa vivremmo? Io non ho soldi, e nemmeno tu.»
«Ho la mia chitarra, Orla. Non moriremmo di fame, anche se dovessi cantare agli angoli delle strade con il cappello posato sul marciapiede. E sono sicuro che prima o poi mi daranno un ingaggio e un contratto discografico.» Indicò un punto oltre il mare. «Londra è il centro della scena musicale. È lì che devo essere.»

Londra, 1964. Con e Orla sono due dei tanti giovani arrivati nella capitale alla ricerca del successo. Scappati dalla selvaggia campagna irlandese, si nutrono d’amore, di sogni e dei pochi spiccioli che Con racimola suonando a Carnaby Street. È solo questione di tempo prima che qualcuno lo noti e Orla farebbe di tutto per farlo felice. 1986. Diciassette anni dopo il loro scioglimento, il gruppo rock The Fishermen ha accettato di tornare insieme per un grande concerto di beneficenza allo stadio di Wembley. Ma Con Daly, il quarto membro della band, rubacuori e portavoce di una generazione, è scomparso a seguito di un atto di violenza estrema e apparentemente inspiegabile e di lui non si hanno più notizie. Solo una persona ha la possibilità di svelare il mistero di quella notte, perché se Con dovesse riapparire prima che la verità venga a galla, la storia potrebbe ripetersi con conseguenze ancora più tragiche. Dall’Irlanda a Camden Town, nel cuore della Swinging London si consumano le storie d’amore e passione, gelosia e vendetta, di indimenticabili protagonisti. La cui ambizione sfrontata, bellezza e gioventù non vi lasceranno indifferenti.

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Gioia pura
Di Danielle Steel

La storia di una donna decisa a conquistare la gioia che merita

A soli sei anni, Allegra Dixon viene abbandonata dalla madre e suo padre, un ufficiale militare freddo e distante, non è disposto a occuparsi di lei. Così la bambina viene mandata a vivere nella casa austera dei nonni, dove trova conforto solo rifugiandosi nei libri. Alla scuola privata conosce Shep Williams, un affascinante cadetto di West Point. Presto la loro amicizia si trasforma in qualcosa di più profondo, e si innamorano perdutamente. Dopo la laurea, Allegra si afferma come editor e Shep fa carriera nell’esercito, ma quando riceve un incarico in Afghanistan, i due decidono di sposarsi prima della sua partenza. Nei brevi momenti insieme tra una missione e l’altra si aggrappano al loro amore, e Shep le promette che presto non si separeranno più. Ma Allegra si rende conto che gli orrori della guerra stanno cambiando suo marito in un uomo che non riesce più a riconoscere. I traumi che ha vissuto sono troppo devastanti, e la donna si ritrova ancora una volta sola, proprio quando pensava di aver finalmente trovato la felicità.

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L'attesa. Un'indagine di Ballard & Bosh
Di Michael Connelly

Un grande thriller da un autore da 85 milioni di copie vendute nel mondo, L’attesa dimostra ancora una volta che «non puoi fare meglio di Michael Connelly» – Forbes

Renée Ballard e Harry Bosch: una squadra perfetta, specie quando si tratta di cold case. Ballard ha appena scoperto una corrispondenza tra il DNA di un uomo recentemente arrestato e uno stupratore e assassino seriale scomparso vent’anni fa. L’uomo ha solo ventiquattro anni, quindi il legame genetico deve essere familiare: è chiaro che ad aver ucciso e seminato il terrore tanti anni prima è stato il padre del ragazzo. Ma non sarà facile provarlo… E sarà impossibile farlo senza Bosch. Nel frattempo Maddie Bosch, figlia di Harry e nuova agente di pattuglia, viene arruolata come volontaria nell’Unità Casi Irrisolti. Maddie ha una ragione molto personale per volere l’accesso alla biblioteca delle anime perdute della città: un cold case che potrebbe fare la storia del crimine.

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I tredici colpevoli
Di Georges Simenon

Un avventuriero spagnolo, una subdola vedova inglese, una provocante signorina ungherese, una coppia di amanti cocainomani, due omosessuali decisi a farsi fuori a vicenda, un sadico e ricchissimo pascià turco: sono solo alcuni degli imputati la cui colpevolezza verrà messa inesorabilmente a nudo dal giudice Froget.

Non ci sono parole per descrivere il distacco del giudice Froget, che dall’inizio dell’incontro non aveva modificato di una virgola il suo atteggiamento. Di solito i giudici istruttori fanno domande su domande, si accaniscono a confondere l’indagato e solo così riescono a strappargli la frase che costituisce una confessione. Lui invece lasciava all’interlocutore il tempo di riflettere, persino di riflettere troppo. I silenzi duravano parecchi minuti, le domande appena pochi secondi. Fino a quel momento ne aveva formulate solo due. Anni dopo, un esperto si sarebbe tolto la curiosità di contare le parole uscite dalla bocca di Froget nel corso di quel cruciale interrogatorio.

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Sogni di bronzo
Di Camilla Lackberg

Non sei sola.
Non dimenticarlo mai.

«Ero furiosa. No, non sarei solo sopravvissuta. Mi sarei anche vendicata.»

Jack, l’ex marito di Faye, non c’è più e con lui se ne sono andati anche molti dei problemi che la tormentavano. Ma adesso la minaccia, se possibile ancora più molesta, arriva dall’unica persona al mondo realmente in grado di piegarla e di farle del male: suo padre. Ora che è fuggito dal carcere in cui stava scontando la sua pena, Faye è costretta ad affrontare le sue paure più profonde per fermarlo. E non è la sola a rischiare la vita, perché con lei sono in pericolo tutte le persone a cui vuole bene, e perfino l’impero di Revenge, l’azienda che ha costruito lottando contro mille ostacoli e che l’ha resa ricca e famosa, potrebbe andare in frantumi. Per pianificare la vendetta finale, Faye ha bisogno delle sue alleate più fidate. Anche se ancora non sa che, oltre alla polizia di Stoccolma, la sta tenendo d’occhio qualcun altro: una donna determinata e dal passato oscuro, una sua nemesi perfetta che si muove nell’ombra e potrebbe portarle via tutto.

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Lo Sferisterio a Macerata e l'avventura dei Cento Consorti
Di Lucia Tancredi

Duecento anni fa, nella profonda provincia italiana, a Macerata quasi cento cittadini decisero la grande impresa: costruire lo sferisterio più bello d’Italia. Non solo un luogo destinato al gioco della palla a bracciale, ma un tempio laico dove esercitare una cittadinanza attiva. I Cento Consorti, molti dei quali erano progressisti, liberali e carbonari, rappresentavano un Ottocento generoso, pieno di grandi passioni, ideali e spirito di gruppo. Il genio dell’architetto Ireneo Aleandri, allora solo ventottenne, realizzava il monumento secondo l’estetica neoclassica, nella persuasione che la bellezza potesse salvare il mondo da violenza e ignoranza. Il risultato è una microstoria appassionante che attraversa due secoli della storia d’Italia. Una storia estremamente attuale perché è la ricerca non di un bene appannaggio di privilegiati ma di un bene comune, esempio di una civiltà progressista di cui fare memoria per rinnovare lo spirito d’impresa e la passione civica.

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L'invenzione di Eva
Di Alessandro Barbaglia

Con L’invenzione di Eva, Alessandro Barbaglia restituisce a questa donna geniale e disperata ciò che il mondo ha tardato troppo a riconoscerle. Lo fa con trasporto e gratitudine, senza dimenticare il privilegio di raccontare una vita così straordinaria, e dimostrando ancora una volta come memoria e narrazione siano spesso gli unici strumenti per risolvere l’incompiutezza di certe esistenze.

Scordata. Come può essere dimenticata colei che a lungo è stata considerata la donna più bella del mondo? La diva per eccellenza, quella che tutti ammirano, che tutti sognano. Eppure è quel che accade a Hedy Lamarr, ebrea austriaca figlia di un dirigente di banca e di una talentuosa pianista. Hedy, al secolo Hedwig Eva Maria Kiesler. Eva, come la prima donna. È il 1932 quando gira il film che la renderà famosa. Solo che lo fa a diciassette anni, mostrandosi nuda e sensuale come nessuna prima. Forse non c’è talento nella bellezza, ma Hedy sa farne un’arma micidiale che, qualche anno più tardi, le spalanca le porte di Hollywood. Ma c’è qualcosa che stona nel modo in cui se ne serve. Così carnale, disinibita, a tratti spudorata anche nella vita privata, dove amanti e mariti si susseguono senza vergogna. Ci vuole un occhio molto attento per intuire che quel corpo provocante e quel viso celestiale possono essere la sua fortuna, ma anche la sua condanna. Perché tutti guardano quelli, e nessuno si rende conto che Hedy, in realtà, è un genio. Non se ne sono accorti nel momento in cui, da bambina, ha costruito un carillon con una scatola di metallo e gli ingranaggi di un vecchio orologio, o quando da ragazzina ha aggiustato una telecamera che si era rotta sul set semplicemente mettendoci le mani, né quando ha inventato il fondo a vite per il tubicino del rossetto, così da non doversi sporcare le mani a ogni applicazione. Impossibile allora che qualcuno le dia retta il giorno in cui, basandosi sull’accordatura del pianoforte, scopre il salto di frequenza, che consente di comandare le cose a distanza, senza fili. Hedy ha inventato il Wi-Fi e nessuno se n’è accorto. Perché essere le prime, esserlo troppo presto, significa essere sole.

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La volta giusta
Di Lorenza Gentile

Una locanda in un minuscolo borgo di montagna. Una trentenne romantica rimasta sola con un sogno che non è il suo. Una comunità pronta a correrle in soccorso.
Quand’è la volta giusta per diventare finalmente sé stessi?

«Il lupo è la nostra paura più grande: la si supera solo guardandola in faccia. Ciao lupo, il lupo sono io. Questa è – dev’essere per forza – la volta giusta.»

«Gentile gestisce al meglio la coralità intorno a Lucilla, senza dimenticare il tema del rapporto con la tradizione locale e il problema dello spopolamento di tante valli, ma facendolo tra le righe. Brillante e ottimista, con le sue eroine comuni, nella sua ultima e riuscita variazione sulla conquista della felicità.» – Alessandro Beretta, La Lettura

«Il desiderio di vivere in un mondo che assomigli di più ai propri ritmi e alle proprie attitudini, smettere di inseguire un successo definito da altri e non sempre adatto a noi, scendere dalla giostra della finzione: è questa l’esigenza in cui si riconoscono molti lettori, ed è l’esigenza che Lorenza Gentile racconta nelle sue storie.» – Il Foglio

 

Sarà la volta giusta? Lucilla se lo chiede sempre, ma le cose non vanno mai come dovrebbero.
Dopo una serie di uomini sbagliati e tentativi di adattarsi pur di essere amata, incontra Enrico. Insieme vincono un bando per gestire una locanda in un “Comune polvere”, un paesino a rischio di spopolamento sulle Alpi Marittime. Sembra l’occasione ideale, finalmente. Milleduecento metri di altitudine. Quindici anime, più due. Peccato che una sia in ritardo.
Lucilla si ritrova sola, nel sogno di un altro e con un contratto che prevede la presenza di una coppia. Restare o fuggire? Fingere di essere in due o imparare a contare su se stessa?
Intanto le viene in aiuto la gente del luogo. Eliseo, il custode delle tradizioni locali; Nives, esperta di erbe e madre resiliente; un giapponese misterioso che comunica solo attraverso un traduttore simultaneo; Libero, architetto diviso tra la montagna e la metropoli, che con Lucilla sembra capirsi senza bisogno di troppe parole.
Ma nel cuore dell’inverno, con le tubature ghiacciate e i ricordi che bussano alla porta, emerge pian piano che ognuno custodisce un segreto, e che ogni vita, anche se in apparenza perfetta, ha luci e ombre.
All’arrivo della primavera, Lucilla inizierà a comprendere che, quando si tratta di trovare il proprio posto nel mondo, non ci sono scelte giuste o sbagliate: in città o in montagna, da soli o in coppia, è solo una questione di sintesi personale. Quale sarà la sua?
Raccontata con la grazia e la scrittura luminosa di Lorenza Gentile, un’incantevole storia di rinascita: il momento in cui smettiamo di adattarci agli altri è molto spesso quello in cui iniziamo a vivere davvero.

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L'orologiaio di Brest
Di Maurizio De Giovanni

L’inizio di una nuova storia per l’autore del commissario Ricciardi

L’orologiaio di Brest è una vecchia foto dimenticata, rimasta fuori dall’album di famiglia, è il ricordo rimosso che riaffiora alla coscienza, la verità celata che sconvolge le vite rimettendole in prospettiva. Maurizio de Giovanni scrive il romanzo che non aveva mai scritto, una storia che interroga il rapporto tra colpa e innocenza, memoria e oblio, ma soprattutto che indaga il più indecifrabile dei legami: quello tra padri e figli.

«Perché se ti strappano l’esistenza quando ancora non sei nemmeno nata, il sangue non si asciuga. Non si asciuga mai.»

«Perché se la narrativa ha il compito di produrre incertezza, questo romanzo a me ha fatto esattamente questo effetto. Vediamo se lo fa anche a voi.» – La Lettura

«De Giovanni elabora in una nuova consapevolezza i temi trainanti della sua pagina. L’ossessione del passato, l’ansia della memoria, il dolore che lacera i giorni, la verità da far riemergere dalle nebbie per provare a sbrogliare il groviglio problematico di una stagione della vicenda nazionale nella quale speranze, intrighi, illusioni, crimini, utopie e misfatti hanno prodotto effetti profondi sui piani della Storia collettiva e della vita individuale.» – Il Mattino

Il tempo per alcuni è una corsa incessante, per altri un passo lento e incerto. Per qualcuno, invece, si è arrestato per sempre. E la storia d’Italia è un filo spezzato: un orologio fermo alla stagione del piombo e del sangue. In questo silenzio immobile sono immersi Vera Coen e Andrea Malchiodi.
Ha il destino scritto nel nome, Vera. Lavora come giornalista per un quotidiano locale e considera la ricerca della verità una missione. Ma a quarant’anni si ritrova con un lavoro insoddisfacente e precario, i dubbi di aver sbagliato tutto ad affollarle la mente e una scoperta sconvolgente con cui fare i conti…
Il professor Andrea Malchiodi di anni ne ha quarantatré e ha incassato le delusioni di una carriera accademica spezzata da uno scandalo, in cui è stato ingiustamente coinvolto, insieme all’amarezza per un matrimonio finito. A separarlo dalla moglie e dalla figlia c’è un oceano di incomprensione. Ad affliggerlo, il dolore per la malattia della madre che lo ha cresciuto da sola.
Un giorno come tanti, Andrea si trova davanti Vera. La giornalista lo mette a parte di un’incredibile rivelazione. C’è qualcosa che li lega. Un fatto di sangue accaduto quattro decenni prima. Una ferita nel lontano passato di lei che riscrive il passato di lui. E da quel momento per Andrea tutto cambia.
Comincia così un’indagine nelle tenebre più fitte della notte della Repubblica, a caccia del misterioso “uomo degli ingranaggi”, l’esperto di armi ed esplosivi, militante di un’organizzazione combattente, poi primula rossa e custode di segreti inconfessabili. Il nastro si riavvolge fino al principio degli anni ottanta, sospesi tra gli ultimi fuochi della lotta armata e le prime luci di un’età che si presenta come nuova e invece è dominata dai Gattopardi di sempre.

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A esequie avvenute. Una storia dell'Alligatore
Di Massimo Carlotto

A trent’anni dal primo romanzo che lo ha visto protagonista, torna l’Alligatore. Una leggenda del crime italiano.

«L’Alligatore si mangia Sherlock Holmes.» – Severino Colombo, La Lettura

 

È un inverno gelido nelle paludi del Nordest. Una donna è stata rapita, ma il sospetto che l’abbiano uccisa cresce di ora in ora. E Marco Buratti, l’Alligatore, è determinato a ristabilire la verità a ogni costo, anche quando non interessa più a nessuno.

Loris Pozza è il classico criminale esperto in «magheggi»: truffe, fatture false, capitali che finiscono nella banca cinese clandestina. Quando la sua amante moldava viene rapita, l’incarico di consegnare il riscatto è affidato a Marco Buratti, investigatore senza licenza, e ai suoi soci Max la Memoria e Beniamino Rossini. Ma qualcosa va storto e la donna, nonostante il pagamento di un milione di euro, non viene liberata. L’Alligatore inizia così un’indagine non autorizzata per impedire che una vittima rimanga senza giustizia, a dispetto di chi vorrebbe mettere tutto a tacere. Nel frattempo Rossini, che ogni tanto abbandona il suo vecchio mestiere di bandito per dedicarsi a salvare donne, libera una giovane ucraina sfruttata dalla mafia del suo Paese. Questa volta, però, la rappresaglia che si scatena è terribile. Una resa dei conti da cui nessuno uscirà indenne e che porterà l’Alligatore dove mai si era spinto.

Per il ritorno dell’Alligatore, Massimo Carlotto scrive il suo noir più doloroso. Suona il suo blues più malinconico e sorprendente.

«Avevamo scelto un’esistenza molto diversa dalle altre, da quelle dei regolari. E quando hai il cuore fuorilegge non puoi pretendere che batta a un altro ritmo».

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Il cerchio dei giorni
Di Ken Follett

Il romanzo epico della costruzione di Stonehenge, ancora oggi uno dei più grandi misteri del mondo.
Un cavatore di selce con un dono. Una sacerdotessa che crede nell’impossibile. Un monumento che definirà una civiltà.

«Stonehenge è uno dei monumenti più iconici e riconoscibili al mondo, ma in realtà se ne sa molto poco. Come è stato costruito? Perché è stato costruito? Chi lo ha costruito? Ho raccontato in precedenza grandi conquiste umane e sono sempre stato attratto dalle storie di persone comuni che fanno cose apparentemente impossibili, e cosa c’è di più straordinario che la costruzione di questo monumento enorme? È un’impresa incredibile ed è uno dei più grandi misteri di tutti i tempi: un binomio fantastico per una storia.» – Ken Follett

Seft, un giovane e abile cavatore di selce, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per assistere insieme al padre e ai due fratelli ai rituali che segnano l’inizio di un nuovo anno. Il ragazzo trasporta con fatica le pietre che verranno barattate alla Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo, cui partecipano tutte le tribù dei dintorni. Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato, e sogna di cambiare vita. La famiglia di lei vive in prosperità all’interno di una comunità di pastori, e gli offre una via di fuga dal padre violento e dai suoi spietati fratelli. Joia, la sorella di Neen, è una ragazza con grandi doti carismatiche. Da bambina, osservando affascinata la Cerimonia di Mezza Estate, sogna la realizzazione di un nuovo monumento miracoloso, un grande cerchio eretto con le pietre più grandi del mondo. Quando diventerà sacerdotessa avrà come principale alleato Seft che si dedicherà anima e corpo a questo progetto visionario e all’apparenza impossibile. Ma tra le colline e le foreste della Grande Pianura si preannunciano tempi difficili per tutti. Mentre la siccità devasta la terra, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati, e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta…

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Tanta ancora vita
Di Viola Ardone

«Questo fanno i bambini alle persone. Le sincronizzano sul tempo dell’amore».

«L’interesse per l’infanzia, il punto di vista dei ragazzini (e la sua resa linguistica), l’empatia verso chi soffre, una fiducia di fondo: Viola Ardone conferma i tratta distintivi dei romanzi precedenti in una storia sullo sfondo della guerra di oggi.» – Marzia Fontana, La Lettura

Una mattina Vita apre la porta di casa e trova, accoccolato sull’uscio, Kostya. Lui, che neppure parla la sua lingua, le cambierà l’esistenza. Perché ogni figlio nato sulla terra è il figlio di tutte, di tutti.

Nei romanzi di Viola Ardone l’incontro fra esseri umani ha sempre la potenza di un miracolo, capace di scardinare la solitudine, di ricomporre la speranza.

Kostya ha dieci anni quando si mette in viaggio per arrivare dalla nonna Irina, domestica a Napoli. Nello zaino, la foto di una madre mai conosciuta e un indirizzo. Suo padre è al fronte per difendere l’Ucraina appena invasa. Tra soldati che cercano di bloccarlo al confine e sconosciute che gli dànno una mano, il bambino riesce ad arrivare. Vita, la signora per cui la nonna lavora, lo scopre addormentato sullo zerbino. Quattro anni fa lei ha perso suo figlio e ora passa le giornate da sola, o con Irina, che ha letto Dante e parla italiano come un poeta del Duecento. Il piccolo ospite inatteso la costringe di nuovo in quel ruolo che il destino le ha tolto. Poi, quando il padre di Kostya è dato per disperso, Irina torna nel suo Paese a cercarlo. D’impulso, Vita decide di raggiungerla, per aiutarla. Tentare di salvare un altro, del resto, è l’unico modo per salvare noi stessi.

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Affari di cuore
Di Nora Ephron

Oltre quarant’anni dopo la sua prima edizione, Affari di cuore rimane un romanzo imperdibile, il capolavoro con cui Nora Ephron si è affermata come scrittrice tra le più amate dalle donne di tutto il mondo per la sua arguzia, la sua umanità e la capacità di dire cose serissime senza mai prendersi sul serio. Una dimostrazione del fatto che, così come non si può fare una buona besciamella senza burro e farina, non c’è umorismo di qualità senza, prima, una discreta dose di sofferenza. E che, qualunque disgrazia ti capiti, non tutto è perduto se riesci a farci sopra una buona battuta.

«Una delle cose di cui più vado orgogliosa è di essere riuscita a trasformare un fatto che all’epoca mi sembrava spaventosamente tragico in una commedia – e se non è invenzione questa, non so davvero che cosa lo sia.»

«Un romanzo sorprendente per la leggerezza con cui riesce a dire cose serissime, senza mai prendersi troppo sul serio.» – Vogue

«Come si trasforma una tragedia in commedia.» – Vanity Fair

Un matrimonio (il secondo) che naufraga mentre c’è un figlio (il secondo) in arrivo; un tradimento che va avanti da mesi seguendo i più triti cliché del genere; e, come se non bastasse, l’orrenda verità che si palesa tramite una dedica dell’altra su un libro di filastrocche destinato al proprio bambino. Per Rachel Samstat, autrice di manuali di cucina di buon successo, alla sofferenza dell’abbandono si somma l’orgoglio ferito, perché “a cosa ti serve essere intelligente, se entrambi i tuoi mariti ti fanno fare, e con quella facilità, la figura della cretina?”. La situazione non potrebbe essere più desolante, eppure le lacrime che sgorgano dalla lettura di questo libro non sono di strazio, ma di divertimento. Perché nel ripercorrere le tappe del disastro – dalla fuga precipitosa ai pianti solitari, dai tentativi disperati di riconquistare il marito alle invettive con cui gli augura una morte fra atroci sofferenze – Rachel mette a frutto le sue doti culinarie, con le pietanze e con la vita: cerca consolazione in un purée carico di burro, si fa forza concedendosi una fetta della cheesecake perfetta e rievoca una gustosissima ricetta per le linguine, frutto di un viaggio in Italia; intanto chiude il suo dolore in pentola e, facendolo sobbollire a fuoco lento, arriva a distillarne un succo esilarante, capace di dare alla catastrofe contorni più ridicoli che tragici e di infonderle nuova fiducia nel futuro.

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Ersilia e le altre. Storia straordinaria di donne e bambine all'alba del femminismo
Di Lucia Tancredi

Con grande finezza narrativa e sensibilità storica, Lucia Tancredi ci consegna un ritratto poetico e intenso di un gruppo di donne che ha saputo immaginare un mondo diverso, dando vita alla prima organizzazione in Italia per l’emancipazione delle donne, l’Unione Femminile.

«Siamo l’unione Femminile. Abbiamo esordito e contiamo già in numero di mille. È solo l’inizio»

«Le donne di questo romanzo sono di nuovo vive e incandescenti come un secolo fa, quando insieme creavano il primo nucleo del femminismo operoso e impegnato di Milano. Un miracolo» – Cristina De Stefano

«Lucia Tancredi celebra le prima femministe nella Milano tra fine Ottocento e Novecento.» – Patrizia Violi, La Lettura

Nel 1859, sotto il cielo squarciato dalla più grande tempesta solare mai registrata, arriva Ersilia: è figlia dell’incandescenza. E con quella luce negli occhi cresce, orfana di madre, tra le ombre della povertà. La sua Milano è quella della fine del secolo, una città che corre e si consuma nell’urgenza della modernità, dove le bambine – le piscinine – stanno in strada come cani randagi. Apprendiste modiste, piccole sarte, ragazze cresciute troppo in fretta e senza alcuna protezione. È lì, in quei vicoli affollati di miseria, che Ersilia comprende cosa vuole fare: proteggere le più giovani, educarle, emanciparle. Sposa Luigi Majno, avvocato socialista e femminista prima che il termine abbia cittadinanza. Si unisce al lavoro instancabile delle pioniere: l’Asilo di Laura Solera Mantegazza, la Guardia Ostetrica di Alessandrina Ravizza. Ogni donna che incontra è un fiore nel terreno fertile della sua sorellanza. Da Anna Kuliscioff, compagna di Turati, lince socialista, Ersilia impara presto: o tutte o nessuna. Dalle figlie, che ama con tenerezza feroce, capisce che è meglio fare sbagliando, piuttosto che non fare mai. E così, nel 1899, fonda con le compagne l’Unione Femminile, la prima organizzazione in Italia per l’emancipazione delle donne, da cui passeranno veramente tutte: da Ada Negri a Maria Montessori, da Eleonora Duse a Sibilla Aleramo. Poco dopo nasce anche l’Asilo Mariuccia, laico e gratuito, rifugio per ogni bambina violata, dimenticata.

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L'ultimo segreto
Di Dan Brown

A quasi dieci anni dal suo ultimo successo, Dan Brown torna con il suo romanzo più ambizioso ed emozionante: una nuova caccia di Robert Langdon dove, come sempre nei suoi libri, nulla è più pericoloso della conoscenza, e nulla è più efficace di una mente affilata.

«Per anni Brigita Gessner aveva deriso i pazienti che affermavano di essere stati a un passo dalla morte e di ave poi fatto ritorno. Ora si trovò a pregare di poter ingrossare le file di quelle rare anime. Ma era troppo tardi, lo sapeva. La sua vita si era conclusa.»

«Praga magica, Golem incluso. E gli altri intrighi sono anche meglio.» – Matteo Trevisani, La Lettura

«Che tipo, Dan Brown. Sei a casa sua da dieci minuti e già t’incanta inanellando piccole rivelazioni, quasi fosse scivolata anche tu nelle pagine del suo nuovo, attesissimo romanzo: L’ultimo segreto». – Anna Lombardi, Il Venerdì

«L’ultimo segreto in fondo è “un libro sul potere dei libri”.» – Raffaella Silipo, la Stampa

 

Robert Langdon è a Praga insieme a Katherine Solomon, con cui ha da poco avviato una relazione. Un viaggio di piacere in veste di accompagnatore dell’esperta di noetica, invitata a una conferenza in città per esporre le sue innovative teorie sulla mente. All’improvviso, gli eventi prendono una piega inquietante: la mattina del quarto giorno Katherine sembra sparire senza lasciare tracce e Robert assiste, sul ponte Carlo, a una scena che sfida la razionalità e di fronte alla quale reagisce d’istinto, finendo nel mirino dei servizi di sicurezza cechi. Intanto, a New York, una misteriosa organizzazione mette in campo risorse all’avanguardia per distruggere il manoscritto che Katherine ha consegnato al suo editore e che raccoglie le sue rivoluzionarie ricerche. Ma come mai quello che dovrebbe essere un saggio teorico attira così tanto interesse? In poco più di ventiquattr’ore, Langdon dovrà dimostrarsi in grado di ritrovare Katherine, seminare le forze dell’ordine della città e quelle dell’ambasciata americana e oltrepassare le porte di un laboratorio segreto in cui vengono condotti esperimenti indicibili. La posta in gioco è altissima: una nuova concezione della mente, una visione che può regalare un futuro diverso all’umanità ma che potrebbe, anche, diventare un’arma dall’impatto devastante.

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Tre amici quasi geniali verso la fine del mondo
Di Jonas Jonasson

Unendo, come solo un grande autore sa fare, ironia, avventura, satira e politica, Jonasson dà il meglio di sé nel suo nuovo libro consegnandoci una storia che sa farci ridere ed emozionare, muovendosi con eleganza e perfetto equilibrio tra realtà e finzione, intrighi internazionali e drammi personali, profondità e voglia di non prendersi troppo sul serio.

Stoccolma, estate 2011. Petra, una giovane ricercatrice di astrofisica, ha calcolato che l’atmosfera collasserà tra esattamente dodici giorni. Ovviamente, nessuno le crede. Johan, un tipo senza arte né parte vissuto sempre all’ombra del fratello – che adesso ha lasciato la Svezia per raggiungere l’Italia, intraprendendo una brillante carriera diplomatica –, è ingenuo ai limiti della stupidità, ma ha sviluppato delle doti culinarie stupefacenti e ama stare tra i fornelli per preparare pranzi e cene deliziosi. L’incontro tra i due sarà l’inizio di un’avventura tanto rocambolesca quanto divertente: partiti alla volta di Roma per incontrare Fredrik, il fratello di Johan che – si scoprirà – lo ha ingannato per tutta la vita, si imbattono in Agnes, una pensionata che si mantiene fingendo di essere una giovane influencer. Così, tra incontri con Barack Obama, dittatori africani, missioni governative e la pericolosa profezia di Petra che incombe minacciosa su tutto il pianeta, i tre amici “quasi geniali” finiranno per stravolgere completamente non solo le loro vite, ma anche quelle di chiunque avrà a che fare con questo strano e improvvisato trio. Unendo, come solo un grande autore sa fare, ironia, avventura, satira e politica, Jonas Jonasson ci regala una storia che fa ridere ed emozionare, in perfetto equilibrio tra realtà e finzione, intrighi internazionali e drammi personali, con tanta voglia di non prendersi troppo sul serio.

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Il velo di Lucrezia
Di Carla Maria Russo

Con Il velo di Lucrezia, Carla Maria Russo dà ancora una volta voce a una palpitante vicenda privata di ossessione che si fa universale, ci interroga sui modi in cui si nasce alla vita, sulla forza distruttiva delle passioni, sul potere diabolico eppure salvifico della bellezza.

Non saprebbe dire quanto a lungo si attarda nella contemplazione di quel volto. Non saprebbe dirlo perché è già completamente stregato da quello che vede e ché risucchiato nel processo della creazione. La perfetta bellezza. Eccola, davanti ai suoi occhi. L’ha rincorsa invano per anni e l’ha trovata all’improvviso, quando ormai aveva perso la speranza. Nel luogo in cui mai e poi mai avrebbe immaginato di incontrarla.

Firenze, 1464. La tela è avvolta in un panno candido fermato da una cordicella, la mano che la regge è malferma per l’emozione. Il momento che Filippo Lippi ha atteso e temuto è ormai giunto: il suo protettore Cosimo de’ Medici sta per vedere l’unica opera davvero perfetta che sia riuscito a creare nel corso della sua lunga carriera, l’unica da cui non vorrebbe mai separarsi. Custodite in quel quadro non ci sono solo la dedizione, le mani dure di fatica, l’incessante lotta contro l’imperfezione. C’è l’amore per Lucrezia, un amore scandaloso per tutti, per lui purissimo. C’è il patto fra loro, il dono reciproco: la bellezza in cambio della libertà. Orfano nato “diladdarno”, Filippo è cresciuto libero di sperimentare la vita e il talento. Sventato, donnaiolo esuberante, sciaguratamente poverissimo, per sfuggire alla miseria ha preso i voti incontrando proprio in monastero il suo destino: un abate illuminato che lo ha mandato a bottega da un noto pittore. Figlia di un tintore, Lucrezia è una ragazza del popolo che dietro al volto di madonna nasconde un cuore appassionato, un desiderio ribelle di esistere, di essere vista, di accendere la quiete intorno a sé, un’ambizione divorante che le mura del convento in cui vive non riescono a contenere. L’amore tra la giovane e l’affermato artista, proibito in Cielo e in Terra, folgora le esistenze di entrambi e si eterna in un’opera che ancora oggi desta meraviglia.

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Donnaregina
Di Teresa Ciabatti

Libro vincitore del Premio BPER Banca 2025 – Sezione narrativa
Libro vincitore del Premio Mondello 2025 – Opera italiana

Nei quattro anni trascorsi dal suo più recente romanzo ci è mancato lo sguardo di Teresa Ciabatti, la sua cifra stilistica unica, la lucidità, l’ironia, l’equilibrio assoluto del fraseggio. Con l’intensità e l’anticonformismo radicale della sua scrittura, Ciabatti conduce una protagonista che le somiglia in territori a prima vista remoti e indecifrabili, per riportarla a casa più dolente e saggia, capace di riconoscere il baluginare dell’umano ovunque si presenti.

«Più avanti capirò che libero da pregiudizi significa poco pratico di camorra, non a conoscenza della sua vicenda criminale. Più avanti ancora avrò il dubbio che lui cercasse una persona da raggirare, questo tuttavia sarà molto tempo dopo».

«Un romanzo libero, folle, poetico, sul crimine e la maternità – sono poi così distanti? Sull’amicizia e il ruolo dell’artista. Un romanzo dolorosissimo ma, insieme, anche il più divertente che Ciabatti abbia mai scritto.» – Jonathan Bazzi

«Donnaregina è il romanzo potente che promette di essere. » – Nicola H. Cosentino – Corriere della Sera

«Teresa Ciabatti scrive un romanzo furioso, umanissimo, in stato di grazia.» – Federica De Paolis

«Questo romanzo? Semplicemente bellissimo. Napoli, l’orrore, il sangue, e forse la salvezza.» – Roberto Saviano

«Diventare genitori significa, tra tutte le altre cose, firmare una cambiale di dolore e di gioia in bianco. In certi casi, come per la protagonista di Donnaregina di Teresa Ciabatti, si rischia un tale trauma che si fa di tutto per rimuoverlo, evitarlo, non vederlo arrivare.» – Daria Bignardi, Vanity Fair

Chi è davvero ‘o Nasone, accusato di rapina a mano armata, associazione a delinquere, associazione mafiosa, 182 omicidi commessi e commissionati? Se lo chiede la scrittrice a cui il giornale dà l’incarico di intervistare proprio lui, il superboss. A lei che di criminalità non sa niente, che si è sempre occupata di adolescenti, tutt’al più cantanti, attrici, gente dello spettacolo. Il loro è l’incontro di due mondi lontanissimi che tali devono rimanere, almeno nelle intenzioni della protagonista. Eppure, quando lui inizia a parlare, qualcosa cambia. Quest’uomo spietato che alleva colombi e crede negli ufo comincia a interessarla. Non tanto quando si sofferma sulle cronache di furti, sparatorie e vendette, piuttosto per la nostalgia che vibra nei racconti delle donne incontrate e perdute, degli amici morti ammazzati, degli affetti famigliari. Quando insomma, pur non rinnegando il proprio passato, il boss si mostra vulnerabile. Il dubbio: forse la sta manipolando? È sul piano dei rapporti affettivi che boss e scrittrice si incontrano: nelle ferite di genitori incerti, forse sbagliati. Nel mistero dei figli con cui non sanno più comunicare e che temono di aver perso per sempre. Il confronto tra loro, pur sempre carico di diffidenza, si trasforma allora in un viaggio tra ricordi, confessioni, fraintendimenti e proiezioni, ma soprattutto rivelazioni su figli che non sono quello che loro credono. Così, quando la protagonista si trova a cercare le tracce del figlio di Misso nelle strade di Napoli, capisce di cercare qualcun altro: sua figlia che le sta sfuggendo.

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La settima luna
Di Piergiorgio Pulixi

In questo romanzo che si addentra nei meandri oscuri dell’animo umano, una domanda accompagna Strega e il lettore: sono i poliziotti a dare la caccia al killer o è lui a dare la caccia a loro?

«Con un indubbio talento narrativo e grande senso del ritmo, Pulixi avviluppa il lettore in un crescendo di tensione.» – La Lettura

«La settima luna spazia, con abile eleganza, tra le varie sfumature del genere: è un giallo ma anche una mistery novel, con colpi di scena da thriller, approfondimenti psicologici e una sottotraccia noir.» – Thrillercafè

Il vicequestore Vito Strega, con le inseparabili ispettrici Eva Croce e Mara Rais, sta festeggiando la nascita della nuova unità investigativa sui crimini seriali, quando la squadra riceve la notizia che nelle paludi del Parco del Ticino è stato ritrovato il corpo di una ragazza. L’ispettrice Clara Pontecorvo, arrivata sul posto, stenta a credere ai propri occhi: la vittima ha le mani legate dietro la schiena e indossa una maschera bovina. L’istinto le dice che quel crimine potrebbe essere la riproduzione di un delitto avvenuto anni prima in Sardegna. E nessuno, meglio di Strega, Rais e Croce, conosce quel caso, che aleggia ancora nelle loro vite come un’ossessione. Ora a piede libero c’è un emulatore, che vuole i riflettori puntati su di sé… I poliziotti dovranno essere più uniti che mai, e Vito Strega, per la prima volta così vulnerabile, si troverà a fare i conti con il passato.

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Ogni cosa è fulminata. Alla ricerca delle Picicì (Piccole Cose Certe)
Di Luciana Littizzetto

I grandi comici e gli scrittori migliori hanno il potere di osservarci quando crediamo che non ci veda nessuno, mentre ci incagliamo nella vita e nei suoi inciampi. Per questo ridiamo così tanto con Luciana Littizzetto, perché ci sentiamo meno soli.

I tovagliolini dei bar che non asciugano, i cartelli stradali che ti abbandonano sul più bello, le calze che si bucano appena le metti, la paletta della scopa che lascia sempre una striscia di polvere (“la sottile linea grigia”), l’apertura impossibile del tonno in scatola, le date di scadenza illeggibili, i tubetti di pomata che appena li apri esplodono… Questo nuovo libro di Luciana Littizzetto è un (divertentissimo) manifesto sull’importanza trascurata di quelle piccole cose che potrebbero facilitarci la vita e invece ce la complicano. Un piccolo capolavoro di letteratura umoristica che diventa anche un elogio della delicatezza, della sensibilità, dell’attenzione. Contro la prepotenza, la superficialità, l’incuria. “Sarò la portavoce, l’ambasciatrice, la paladina delle micro-rotture del quotidiano, le incongruenze con le quali tutti, tutti i giorni, abbiamo a che fare. Quelle che ti fanno dire: ‘Ma perché? Ma ti sembra normale che? Non sarebbe più facile se?’. I piccoli e grandi scontri con un reale che sembra lontano dalla logica e dal buon senso. Vedrei con favore un partito che si occupasse delle cose quotidiane, che promettesse di risolvere minuzie che intossicano giorno dopo giorno il nostro tran tran abituale. Il partito delle Picicì, Piccole Cose Certe.” I grandi comici e gli scrittori migliori hanno il potere di osservarci quando crediamo che non ci veda nessuno, mentre ci incagliamo nella vita e nei suoi inciampi. Per questo ridiamo così tanto con Luciana Littizzetto, perché ci sentiamo meno soli. Luciana Littizzetto vive a Torino e di professione fa la scema.

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La prova
Di Michael Connelly

L’attesissimo romanzo della nuova serie con il Detective Stilwell, l’ultimo personaggio dell’universo Connelly

«Michael Connelly cambia rotta. Dopo trentanove romanzi, per lo più ambientati tra le strade affollate di Los Angeles, con protagonisti che hanno segnato il noir contemporaneo, fa esordire un lupo solitario – un protettore della legge, “come in un western di Gary Cooper” – che dimostra tutta la freschezza del nuovo “nato”.» – Annachiara Sacchi, La Lettura

l’hanno allontanato dalla sezione omicidi sulla terraferma. Mentre si occupa di casi locali di ubriachezza molesta e piccoli furti tipici dell’isola, il detective Stilwell riceve la segnalazione di un cadavere trovato sul fondo del porto, una sconosciuta identificabile inizialmente solo da una ciocca di capelli tinti di viola. Nel frattempo, una segnalazione di bracconaggio in una riserva protetta si trasforma in un caso pieno di violenza e pericolo, mentre Stilwell indaga sul passato losco di un pezzo grosso dell’isola. Trasgredendo ogni protocollo e giurisdizione, Stilwell lavora tenacemente su entrambi i casi. Ostacolato da un vecchio screzio con un ex collega determinato in ogni modo a mettergli i bastoni tra le ruote, Stilwell è convinto di essere l’unico che può rendere giustizia alla donna conosciuta come “Nightshade”. Ben presto, la sua indagine rivela segreti gelosamente custoditi e un cuore oscuro nell’isola serena, solo apparentemente lontana dai mali della grande città. Appassionante, ricco di atmosfera e colpi di scena, La prova lancia un nuovo personaggio nell’universo di Connelly.

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